Sabato 01 Ottobre 2016 | 10:41

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SALVATORE GIANNELLA L'INTERVISTA

«Ritroviamo le opere scomparse»

Il giornalista: «Anche in Romagna con la guerra ne sono sparite tante»

«Ritroviamo le opere scomparse»

LUGO. L’arca dell’arte. Un libro da leggere come un romanzo fatto di tante storie emozionanti e vere: il salvataggio delle opere d'arte in tempo di guerra. Come la storia di Pasquale Rotondi che, nel Montefeltro, salvò i principali capolavori d'arte durante la Seconda guerra mondiale, raccolti nella rocca di Sassocorvaro.

Una vicenda che sarà raccontata insieme a molte altre il 28 aprile alle 21, per il Caffè letterario all’Ala d’oro, dal giornalista Salvatore Giannella, già direttore de L’Europeo, Genius, Airone, che in anteprima nazionale presenterà il suo ultimo saggio Operazione salvataggio. Gli eroi sconosciuti che hanno salvato l’arte dalle guerre (Chiarelettere). Introdurrà la serata Carmine Della Corte.

Giannella, come si articola questo suo libro con al centro la “grande bellezza” salvata?

‹‹Il libro parla di un’altra guerra, quella di eroi sconosciuti che rischiando la vita hanno salvato migliaia di opere d’arte, l’anima dei Paesi. Le loro storie incredibili, che riguardano la Seconda guerra mondiale in Italia, la guerra civile spagnola ma anche conflitti più recenti, dall’ex Jugoslavia all’Afghanistan, alla Siria, le ho ricostruite dettagliatamente, raccogliendole in mezzo mondo, in un affresco emozionante e inatteso, che ha un orizzonte molto più ampio del lodevole film di George Clooney “Monuments men”››.

È la prima volta che affronta questi argomenti?

‹‹Ci lavoro da quasi vent’anni. In passato ho raccontato in un libro (L’arca dell’arte) e in un film per la Rai (La lista di Pasquale Rotondi), pluripremiato nei festival di mezzo mondo e presentato nel 2009 da Giovanni Minoli persino in una serata a Hollywood, le gesta del principale dei salvatori dell’arte italiana. Ci vorrebbero altri film per raccontare le gesta dei tanti eroi sconosciuti – italiani, svizzeri, spagnoli e persino tedeschi più devoti all’arte che al Führer – che con pochi mezzi e spesso in condizioni disperate sono riusciti a salvare un patrimonio che altrimenti non avremmo mai più rivisto: ancora oggi, ricordiamolo, 1.653 pezzi sottratti all’Italia dai nazisti si trovano all’estero. Tante storie che arrivano fino ai giorni nostri, nuove testimonianze che, anche attraverso 170 opere degli artisti dell’Olocausto, che nel mio libro vengono proposte per la prima volta in un inserto a colori, raccontano una realtà da non dimenticare››.

In quale modo la candidatura di Ravenna 2019 a capitale europea della cultura può offrire importanti opportunità per il recupero del patrimonio artistico romagnolo?

‹‹Io sono un divulgatore e in questa veste credo di poter dare un contributo facendo conoscere ai romagnoli questa realtà ancora troppo in ombra: e cioè che moltissime opere, trafugate da reparti nazisti in Romagna tra il settembre 1944 e l’aprile 1945, sono ancora “prigioniere di guerra”. Opere che provenivano, per rimanere al solo territorio della Romagna, da Brisighella (Villa Ugolina), da Cantone di Cotignola (Villa Strocchi), Casola Valsenio (il Ritratto di Ludovico Ariosto di ignoto, attribuito da Gronau addirittura al grande Tiziano, dalla collezione Oriani in Villa Cardella, da Faenza (collezione conte Luigi Zauli Naldi e Pinacoteca civica) e da Forlì (Palazzo Paolucci de’ Calboli e Pinacoteca comunale). Sarebbe bello che per il 2019 queste opere dimenticate venissero ostinatamente presentate nelle biblioteche pubbliche per alimentare il desiderio di ritrovarle, e poi ricercate dalle competenti autorità e infine riportate a casa››.

Lei recentemente ha citato il nome del compianto bibliotecario Luigi Malkowski (1953-2003), diffondendo il suo auspicio perché la biblioteca dove lavorava (la Classense di Ravenna, leader nei prestiti in Italia) diventasse «un’officina culturale, attiva, capace di suscitare nuovi stimoli e nuovi interessi»…

‹‹La visione attualissima di Malkowski era quella di un utopista concreto e sarebbe bello che, nel suo nome, fosse varata un’iniziativa a Ravenna per valorizzare le biblioteche e i loro spesso oscuri ma sempre dinamici operatori culturali. In passato avevo lanciato, proprio a Ravenna, l’idea di un premio Malkowski dedicato ai guardiani e promotori della memoria, a quei bibliotecari (in Emilia-Romagna, in Italia e in Europa) protagonisti delle storie più affascinanti dell’anno: quelli che hanno promosso la parola scritta; che hanno scoperto inediti d’autore; che hanno dato vita a vecchie memorie... Chissà che, in vista di Ravenna 2019, a qualcuno del comitato non venga la curiosità di riprendere in mano quella proposta. A un’iniziativa del genere volentieri darei una mano››.

Come si suscita, specie nei giovani, la «voglia di cambiare sulle strade del bello e dell’utile nella nostra Europa»?

‹‹Un giorno nel Magazzino del sale di Cervia portai dieci sindaci di villaggi ideali europei a raccontare le loro ricette virtuose e anticipatrici. Nel mondo degli animali è fondamentale la buona emulazione. Ecco, con questo proposito, trasmettere il sapere delle soluzioni, allargare l’area della risorsa chiave di oggi, la conoscenza delle eccellenze…››.

 

 

 

 

 

 

 

 

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