L'INTERVISTA

«Mi piace pensare al turismo come a un'industria della pace»

«La Romagna e Rimini in particolare hanno svolto un ruolo cruciale nello sviluppo italiano»

di GAIA MATTEINI

09/11/2017 - 12:04

«Mi piace pensare al turismo come a un'industria della pace»

Marguerite Yourcenar affermava che «sembra esserci nell’uomo, come negli uccelli, un bisogno di migrazione, una vitale necessità di sentirsi altrove».

Il viaggio ha da sempre accompagnato la storia, l’evoluzione e la vita degli uomini, arricchendosi nei secoli di valenze diverse: ne è perfettamente consapevole Osvaldo Bevilacqua, che – con il suo ultimo libro Antiche strade d’Italia – dimostra ancora una volta il proprio amore per il cammino.

Da quasi 40 anni con “Sereno variabile” entra nelle case dei telespettatori, mostrando le bellezze italiane; la trasmissione è stata inserita nel Guinness dei primati come il programma di viaggi di più lunga durata condotto dallo stesso giornalista.

Quale è la forza di una trasmissione che ha fatto la storia dell’intrattenimento televisivo?

«Il merito del successo è innanzitutto del pubblico che da anni mi supporta con affetto e fiducia, ed è spesso capace di suggerimenti preziosi. La forza del programma dipende altresì dall’importanza sempre data all’umanità e alla correttezza: quando a Rimini emerse il “problema mucillaggine”, ad esempio, non pensai neanche per un istante di mentire ai telespettatori, ma decisi di mantenere un atteggiamento responsabile nei loro confronti, puntando sul valore del “divertimentificio” romagnolo, capace di spostare il focus su un elemento piacevole senza però tradire la verità. I telespettatori premiarono la sincerità di intenti con un aumento di share del 18%».

Nel suo ultimo libro parla del nostro Paese, focalizzandosi su tre diversi percorsi: la Via Francigena, la Salaria e la Rotta dei Fenici; tre percorsi fisici, ma anche culturali e storici, tre vie modificate dall’uomo e dal tempo, simbolo del coraggio e della fede di pellegrini, commercianti, viaggiatori. Quale il focus del testo?

«Il libro parla del viaggio inteso non solo come percorso fisico, ma anche simbolico, mentale e spirituale, come chiave per scoprire se stessi e il mondo. È importante riscoprire la bellezza insita nell’andare a piedi, allontanandosi dai percorsi prestabiliti e avvicinandosi nuovamente a queste antiche vie frutto di ripensamenti, spostamenti di confini, passioni e lotte. Il viaggio è motore di scoperta, possibilità di contatto con realtà diverse e genti sconosciute capaci di donarci nuove ricordi ed emozioni, e sempre in grado di avvicinare i popoli, facendoli dialogare, in un costante scambio di vedute, conoscenze e scoperte. Viaggiare significa avvicinarsi all’altro: mi piace pensare al turismo – vera opportunità di risorse e occupazione – come a un’industria della pace, motore di armonia e contatto. Per “Sereno variabile” ho percorso 2.912.950 km in Italia e 13.950.000 in tutto il mondo (come fare sulla 421 volte il giro del mondo) alla scoperta di bellezze conosciute, ma anche di luoghi spesso dimenticati, sottovalutati o nascosti, e il mio ultimo libro vuol essere un invito a esplorare con sguardo curioso anche le meraviglie insite nella nostra città, spesso vissuta superficialmente, certo in grado di regalare nuove emozioni. Perché – come dicevano i Romani – “la porta è la parte più lunga del viaggio”: dobbiamo solo trovare il coraggio di aprirla. Ne verremo sicuramente ripagati».

I percorsi evidenziati toccano la storia romana, e anche quella della Romagna e di Rimini, cui recentemente ha dedicato una puntata. Al di là degli stereotipi, quali sono gli elementi fondanti di questa città così ricca di storia e tradizione?

«La Romagna e Rimini in particolare – ove ho trascorso tantissimi anni – hanno svolto un ruolo cruciale nello sviluppo storico italiano, così ricco di tradizioni, cultura e storia. Di Rimini vengono doverosamente esaltate la vita balneare, le iniziative turistiche e l’accoglienza a 360 gradi (compresa quella nei confronti dei disabili, fondamentale per ogni realtà civile), la cultura enogastronomica (immancabile un giro alla storica piadineria della Lella) e quella del divertimento e del liscio, la bellezza del mare che – come sottolinea uno dei vostri bagnini – “è pulito e se appare torbido è solo perché ha un fondo sabbioso”. È però necessario approfondire la conoscenza di altri luoghi, capaci di rendere perfettamente il peso della storia e della cultura che si respira in città: l’arco d’Augusto, il ponte di Tiberio, il Tempio Malatestiano, le piazze storiche, il borgo San Giuliano dal sapore felliniano, la mirabile “Casa del chirurgo”, il Visitor center dedicato al viaggio virtuale attraverso la storia. Importante poi la presenza dei grandi motori culturali che l’amministrazione comunale sta riqualificando: la rocca del Castel Sismondo, il teatro Galli, il cinema Fulgor dedicato all’intramontabile Fellini, aree diverse che interagiranno tra loro, creando una sinergia proficua alla riproposizione di un passato storico, culturale e artistico ancora in grado di avere un ruolo centrale. Rimini diventa così capace di realizzare un ponte tra passato, presente e futuro, un luogo da conservare, conoscere e valorizzare».

Dove la porterà prossimamente il suo amore per il viaggio?

«Sto preparando una nuova avventura, incentrata sul viaggio attraverso tutte le regioni italiane, alla scoperta di storie, aneddoti, fatti, persone: un nuovo percorso alla ricerca di umanità e passioni che spero coinvolgerà il pubblico. E chissà che in futuro non decida di narrare le mie vacanze romagnole, tra scherzi, risate e sentimenti: per ora il mio è un… arrivederci a tutti gli “invurnìd!”».

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