Venerdì 09 Dicembre 2016 | 12:30

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RUSSI

"Svenimenti", tutta la leggerezza di Cechov

Le Belle Bandiere questa sera in anteprima al teatro Comunale con il nuovo spettacolo

"Svenimenti", tutta la leggerezza di Cechov

 

RUSSI. Pirandello, Goldoni, Shakespeare, Molière, eppoi Ibsen, Pinter, Ionesco… sono moltissimi i grandi autori indagati dalle Belle Bandiere in vent’anni di produzioni, riflessioni, riscritture. E ora, con il nuovo spettacolo, Svenimenti, in scena questa sera in anteprima al teatro Comunale di Russi, è il momento di Anton Cechov. A cui Elena Bucci e Marco Sgrosso, in scena con Gaetano Colella (storico collaboratore della compagnia), si accostano per la prima volta secondo quella modalità che tanto spesso caratterizza i loro lavori: guardando oltre la singola opera, cogliendo le intime connessioni tra la vita dell’autore e la sua scrittura, scoprendo legami insospettati o azzardando nuove chiavi di lettura. Giungendo così ad una sorta di opera “aperta” in cui, toccando i più diversi aspetti della sua scrittura, scorgere un vero e proprio ritratto dell’autore, e tracciare un percorso attraverso i suoi processi creativi.

«In effetti – ci raccontano in una pausa dalle prove Bucci e Sgrosso, che curano anche l’elaborazione drammaturgica e la regia – ci è sembrato naturale attingere da tutta quella che è la produzione di Cechov: dagli atti unici, ma anche dai moltissimi racconti umoristici, tanto acuti da eludere le strette maglie della censura del tempo, e dalle sue lettere, senza però arrivare alle opere teatrali “maggiori”, i cui personaggi comunque si intravedono in tutti i suoi scritti. Perché ciò che affascina in questo grande autore è proprio l’inestricabile legame tra la quotidianità del vissuto, testimoniato appunto dalle lettere, quelle scritte ogni giorno alla moglie come quelle indirizzate a tanti altri, e la folla di personaggi, di situazioni e ambienti che abitano la sua scrittura. Testi in cui emerge un’impressionante capacità di penetrazione della realtà: quadri di vita colti sia tra le classi più agiate che tra i popolani delle più remote province, vere e proprie finestre aperte sulla Russia della sua epoca».

E gli “svenimenti” del titolo a cosa rimandano?

«All’ultima opera messa in scena da Mejerchol’d, dedicata a tre atti unici di Cechov e intitolata Trentatré svenimenti. Lo “svenimento” è quel momento di conflagrazione delle emozioni e di perdita del controllo di sé in cui si rompono le convenzioni. E Cechov, come scrive Franco Malcovati (traduttore di molti dei suoi testi), “da medico esperto com’era, inventa per ogni personaggio un malore, un mancamento, uno svenimento diverso. Ne aumenta o diminuisce l’intensità a seconda delle situazioni e dei personaggi coinvolti, li prepara con esattezza clinica: sudori, palpitazioni, gemiti, sospiri, esclamazioni, sfuriate, aggressioni verbali e fisiche”. E lo fa con un ritmo tale da raggiungere quella leggerezza e quella comicità da vaudeville che sono alla base di tutta la sua opera».

Ma il pubblico, in realtà, è solito pensare a Cechov come ad un autore malinconico.

«Questo è certo anche il frutto della tradizione interpretativa italiana, improntata ad una malinconia nera. Ma a ben guardare i suoi personaggi sono sempre animati da una grande vitalità e la malinconia cechoviana è sempre leggera, affettuosa. Così come le sue opere sono sempre intrise di umorismo, secondo quel raffinato meccanismo per cui l’autore partecipa dell’azione riuscendo al tempo stesso a prenderne le distanze, con sguardo appunto profondo e lieve».

Quell’umorismo che emerge nei tre atti unici scelti da Bucci e Sgrosso – Fa male il tabacco, La domanda di matrimonio e L’orso – che, intrecciati alle figure che popolarono la vita di Cechov, l’ingombrante famiglia d’origine e, soprattutto, la moglie Olga, restituiscono al pubblico un inedito e imperdibile affresco cechoviano.

Lo spettacolo inizia alle 20.45.

Info: 0544 587641www.comune.russi.ra.it

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