Martedì 06 Dicembre 2016 | 06:43

BIENNALE DEL DISEGNO

Hugo Pratt, il viaggiatore che ha lasciato il segno

Egisto Quinti Seriacopi racconta la mostra sul "padre" di Corto Maltese

 Hugo Pratt, il viaggiatore che ha lasciato il segno

 

RIMINI. Trait d’union delle quattro mostre della Biennale disegno a Castel Sismondo, il viaggio della mente o le scenografiche visioni di un altrove. La soglia non può che essere Hugo Pratt, il segno dell’avventura. Una ricchezza di segni e sogni tale da far capire come Umberto Eco abbia affermato: «Quando ho voglia di rilassarmi leggo un saggio di Engels, se invece desidero impegnarmi leggo Corto Maltese». Ne parliamo con il curatore della mostra Egisto Quinti Seriacopi, che è un po’ Corto Maltese anche lui.

Seriacopi, può guidarci nel percorso espositivo?

«L’idea era quella di un viaggio nel mondo artistico, narrativo e immaginario del Maestro di Malamocco, emozionante per gli appassionati e in grado di coinvolgere chi ancora non lo conosce. Le opere esposte sono centotrenta, una selezione di tavole, strisce e acquarelli, tecnica largamente congeniale a Hugo Pratt. Senza escludere le sue straordinarie serigrafie, iniziate con una prima serie di 12 soggetti, nel 1967, dal titolo Brr… Brrr! The British winter’s grenadiers. In quegli anni in America era esplosa la Pop Art, e non si parlava d’altro che di Andy Warhol e Roy Lichtenstein. Secondo Pratt, molto era stato preso dai comics, per cui aveva voluto percorrere il cammino inverso: partire dai comics per arrivare alla pittura. Noi abbiamo esposto le serie Corto Maltese e Tango. Importantissime anche per comprendere come Pratt amasse cimentarsi con tutti gli strumenti grafici a sua disposizione. E in tutti il suo è un segno distinto e riconoscibile sia nella forma che nel contenuto, uno stile “Hugo Pratt”».

Traccerebbe un breve ritratto di Hugo Pratt, riminese per nascita, veneziano per infanzia e cosmopolita per vocazione?

«Riminese sì, ma “per caso”, come diceva amabilmente. Si riteneva veneto, e Venezia era nel suo cuore e nella sua fantasia di narratore. E Venezia diventò anche punto di riferimento per il suo personaggio principe, Corto Maltese, dandogli la possibilità di raccontarne misteri e magie. E poi Hugo era un grande viaggiatore e un altrettanto grande lettore. Leggendaria la sua biblioteca dedicata alla storia dei popoli, al costume e ai viaggi, divisa per nazioni e multilingue. In questo suo girovagare fisico e letterario già a 14 anni si trovava in Somalia e aveva scoperto i libri di James Oliver Curwood, il cantore del Grande Nord, Zane Grey, autore di romanzi e racconti che idealizzavano il vecchio West, e Kenneth Roberts. Scoprì anche i fumetti d’avventura americani, e sarà la lettura di Terry e i Pirati, una delle tante meravigliose creature di Milton Caniff, ad affascinarlo in particolar modo. Tanto da far nascere in lui la determinazione a diventare, da grande, un autore di fumetti».

Tra i personaggi da lui creati, la cui cifra narrativa è l’avventura, il più noto è senz’altro Corto Maltese… quando nasce?

«Nel luglio 1967, sul primo numero d’una rivista dal titolo “Sergente Kirk”, esce Una ballata del mare salato. Corto Maltese è uno dei personaggi. Sono anni di grande fermento per l’editoria a fumetti. Nell’aprile del 1965 aveva visto la luce “Linus”, rivista “colta”, nata dalla passione di Umberto Eco, Giovanni Gandini, Elio Vittorini e Oreste Del Buono; nel 1968 ecco Diabolik, di Angela e Luciana Giussani… Corto Maltese compare legato a una zattera, barba lunga e pettorali esposti al sole cocente dell’Oceano Pacifico, sul catamarano capitanato da Rasputin. Che si rivela già un “maledetto buffone!”, come lo definisce Corto. Ma non è poi quella persona malvagia che sembra. Ed è su questo scambio di ruoli, tra il bene e il male, che si gioca il primo periodo delle storie di questo personaggio, quel ciclo veneziano che porterà Corto dentro altri percorsi narrativi, in alcuni casi ermetici e ridondanti di riferimenti letterari. Fino a un ritorno in Argentina, nella terra e nei luoghi vissuti dallo stesso Hugo Pratt per oltre un decennio, come se nell’autore ci fosse la nostalgia di un ritorno al passato…». Ingresso 5 euro.

Orario: martedì-venerdì: 16 -22.30Sabato-domenica: 10-23 Chiuso lunedì non festivo

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