MASSIMO ZAMBONI

«La mia bella Berlino, un'isola felice di alterità anche dopo il muro»

Stasera in scena al teatro Titano di San Marino insieme ad Angela Baraldi e a Cristiano Roversi

di RITA GIANNINI

17/11/2017 - 17:56

«La mia bella Berlino, un'isola felice di alterità anche dopo il muro»

SAN MARINO. «Ho scelto il palcoscenico per condividere col pubblico l’immagine della Berlino anni ’80, cercando di ricrearne le atmosfere». Parla Massimo Zamboni che porta in scena stasera, ore 21 al teatro Titano, il suo “Nessuna voce dentro: Berlino millenovecentottantuno”. Con lui la cantante e attrice Angela Baraldi e al piano Cristiano Roversi, musicista e compositore. Lo spettacolo musical-teatrale, è la trasposizione drammaturgica (in collaborazione con l’autore e regista Mariano Dammacco), del suo libro in cui racconta la Berlino del muro, pochi anni prima del crollo. Il musicista e scrittore emiliano spiega, con la musica e con le parole, come Berlino sia dentro di lui e come ne sia stato folgorato. Non a caso, al ritorno da quei primi soggiorni berlinesi, fondò, con Lindo Ferretti, il gruppo “Cccp Fedeli alla linea” e, dopo averlo sciolto nell’89, alla caduta del muro, diede vita al “Csi Consorzio suonatori indipendenti” che ebbe una popolarità immediata e permise di coagulare il movimento musicale “Consorzio produttori indipendenti”.

Cosa aveva la Berlino di allora che l’ha conquistata?

«Ci sono andato tante volte a più riprese anche se nel libro mi concentro sull’estate dell’81. Allora la città mi ha incatenato e ancora adesso ci torno volentieri anche se so che non è più la stessa ma anche io non lo sono».

Perché il libro e ora lo spettacolo? E quanto c’è di autobiografico?

«Il libro segue le tracce dei precedenti, partendo dal lato personale per diventare collettivo, credo sia la maniera più onesta di rapportarsi al lettore».

Descrive la città nell’81 ma oggi come la vede?

«Si avverte una forza, la storia è presente, nessuna altra città è stata letteralmente divorata dalla storia e ha avuto un tale sviluppo derivativo, questo lo si respira anche se oggi è più normalizzata e commerciale ma ci sono consistenti isole felici di alterità».

Nello spettacolo cosa propone?

«Il senso di vuoto, grandi spazi con molta oscurità, le atmosfere sospese tra cupezza e liberazione, che avvertivo principalmente nei concerti in cui si ascoltavano Lou Reed, Jim Morrison, Daf, Felhfarben, Nico, Einsturzende Neubauten, Kim Carnes».

È utile ancora oggi parlarne, per capire il presente?

«Certo, per questo il lavoro andrà in tournée fino al 30° anniversario della caduta del muro, e avrà una programmazione anche per le scuole».

In scena c’è la bolognese Angela Baraldi che ha collaborato con molti artisti, tra cui Dalla, De Gregori e ha interpretato molti film, tra questi, nel 2005, “Quo vadis, baby” di Salvatores. Qual è il suo ruolo?

«Lo spettacolo è in parte letto, suonato ma anche recitato, io non ho la presunzione di fare l’attore pertanto la parte attorale è affidata a lei».

Un impianto teatrale che vede la partecipazione nella costruzione drammaturgica e nella regia di Dammacco: come avete lavorato?

«Mi ha aiutato parecchio nella trasposizione teatrale del libro, aprendomi gli occhi sulle necessità di scena. Mariano è severo, puntiglioso e deciso, risultato molto soddisfacente».

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