Domenica 04 Dicembre 2016 | 15:13

L'ARTISTA

Teodorani, poeta della luce e del colore

La sua pittura, fra natura e sentimento, nasce nel silenzio indotto dalla malattia

Teodorani, poeta della luce e del colore

Quest’anno cade il bimillenario della morte di Augusto avvenuta a Nola il 19 agosto del 14. Nello stesso anno iniziano, per suo volere, i lavori per la costruzione del ponte romano di Rimini.

Monsignor Giuseppe Gualandi con il fratello Don Cesare inizia ad interessarsi dei sordi nel 1849 a Bologna, dove l’anno successivo avviano la scuola che in breve tempo, diventa il celebre Istituto Gualandi. Dalla sede bolognese gli Istituti Gualandi per i sordomuti si diffondono a Firenze, Roma e a Giulianova e buona parte delle persone affette da questa grave menomazione in Italia, sono educati in queste strutture.

Fortunato Teodorani (Cesena 1888 – 1960), vittima a quattro anni di un sordomutismo acquisito che lo relega in un mondo di silenzio che gli preclude la possibilità di comunicare efficacemente con gli altri, grazie al mecenatismo della principessa Strozzi-Centurione è ospite della sede fiorentina dell’Istituto dal 1905 al 1912. Negli anni del convitto il giovane Teodorani sviluppa un talento innato per il disegno e la pittura grazie agli insegnamenti del fiorentino Giuseppe Cassioli insegnante dell’Istituto e artista ben conosciuto a livello nazionale.

Al rientro a Cesena, Fortunato lavora con grande impegno eseguendo molti ritratti, scene di genere e paesaggi. Intensifica i rapporti con Sandrino Bagioli, pittore, cartellonista e scenografo, esponente di spicco dell’arte cesenate del tempo, con il quale è già in contatto dai tempi di Firenze. L’amicizia di Bagioli si rivela fondamentale per il giovane che viene stimolato a partecipare a mostre e concorsi e ne facilita l’accesso nell’ambiente artistico romagnolo. La figura di Teodorani, nei suoi aspetti umani e artistici, emerge nella sua completezza nell’elegante rivista “Confini” edita da “Il Ponte Vecchio” di Cesena, che gli dedica tre fascicoli in occasione del cinquantesimo anniversario dalla morte, con gli articoli dei nipoti Lidia e Giampiero, Pietro Castagnoli e Orlando Piraccini, corredati di una splendida iconografia. La sua è una pittura che nasce nel silenzio indotto dalla malattia e si arricchisce progressivamente fino a diventare un meraviglioso sistema di comunicazione con gli altri.

Cesena gli dedica una prima mostra nel 1979 curata da Romano Pieri e una seconda dopo dieci anni in occasione del centenario della nascita, allestita da Orlando Piraccini. Quest’ultimo, nello stesso anno, promuove l’esposizione “Mare dipinto” a Cesenatico accostandogli il “collega” Osvaldo Piraccini e nel 1994, lo inserisce con altri artisti cesenati nella rassegna Cesena dipinta, scorci e vedute. Le opere di Teodorani mettono bene in risalto il trasporto e la passione che il pittore prova per la natura e le cose che fanno parte della sua vita e nelle quali trasfonde tutto il suo amore. Uno dei suoi temi più conosciuti e di maggior successo, sono le Tavole Romagnole, un ciclo di composizioni con i tipici mangiari di Romagna come quella dipinta nel ’31 per il famoso Ristorante Casali di Cesena.

Già a partire dagli anni Venti per integrare le sue finanze si dedica alla decorazione di edifici civili come palazzo Locatelli a Cesena e di quelli religiosi per i quali la sua arte è più richiesta. Lavora a Roma, a Cattolica, nella chiesa di San Pio V nel 1928 e nel 1940, in numerosi paesi della Valconca e della Valmarecchia, a Cesena ed anche a Rimini nel 1941, nella chiesa di San Nicolò al Porto distrutta dai bombardamenti del ’44.

Nel 1998 Cattolica gli dedica la mostra Fortunato Teodorani (1888-1960). Arte sacra e impressioni dal vero curata da Annamaria Bernucci e Orlando Piraccini. Nel catalogo (CCP, Cattolica, 1999), la curatrice mette in evidenza come le decorazioni ecclesiali di Teodorani, che definisce «l’ultimo frescante», siano caratterizzate da quella «vena naturalistica» già presente nei suoi quadri, «declinata alla matrice liberty della sua formazione» che lo porta a esprimere una sacralità serena e pacata, non priva di ingenuità che ne risalta il fine consolatorio voluto dall’artista. Riprendendo le parole di Piraccini: l’augurio è che Fortunato Teodorani, poeta della luce e del colore, fra natura e sentimento, sia presto completamente svelato. (s.s.)

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