Lunedì 05 Dicembre 2016 | 05:28

IL LIBRO

Silvia Avallone e la grande Bellezza dei piccoli eroi del quotidiano

Silvia Avallone e la grande Bellezza dei piccoli eroi del quotidiano

LUGO. Bruciare d’amore per la Bellezza, di Marina Bellezza, nuovo romanzo di Silvia Avallone edito da Rizzoli, che l’affermata autrice di Acciaio, libro d’esordio tradotto in 22 lingue e diventato anche film di successo, presenterà domani alle 21 all’Ala d’oro per il Caffè letterario. Introdurrà Matteo Fantuzzi.

Non un libro sulla crisi, ma che parla della crisi per raccontare l’Italia di questi giorni. Lo stallo sociale ed economico serve a ritagliare i personaggi, a farli staccare dal fondo per definirli, con la protagonista («un po’ Rihanna, un po’ Britney Spears»), con una storia familiare dolorosa: una madre che si addormenta ubriaca nei locali e un padre sfuggente. La storia di una generazione, si legge nelle note di copertina, «tagliata fuori da tutto, nata al momento sbagliato nel posto sbagliato, che decide di prendere a calci la sorte e ritirarsi sul confine, tornare indietro e disobbedire».

Silvia Avallone, il titolo del suo romanzo fa ricordare il film La grande bellezza premiato con l’Oscar. Alla stessa maniera vorrei chiederle: si può ancora in questo Paese avvampare, bruciare d’amore per la Bellezza, quella con la B maiuscola, come nella storia di Marina?

‹‹Credo non sia un caso il fatto che questa parola, “bellezza”, sia sempre più ricorrente. Credo che ci sia un grande desiderio di riappropriarci del suo significato, quello più autentico, per riappropriarci anche di tutte le bellezze del nostro Paese: quelle risorse culturali, paesaggistiche, umane, che per troppo tempo sono state svilite, inquinate, inutilizzate. È una sfida che non dobbiamo perdere, perché ha a che vedere con il futuro che possiamo costruire qui, non altrove. “Bellezza” è nel mio romanzo il cognome di Marina, la protagonista, ma è anche il cognome dell’Italia: quella che i miei pionieri immaginari, e i miei coetanei reali, intendono non lasciare. Ma, al contrario, riconquistare e ricostruire››.

Un libro, si legge nelle note di presentazione, per raccontare, per provare a capire l’Italia di oggi…

‹‹Sentivo l’urgenza di una reazione alla crisi e alla disillusione che stiamo vivendo. Una rabbia costruttiva, una volontà tenace di «non lasciarci portare via il futuro» – per citare le parole di papa Francesco. Per questo i protagonisti del romanzo sono ragazzi di vent’anni, piccoli eroi del quotidiano che, in un momento in cui sembra quasi ovvio che i sogni si possano realizzare solo altrove, via dall’Italia, decidono di restare, e addirittura di tornare nella loro provincia d’origine. Senza demordere, senza abbandonare i propri sogni: progetti controcorrente, inediti, come quelli di Andrea e di Elsa; o ambizioni figlie degli ultimi decenni, come quelle di Marina. In ogni caso, ci tenevo a raccontare la tenacia e le risorse di una generazione che troppo spesso non viene ascoltata››.

Anche una sorta di “epopea delle crisi”, si direbbe, con echi molto americani.

‹‹Il trovarsi di fronte a una strada in salita, il non avere tutto subito o tutto facile, permette di tirar fuori un coraggio e una creatività da pionieri, come quelli del mito della frontiera, dell’antico Far West. Ho voluto utilizzare questa metafora americana per dar luce al significato inedito che possono avere le nostre province segnate dalla crisi: non terre da cui fuggire, ma di cui riappropriarsi. Con spirito nuovo, con nuove idee. È quello che con coraggio portano avanti molti miei coetanei anche nella realtà. Infine, desideravo dare un respiro epico alla provincia italiana, e in particolare a quella dove sono nata e cresciuta: il Biellese. Raccontarlo non come luogo “provinciale”, ma come terra vasta, di libertà e di frontiera, dov’è possibile reinventarsi, immaginarsi diversi da come siamo stati››.

Del programma televisivo “Masterpiece”, primo talent show per aspiranti scrittori allora ai nastri di partenza, scriveva di esserne curiosa e senza pregiudizi… Che idea si è fatta poi?

‹‹Mi sono molto divertita partecipando in qualità di ospite, e ho solidarizzato con i concorrenti: ricordo bene il mio desiderio di pubblicare il primo romanzo, di far arrivare quella storia ai lettori. Quindi mi sono immedesimata, sentita loro vicina. Credo poi che, in un Paese che legge così poco, sia importante avvicinare le persone ai libri, e far capire anche quanto lavoro ci sia dietro alla scrittura. Inviare il messaggio che la letteratura non è qualcosa di separato dalla nostra vita, dal nostro mondo. Anzi, al contrario. Nessuno mi toglierà mai la certezza che leggere è la strada maestra per diventare persone e cittadini davvero liberi di agire e di pensare, davvero solidali, curiosi, interessati alla realtà di cui facciamo parte››.

Com’è stata, invece, l’esperienza di “giurata di qualità” al Festival di Sanremo?

‹‹Un’esperienza che non potrò dimenticare. La sorpresa di essere chiamata a far parte della giuria di qualità è stata grande, non me lo sarei mai aspettato. Varcare la soglia dell’Ariston era il grande sogno di Marina Bellezza: andarci è stato come realizzarlo per lei››.

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