Lunedì 05 Dicembre 2016 | 05:28

IL PORTATORE D'ARPA

Luigi Berardi, i paesaggi sonori dell'anima

Foto, video, reperti strumentali in mostra al Museo Natura di Sant'Alberto di Ravenna

Luigi Berardi, i paesaggi sonori dell'anima

 

RAVENNA. Venti anni di ricerca ed evoluzione di un’arte Land, che sulla scia di Joseph Beuys e John Cage, ha spinto l’artista ad abitare e ascoltare, “assonare” diversi luoghi nel mondo, nella retrospettiva aperta il 19 aprile e dedicata fino al 4 maggio a Luigi Berardi, un portatore d’arpa nel paesaggio sonoro. Scenario il Museo Natura (via Rivaletto 25) di Sant’Alberto di Ravenna. Una mostra, si legge nell’introduzione, che è come la costante tensione di un “cammino” per ripercorrere, attraverso foto, video, reperti strumentali e sonori, i passi “ancestrali” dell’artista. Cammini che hanno avuto scenari come la Cina della grande Muraglia. O come il fiume Reno a Sant’Alberto, le sue rive, le golene, le acque. Le storie dimenticate e la gente di un paese che si vuole conoscere, che sono stati “l’anima amante” del progetto “paesaggio sonoro”.

L’evento ospiterà inoltre Luigi Berardi, armonie dal vento, ovvero un’installazione site specific delle celebri arpe eolie di sua creazione, “E-vento” dall’alba al tramonto sull’argine destro fiume Reno (25 aprile), e il 27 aprile “Eolonda”, concerto per organo marino e-vento alla foce del fiume Lamone di Casal Borsetti-Marina Romea.

Berardi, com’è nata la rivelazione di questo suo mondo sonoro compenetrato all’ambiente?

«La mostra è un momento di riflessione anche per me, perché voglio proprio recuperare la memoria della natura e dei luoghi, dell’ultima volta in cui sono stati visti, si è sentito la stesso vento, si è vissuta la stessa stagione. È una conoscenza che si deve perpetuare. Esistono altre società che sanno riconoscere la natura. Per noi invece l’acqua è imbottigliata, il cibo sempre a disposizione, e abbiamo con la natura un rapporto che non è di vera conoscenza . La natura non è ricerca di un benessere momentaneo, o un modo per non sentirsi in colpa, inventandosi protettori della natura, ma è un modo di essere, di vivere››.

Perché la sua viene definita una forma di “ecologia uditiva”?

«È un tentativo di usare l’arte per recuperare una consapevolezza culturale, sensoriale, sociale. Un lavoro performativa ma con un taglio ecologico ed educativo, e una modalità per attivare una relazione, libera di fluire in un contesto d’arte. Una dimensione di libertà che nasce da un muoversi consapevole nella natura. Non come in certe esperienze di “land art”, asettiche , ma la scelta di un luogo per averne un contatto diretto, una connessione, con una coscienza della natura quasi come quella che si aveva nei tempi antichi».

Perché nel 2002 ha trasferito il suo laboratorio d’arte a Sant’Alberto, nel Parco del delta del Po, dove acqua, terra e vento, da sempre creatori di paesaggi, diventano gli elementi naturali di evoluzione della sua ricerca artistica?

«Dentro questa dimensione culturale e mentale con cui rappresentavo il paesaggio, appresa dall’incontro con Cage e altri maestri, ho capito che la mia vita, la mia tensione d’arte, doveva essere il mio lavoro. Un tempo immerso in questa dimensione di acqua e terra, confine di valli, senza confini. Luce, acqua, vento sono armonie precise, suoni da decifrare, in cui mi immergo per giorni. Producono le note che ci stanno attorno, sono l’udibile, il sensibile del paesaggio, fatto anche dell’attesa, della sospensione che avvolge la terra››.

Info: 338 3633869Apertura: giovedì, venerdì, sabato, domenica e festivi: 9.30-13/14-18 martedì e mercoledì: 9.30-13

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