Domenica 25 Settembre 2016 | 02:17

IL TOUR

Con Elisa anche la Costituzione è rock

Due ore e 45 di musica per 33 canzoni: in tanti al 105 Stadium di Rimini per la data zero

Con Elisa anche la Costituzione è rock
 

RIMINI. Elisa torna sul palco dopo quattro anni e lo fa riempiendo di colori, luci e immagini l’enorme palco del suo L’anima vola tour: due ore e 45 di musica per 33 canzoni, un vero tour de force.

Dal 105 Stadium di Rimini mercoledì sera ha preso il volo la nuova tournée che partirà ufficialmente stasera da Conegliano.

L’artista si presenta sul lungo e ampio palco che ricorda una doppia T, in forma smagliante dopo la nascita, a maggio, del secondo figlio Sebastian. Il primo dei tanti look che sfoggia è pantalone viola con maglia in tinta che lascia scoperta la pancia: uno smacco alla scaramanzia che non le porta sfortuna, visto come viene accolta dal pubblico.

Dopo il saluto ai fan, Elisa alza il braccio al cielo e dà via al concerto accompagnata dalla sua band (il compagno Andrea Rigonat alla chitarra, Curt Schneider al basso, Victor Indrizzo alla batteria, Cristian Rigano e Gianluca Ballarin alle tastiere).

L’artista friulana cattura il pubblico con la sua dolcezza e le sue boccacce, in un crescendo che culmina nella parte finale, quando lascia emergere la sua anima rock. Uno spettacolo che parte lento ma poi esplode, in cui la teatralità assume un ruolo determinante.

«È la stessa sensazione che ho percepito io – commenta la cantante al termine del concerto, presentandosi ai giornalisti con tre “Baci” Perugina per rifocillarsi dopo la fatica –. Era la prima volta davanti al pubblico, martedì avevamo provato con 300 persone del fan club, ma sembrava più di essere in famiglia. Non vedevo l’ora di uscire. È stato visibilmente un esperimento. È tutto nuovo il modo di percepire lo spazio, per la prima volta è a 360 gradi. Prima del tour vado sempre in crisi, perché non voglio ripetermi. Ero stata assente per un po’ e nel precedente Ivy ero stata io ad avvicinarmi al progetto, ma stavolta volevo che fossero le cose ad avvicinarsi a me. Volevo che tutto convivesse cercando un equilibrio, non creando un pasticcio, e per questo mi sono affidata a un direttore creativo, per realizzare un contenuto unico in cui far stare tutto. Mi piace la sincerità, volevo realizzare qualcosa di vivo che rappresentasse la mia personalità».

La prima parte del concerto è dedicata al nuovo album L’anima vola (il primo con brani tutti in italiano e in cui Elisa duetta con Tiziano Ferro e Giuliano Sangiorgi, che potrebbero salire sul palco con lei in qualche tappa del tour). È una decisione sua, quella di partire dal fondo, come poi ammette: «È stata una scelta forse egoistica. Ma volevo subito suonare i pezzi nuovi, volevo partire dicendo le cose urgenti per poi entrare successivamente nel passato (da Labyrinth a Luce, da Broken a Together, per chiudere con Cure me, ndr)».

E proprio da questo passato affiorano i ricordi: come quando canta un pezzo al pianoforte dalla Madame Butterfly di Puccini. «Mia madre lo cantava quando ero piccola e immaginavo la scena così come l’abbiamo realizzata con quei costumi, i bozzetti ho disegnato io, per gli altri abiti mi sono fatta aiutare da sarte e costumiste. Un tempo non sarei riuscita a cantarlo questo brano, non che oggi ci riesca – sorride – ma sto studiando la tecnica lirica».

Coprotagoniste del suo show le tre vocalist (Lidia Schillaci, Roberta Montanari e Bridget Cady), che riempiono la scena insieme a lei e che con lunghe gonne rompono i soliti cliché giocando con lei: «Mi piace l’idea, ho seguito i miei modelli come Tina Turner o Madonna. Il concetto di gag sul palco lo trovo molto divertente».

Colpisce la coreografia con video e colori del deserto per il brano Ancora qui, colonna sonora del film Django: «Sono rimasta sorpresa in positivo dall’impatto che ha avuto sulla gente. Quando porti la teatralità nei palazzetti è un azzardo, è più facile usare giochetti per colpire».

Elisa spiazza a metà concerto quando la sua voce recita l’articolo 1 della Costituzione e parla del suo amore per l’Italia, che ha tutto e non avrebbe bisogno di nessuno, spiega cosa l’ha spinta a fare un album tutto in italiano e conclude con una dedica «a tutti quelli che si buttano e non hanno tempo di lamentarsi, a coloro a cui basta la luce del giorno per ricominciare, a chi agisce con coraggio anche se ha paura», perché l’anima non si spegne, vola.

Poi, in disparte, spiega: «Ho manifestato un sentire comune che esprime, da una parte, dispiacere per la situazione politica e sociale, e dall’altra la grande rabbia, anche se, rispetto a qualche anno fa, è gestita in maniera più evoluta. Credo che gli italiani siano più evoluti della politica. E credo sia giusto applicare fino in fondo le regole».

Non trascura il pubblico, che si fa trovare pronto con cartelli e smartphone: canta a richiesta tre canzoni (accenno di Interlude, Pearl days e Vortexes), perché, come dice lei: «Io canto per i miei fan, non per i critici».

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