Martedì 27 Settembre 2016 | 08:59

L'ABROGAZIONE DELLA LEGGE DI TUTELA

«Il dialetto? Va difeso, e pure finanziato»

Mezzetti, assessore regionale alla Cultura: «Il provvedimento è stato realizzato in automatico»

«Il dialetto? Va difeso, e pure finanziato»

Il poeta cervese Tolmino Baldassarri

BOLOGNA. Da Facebook alla politica al mondo della cultura: tutti contro la Regione Emilia-Romagna per la sua decisione di abrogare la Legge 45 del 7 novembre 1994, volta alla tutela e alla valorizzazione dei dialetti del territorio. Pochi giorni prima della pausa natalizia, l’assemblea regionale infatti si è dedicata… alle pulizie, cancellando oltre 90 leggi considerate inutili, o svuotate di significato o di efficacia. Fra queste, appunto, la normativa sulla tutela dei dialetti: e, apriti cielo!, il gruppo costituitosi su Facebook in polemica con il provvedimento regionale ha raccolto oltre 2000 adesioni in meno di 24 ore di attività, ma si sono alzate anche le voci di intellettuali come Eraldo Baldini, che da anni lavora sulla cultura e sulla “lingua romagnola”, con un giudizio tranchant su quella che ha definito una «scelta miope e ignorante».

L’assessore regionale alla Cultura, Massimo Mezzetti, risponde dalle colonne del nostro giornale ai duri “j’accuse…!” di queste ore: «Sono assolutamente sincero: questo provvedimento, che ha suscitato un piccolo vespaio, è stato realizzato in automatico. Periodicamente gli uffici stilano un elenco di leggi non operative e in base alle norme sulla semplificazione legislativa sfoltiscono».

Quindi nessuna “ostilità” al dialetto e alla sua valorizzazione da parte della Regione?

«Nessuna scelta politica, soltanto burocratica… Dirò di più: io stesso un po’ di tempo fa avevo indicato le leggi che giudicavo ormai inopportune ma mi ero ben guardato dal condannare la legge 45 a questa tagliola. Si vede invece che gli uffici, in un’operazione di routine, non hanno previsto le reazioni che si sono scatenate».

Che sono state tante e di segno diverso: anche l’assessore alla Cultura della Provincia di Rimini, Carlo Bulletti, insiste sul «fortissimo valore simbolico» della legge abrogata.

«È vero, ci sono norme che colpiscono i sentimenti e l’emotività di parti della nostra società. Comprendo il valore simbolico di cui si parla, anche se sono contrario a “leggi–comizio”, che proclamano ma non operano, e sono fortemente convinto del fatto che o le leggi si finanziano, o è meglio non farle. Per fare un esempio che mi riguarda: per due anni ho lavorato a una “Legge per la memoria del Novecento” a cui tenevo moltissimo. Ma quando ho capito che non era sostenibile economicamente, l’ho messa in un cassetto, senza pensarci due volte!».

Dal 1994, quando la legge 45 fu varata, che applicazioni ha avuto?

«Rispondo da un altro punto di vista: è l’assessorato che in questi anni ha operato, anche attraverso la legge 37, a favore di associazioni, centri di ricerca sul tema… Ma, voglio fare una battuta… seria: noi che operiamo nella Cultura, in mezzo alle altre mille difficoltà e ai continui tagli, siamo anche un po’ considerati come i carabinieri: quando ci siamo, ci criticano, ma quando non ci siamo, ci invocano. Ecco: gli intellettuali che oggi protestano contro l’abrogazione, perché non sono intervenuti negli anni in cui la legge esisteva ma non era operativa, per chiedere invece di renderla efficace? Senza voler fare polemiche, mi sembra che l’insurrezione avvenga proprio nel momento in cui l’oggetto della discussione viene a mancare, non quando si dovrebbe lottare per riempirlo di potenzialità. Per rispondere poi alla sua domanda, le richieste di finanziamento in questo campo sono praticamente vicine allo zero: ma questo lo ascrivo a merito delle associazioni e di quanti fanno ricerca nel settore, che agiscono con le proprie risorse, senza gravare sull’amministrazione».

Finora era l’Istituto beni culturali a gestire questa partita: cosa succede adesso?

«Nella fattispecie, nulla: l’Ibc pesca nelle sue risorse complessive per sostenere iniziative nel settore dato che non ha un capitolo specifico in merito, come del resto non ce l’aveva la Regione. E i finanziamenti necessari verranno tratti ancora dai capitoli generali: cosa che del resto abbiamo fatto in questi anni».

E sarà una situazione definitiva? Detta così, la gestione futura in assenza della legge sembra molto fluida, e pare dare ragione alle paure di chi teme che il vostro sia un colpo di spugna destinato a creare solo un vuoto.

«La Regione, nel corso del 2014, dovrà assumere quelle competenze finora gestite insieme a noi dalle Province, che sono in via di abolizione. Anche per la Cultura quindi dovremo fare nuovi piani triennali reintroducendo questo tema ma dandogli, e finalmente, una operatività finanziaria. Ecco, se errore c’è stato, è stato quello di abrogare la legge troppo presto, prima della riorganizzazione, lasciando, è vero, un vuoto temporaneo, che forse da alcuni è stato male interpretato».

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