Martedì 06 Dicembre 2016 | 06:46

ARTISTI VIAGGIATORI

Luciano Minguzzi, mani d'acciaio

A Rimini nel 1957 un suo gallo in bronzo vinse il 1° premio Morgan's Paint. A San Marino è collocata una "Conversazione" in bronzo degli anni Settanta

Luciano Minguzzi, mani d'acciaio

La scomparsa dieci anni fa di Luciano Minguzzi (Bologna 1911 – Milano 2004) lascia un vuoto incolmabile nella scultura italiana.

Figlio d’arte, il padre è anche lui scultore, frequenta l’Accademia di belle arti di Bologna e già nel 1934 partecipa alla Biennale di Venezia e nel 1935 alla Quadriennale di Roma ottenendo positivi consensi dalla critica. A Venezia ci tornerà in maniera continuativa nelle diverse edizioni dal 1936 fino al ’62. Dopo i periodi di insegnamento a Padova e Reggio Emilia, torna a Bologna nel 1943 per prendere parte alla Resistenza.

Nel primo dopoguerra, impiegando il bronzo della statua equestre di Mussolini posta nella Torre di Maratona al Littoriale di Bologna, oggi stadio “Renato Dall’Ara”, gravemente danneggiata dalla guerra, realizza l’innovativo Monumento al partigiano e alla partigiana collocato nel giardino di Porta Lame, luogo della battaglia fra nazifascisti e partigiani nel 1944. L'opera consiste in due bronzi isolati, un ragazzo e una ragazza a grandezza naturale, entrambi armati, ripresi in un momento di tranquillità. L’atteggiamento rilassato e gli sguardi rivolti in basso fanno supporre una conversazione molto intima, silenziosa, fatta di “lontananze”. L’impressione è che fra i due giovani si svolga un timido corteggiamento che dimostra come l’amore possa nascere nonostante si sia coinvolti in un’esperienza drammatica e totale come la guerra. Un’immagine di rara poesia, struggente e dolorosa, che lascia però intendere la speranza e la fiducia in un futuro migliore.

Un tono diverso, più tragico, hanno le opere che Minguzzi dedica in quel periodo ai prigionieri e alle vittime dei lager tedeschi che gli valgono nel 1953, il terzo premio al concorso per il Monumento al prigioniero politico ignoto indetto della Tate Gallery di Londra.

Dal 1956 al 1975 insegna all’Accademia di Brera di Milano, dove abita dal 1951. I soggetti che sviluppa con maggiore frequenza sono fanciulli, acrobati, contorsionisti e animali ripresi liberi o racchiusi dentro le gabbie.

A Rimini, nell’estate 1957, la commissione per la scultura, presieduta dal faentino Ercole Drei, suo affezionato maestro all’Accademia di Bologna, assegna a un suo gallo in bronzo il 1° premio Morgan’s Paint.

La lunga carriera artistica dello scultore bolognese, attraverso la padronanza di «un mestiere dalle mani di acciaio», come amava definirlo, comprende opere monumentali straordinarie come la Quinta porta del duomo di Milano inaugurata nel 1965, la Porta del bene e del male della basilica di San Pietro in Vaticano alla quale lavora per ben sette anni, fino al ’77, il Monumento al carabiniere a Milano eseguito fra il 1981 e il 1983, la Statua di papa Wojtila innalzata nel giardino davanti la Cattedrale di Cracovia nel 1983, la porta per la chiesa di San Fermo Maggiore a Verona, le porte per la chiesa Stella Maris a Porto Cervo e tante altre.

Nel 1976 Riccardo Pinotti, già segretario generale della Repubblica di San Marino, diventa direttore dell’Ufficio numismatico di Stato e grazie a lui, la monetazione e la medaglistica sammarinese viene affidata ad artisti di fama riconosciuta a livello nazionale e internazionale. Minguzzi è uno di questi e per il Titano esegue i bozzetti, realizzati dall’incisore friulano Guerrino Mattia Monassi, per la bella serie di monete del 1974 aventi come soggetto gli animali fra i quali il “mitico” gallo, una icona storica dell’artista. Sempre suoi sono i bozzetti delle 500 lire del 1975 con San Marino scalpellino sul retro e la serie di scudi in oro dedicati alla “Pace” con le tre penne simbolo della Serenissima sul fronte e gli intrecci di mani e braccia sul retro, realizzati nel 1979. Nel giardino della Cava dei Balestrieri di San Marino è collocata una “Conversazione”, uno splendido bronzo monumentale eseguito negli anni Settanta, quando Minguzzi sviluppa il tema della coppia di figure sedute che lo hanno reso famoso in tutto il mondo. L’opera fa parte di quel Museo d’arte contemporanea all’aperto della Repubblica frutto della passione per l’arte di Riccardo Pinotti, al quale si deve la creazione. (s.s.)

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