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UN PARTIGIANO A SCUOLA

La Resistenza che resiste

Il film e l'impegno del bagnacavallese Ghigo Alberani

La Resistenza che resiste

BAGNACAVALLO. La proiezione lo scorso 23 aprile, in collaborazione con l’Anpi, di Un partigiano a scuola, film documentario dell’attore e regista bagnacavallese Ghigo Alberani su Mario Giacomoni (1924-1984), partigiano e sindaco di Bagnacavallo dal 1969 al 1978, ha costituito l’evento centrale delle celebrazioni per la Resistenza. Un film giunto al culmine di una lunga e attiva militanza politica.

Era l’ultimo appuntamento della rassegna “Qua & Là 2014”, nell’attivo centro culturale della Bottega Matteotti, questo vero e proprio viaggio nella storia e nella memoria bagnacavallese a cura di Alberani, che a Milano poi a Roma ha lavorato come assistente alla regia, regista e attore in film di Bellocchio (Nel nome del padre, L’ora di religione), Scola (La terrazza), Montaldo (Giordano Bruno). Lunga la sua collaborazione con la Rai per cui ha prodotto 35 documentari.

Alberani, com’è nato questo viaggio nella storia e nella memoria bagnacavallese?

‹‹Il documentario, in pellicola 16 mm, faceva parte di una serie di documentari, 8 in tutto, sul rapporto “anziani-giovani” girato l’allora Dipartimento Scuola e Educazione della Rai».

Come si insegnano i valori della Resistenza ai giovani, anche attraverso la cinematografia?

‹‹Raccontare la cronaca di quegli anni divenuta storia ai giovanissimi è importante perché ridiventa cosa viva e credibile››.

Un richiamo ideale sempre vivo. Alberani è stato fondatore negli anni Sessanta insieme a Mauro Rostagno dell’associazione “Nuova Resistenza” che riuniva operai e studenti di varia estrazione politica.

‹‹Vivevamo in una specie di comune, studenti alla Bocconi perché non eravamo stati accolti alla Cattolica. Poi andai a Londra e al ritorno non rividi più Rostagno, poi scomparso, che si era trasferito a Trento. Organizzavamo convegni politici, letterari, e Rostagno venne anche a Bagnacavallo a parlare del poeta Evtusenko. Volli realizzare un film sul ’68 e ne parlai anche a Bellocchio, che però si curava poco di politica. Lo girai ma a causa di problemi con la produzione non uscì. Partecipai solo ad alcune rassegne, dove venni criticato perché gli avevo dato un taglio “operaista”. Ora l’ho passato a quelli di “Fuori orario” di Rai3 . Ma ho intenzione di realizzare un altro film di taglio politico, ambientato al sud››.

Qual è stato l’insegnamento di un cinema di impegno civile, appreso lavorando con registi come Bellocchio, Scola, Montaldo?

‹‹Negli anni in cui collaborai con questi registi, non c’era quasi una cinematografia di impegno civile che venisse da una militanza politica vissuta. Mi vengono in mente solo alcuni esempi, come Cristo si è fermato a Eboli di Rosi, o il Fortini di Allarmi siam fascisti!

 

 

 

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