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LA TRADIZIONE

"Lòm a mêrz", i lumi di marzo

Non solo falò per l'addio all'inverno

"Lòm a mêrz",  i lumi di marzo

FAENZA. «Quando nella valle c’erano i fuochi di marzo e si guardavano dall’alto delle colline sembrava che il cielo fosse venuto in terra». È il racconto di una donna vissuta cento anni fa tramandato da fonti scritte e orali. E ora è proprio tempo di “focarine”, come si dice in certe parti della Romagna, o di “Lòm a mêrz” come li chiamano in altre. Fuochi magici nelle Romagne.

Lòm a mêrz 2014 è il titolo del cartellone di eventi grazie ai quali la tradizione dall’inebriante simbologia si rinnova e accende di vivezza luoghi da sempre vocati all’agricoltura e in stretto legame con la natura. Nell’area compresa tra Ravenna, Forlì, Argenta, Medicina, Imola, Faenza fino al 2 marzo si animano case, aziende agricole, fattorie, palazzi, musei, agriturismi, poderi, associazioni (tra cui quella dei Frutti dimenticati di Casola), non soltanto con i grandi falò con cui si saluta l’inverno e si festeggia l’arrivo della primavera, ma anche con parole, immagini e sapori.

Ne è scaturito un programma ricco e variegato, presentato a Faenza dal curatore e animatore del progetto Italo Graziani, presidente dell’associazione Il Lavoro dei contadini. Sono 49 gli appuntamenti in 34 location, un numero amplissimo di persone coinvolte e a coordinare il tutto Il lavoro dei contadini che, come recita il nome, si dedica da anni a tenere vive le tradizioni e a valorizzare il mondo agricolo. Obiettivi, come ha spiegato il presidente: creare un’attenzione sul territorio e su tutto ciò che in esso vive, dalle parole, alle colture, alle produzioni, al cibo che rappresentano il legame col passato e sono fortemente identitari. Nel contempo sottolineare l’importanza delle parole che, «parafrasando il percorso contadino (aratura, semina, raccolto) si pensano, si dicono e diventano azioni». Non è un caso che nel raffinato depliant siano citati due poeti: Giovanni Pascoli evocatore di immagini di un passato arcaico ma modernista nel modo di narrarle (si cita come al poeta romagnolo sia stato appena reso omaggio sul New Yorker), e Tonino Guerra che guidava a scoprire i luoghi magici capaci di dar vita a «lunghi viaggi vicino a casa» e invitava a «creare un mondo attorno al lavoro dell’uomo» in difesa degli artigiani.

La scelta degli spazi è dettata innanzitutto dalla loro localizzazione che narra come il territorio venisse abitato nella sua interezza, e ciascuno spazio possiede qualcosa di peculiare e ogni casa e cortile, aia o giardino che si apre offre un’idea di come si continui a mantenere il legame autentico con la terra e si concretizzi l’ospitalità. «Casualmente – aggiunge Graziani – questo è stato dichiarato dall’Onu anno internazionale della famiglia contadina ed eccezionalmente tutti i nostri eventi capitano nella settimana grassa, in pieno carnevale, ecco perché si registreranno qua e là piccole presenze di maschere così come il 3 a Villa Corte di Brisighella nello spettacolo Il poeta e il contadino».

Impossibile citare tutti gli appuntamenti. La rassegna si è aperta il 26 a Palazzo Tozzoni di Imola, con l’inaugurazione della mostra “Devozione popolare: i santi protettori”. Grazie alla ricercatrice Vanda Budini, dell’Istituto Schurr, esperta di tradizioni popolari, l’esposizione rievoca riti e simbolismi attraverso cui si chiedeva aiuto contro paure ancestrali. A reinterpretarli visivamente artigiani e artisti con tecniche più disparate. Si prosegue il 28 a Ca’ Ridolfi di Gambellara dove si terrà un omaggio a Fellini. E a Cervia, alla Casa delle Aie alle 20.15, l’esibizione del “Coro Città del Sale Aldo Spallicci”, diretto da Roberta Fabbri. Sempre oggi altre iniziative all’azienda agricola “La Rondine” di via Boncellino a Bagnacavallo a partire dalle 15 in poi.

Singolare poi, il recupero della tradizione celtica alla Baita del lago di Bagnacavallo dove l’1 e il 2 dalle 20.30 Luigi Berardi rinnoverà la magia de “La barca del fuoco” e del suo antichissimo rito. Il 2 a Riolo Terme, all’Azienda Nasano, dalle 15 sarà possibile una full immersion nel mondo contadino non stop coi cantastorie, per seguire dal vivo come si fa la coppa di testa, si insacca la salsiccia, si producono le caramelle, si lavorano il vimini e il ferro battuto. E poi, naturalmente, tutti davanti al fuoco.

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