Sabato 03 Dicembre 2016 | 20:40

L'INTERVISTA

Gli Interiors di Corzani sono "Liquid"

Il nuovo disco della band è un connubio di opposti, un viaggio di vibrazioni e dicotomie sorprendenti e imprevedibili

Gli Interiors di Corzani sono "Liquid"

Imput elettronici e analogici, percussioni diluite con il violino di Erica Scherl, dualismi imprevisti e imprevedibili e soprattutto manciate di groove denso e distorto. E poi ancora impressioni dub, sfumature etniche, improvvise svolte jazz.

“Liquid” il nuovo disco degli Interiors di Valerio Corzani (Mau Mau, Mazapegul, Daunbailò Gli Ex, Corzani Airlines con Erica Scherl (Alboreo, Gohatto, Violongeria) è un connubio di opposti, un viaggio di vibrazioni e dicotomie sorprendenti dentro e attraverso gli universi del mondo. Ma è anche e soprattutto un viaggio interiore evocato dalla dimensione onirica di questo lavoro. “Arredamenti sonori per ambienti” in continua evoluzione dove si miscelano, basso semiacustico, basso tinozza, percussioni, laptop e Iphone di Corzani e violino, effetti e loop di Erica Scherl.

Il lavoro è stato accolto con entusiasmo anche nell’ambito di Festival prestigiosi quali per esempio Lugo Contemporanea (Ravenna), Adriatico Mediterraneo (Ancona), Leggere la città (Pistoia), mob (Bologna), Looped (Pisa), Nuovo Cinema Palazzo (Roma) ecc…

Corzani, come nasce questo progetto?

«Il progetto ideato e concepito insieme a Erica Scherl, arriva da un’esigenza che stavo iniziando ad affrontare da un po’, di rapportarmi con l’elettronica. Erica ha un retaggio classico come background, ma ha avuto a che fare con elettronica quasi estreme. E anche io mi ci sono avvicinato da un po’».

Perché “Liquid?”

«Liquid è un titolo che scorre, come del resto tutto il cd, su doppi binari. Tutto il lavoro vuole giocare sul doppio binario di questo termine. In primis si riferisce all’acqua, ci sono infatti brani dedicati all’acqua. Ma anche alla possibilità di ascolto della cosiddetta musica liquida. Anche l’immagine di copertina è una foto “liquida”, un’immagine di fondamenta di una calla veneziana. Sembra una foto marziana, in realtà è Venezia».

Il disco lo definirebbe un punto di incontro di contrasti?

«È un incrocio di opposti. Ci sono le percussioni e allo stesso tempo il basso tinozza che è uno strumento super acustico. Io suono molto utilizzando una tecnologia pret a porter. Abbiamo lavorato tanto col pc per far nascere questo lavoro. E questo oltre ad essere stata un’esperienza molto veloce e molto poco stressante ci ha permesso di giocare con coppie di elementi inconsuete».

Musicalmente dunque, un contenitore di opposti che si attraggono?

«C’è spazio per il dub, il dub step l’hip hop, ma anche per la spoken poetry una tecnica di parlato musicale che però non è rap. Anche se il vero collante di tutto resta il groove. Che non è mai efferato dal punto di vista della velocità, anzi è un groove rallentato, sospeso, un po’ distorto. Spesso poi nel disco entrano influenze che hanno a che fare con musica etnica. Perché è qualcosa che ci appartiene. Erica ad esempio suona in svariati gruppi di flamenco e sono ben felice che questo background entri nel nostro percorso musicale».

Siete già al lavoro per il prossimo progetto?

«Siamo già alle prese con pezzi nuovi che inseriamo nei concerti. Siamo un combo molto agile viso che siamo in due. Abbiamo riscosso buoni feedback dal punto di vista dei live. Anche i festival ci hanno dato subito fiducia».

I vostri live sono anche molto suggestivi.

«Dal vivo entra in gioco anche una componente visiva. Abbiamo alle nostre spalle i super 8 di Derek Jarman. L’idea era quella di avere un video per ogni brano. Alcuni li abbiamo realizzati noi, per altri abbiamo chiesto il supporto di altri artisti in particolare di Roberto Angioni di Torino. Alcuni sono fatti con l’iPhone, con tecnica lo-fi. Quando suono l’ iPhone comunque non mi sento di giocare, sono un suonatore a tutti gli effetti».

Il disco è una sorta di viaggio soprattutto interiore?

«Inizialmente il titolo pensato per il disco era proprio Arredamenti sonori per ambienti. Già il concetto di Interiors rimanda un po’ a questi arredamenti sonori intesi anche come pareti dell’anima. Il viaggio, infatti, segue traiettorie che passano anche dentro di noi. Ancora una volta siamo di fronte al gioco dei contrasti. Facciamo leva sul concetto di interno, ma il disco è legato anche a qualcosa di ultra-esterno. A volte viene chiamata in causa persino la fantascienza sia per quel che riguarda la musica sia per quel che concerne le immagini relative agli ambienti, terrestri, ma che potrebbero sembrare di altri mondi. Fantascienza poi implica un discorso tecnologia di cui noi facciamo largo uso».

Gli Interiors si esibiranno il 16 marzo a Castiglione del Lago e il 27 marzo a Bologna.

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