Martedì 22 Agosto 2017 | 15:03

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SVETLANA zAKHAROVA

Una stella che danza

La 28ª edizione estiva del "Ravenna festival" si chiude sabato 22 con un evento da non perdere.

Una stella che danza


RAVENNA. Giunge al capolinea la 28ª edizione estiva di “Ravenna festival” con un evento da non perdere. Alle 21.30 di sabato 22 luglio al Pala De André torna in scena Svetlana Zakharova, fra le più ammirate danzatrici di questo tempo. Si ripresenta in un gala da lei ideato con alcuni “Friends”, sette ballerini e colleghi talentuosi provenienti dai teatri Bolshoi (Evgenia Obrastsova, Anastasia Stashkevich, Mikhail Lobukhin, Denis Rodkin), Mariinskij (Aleksandr Sergeev) e da Kiev (Olesia Shaytanova e Stanislav Olshansky).

Dieci pezzi
Zakharova con questo formato di “ottetto” offre al grande pubblico un gala di dieci pezzi, passi a due e soli, classici di scuola russa con innesti contemporanei. In particolare va ricordata una creazioni recente con cui Svetlana ha debuttato alla Scala nel maggio scorso in coppia con Roberto Bolle. È un estratto da “Progetto Haendel”, fresca coreografia realizzata da Mauro Bigonzetti plasmata su misura delle linee dell’étoile russa, con la quale il coreografo si è confrontato per la prima volta.
Stasera Zakharova si propone nel passo a due ideato per lei sulla Suite in re minore Hwv 437 di Haendel (colonna sonora voluta da Stanley Kubrik per il suo “Barry Lyndon”). Con lei danza Denis Rodkin, uno dei suoi partner preferiti già applaudito a Ravenna; entrambi alle prese con un linguaggio coreografico nuovo per le loro corde. Ma Svetlana e Rodkin si propongono anche in un classico di grande appeal, nel passo a due da “Le corsaire” di Petipa, lei nel ruolo della seducente schiava Medora, lui nel virtuosismo dello schiavo sensuale. È un passo a due più volte manipolato che nel secondo Novecento è divenuto cavallo di battaglia di molte coppie celebri, fra cui gli indimenticabili Nureyev-Fonteyn.

Balletti come vestiti
A 38 anni Svetlana Zakharova, forte di una tecnica straordinaria e di una tradizione della grande danza che si porta addosso, non vuole abbandonare le punte: «Continuo ad adorare i balletti classici, li vorrei danzare sempre e il più a lungo possibile – ha ammesso l’anno scorso in una intervista. – La mia voglia di cambiare riguarda semmai le creazioni contemporanee: sono come vestiti, ne vorrei provare sempre di nuovi». Così dunque nel finale si ripropone nuovamente, come già nel 2014, nell’intenso e struggente cameo di 4 minuti “La morte del cigno” dal “Carnevale degli animali” di Saint-Saëns, coreografia che Fokin creò per la divina Anna Pavlova a inizio ’900. Chiude riproponendo un’altra chicca danzata a Ravenna tre anni fa. È il solo “Revelation”, costruito per lei dalla danzatrice giapponese Motoko Hirayama; Svetlana interpreta una sonnambula di grande intensità.
Variegato e piacevole è l’intero gala. Sul fronte classico viene proposto il pas de deux da “Esmeralda” di Pugni-Petipa danzato da Olesia Shaytanova e Stanislav Olshansky; meno visto dal pubblico italiano è il delizioso “Satanella: il carnevale di Venezia” ancora di Pugni-Petipa, con Evgenia Obrastsova e Aleksandr Sergeev. E poi un passo a due da “Spartacus”, icona del balletto à la russe, la migliore coreografia del maestro Yuri Grigorovic qui danzata da Anastasia Stashkevich e Mikhail Lobukhin. C’è una inedita scena dal balcone da “Romeo e Giulietta” ideata nel 2008 da Krysztof Pastor ambientata in tre epoche italiane (fascismo, Brigate rosse, Berlusconi), e ancora il contemporaneo “Parting” di Yuri Smekalov quasi a passo di tango, fino all’ottocentesco “Talisman” di Drigo-Petipa.
Info: 0544 249244

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