Mercoledì 18 Ottobre 2017 | 09:37

GABRIELE ROMAGNOLI

«Il “Coraggio” di ognuno di noi?
Convertirsi al bene in maniera laica»

Lo scrittore e giornalista ha presentato il suo libro a Cesena

«Il “Coraggio” di ognuno di noi? Convertirsi al bene in maniera laica»

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CESENA. Ogni tempo del mondo richiede coraggio, quello attuale ne richiede tanto. A esortare al “Coraggio” è arrivato domenica a Cesena Gabriele Romagnoli, giornalista e scrittore bolognese, primo ospite della rassegna “Parole chiave” in conversazione con Paola Saluzzi, nota giornalista e conduttrice televisiva, da quasi tre anni anche sua moglie. Romagnoli ha affrontato il tema attraverso il suo fortunato libro “Coraggio!” (Feltrinelli), un centinaio di pagine per una quindicina di racconti diversi che si intrecciano nel tema portante.
Romagnoli, lei ha scritto il libro per convincersi al coraggio o per sollecitare i lettori a esserlo?
«Non si può pretendere dagli altri ciò che non si può pretendere da se stessi. Quindi lo dico prima a me per ricordarmelo, e poi a tutti quanti. Perché è possibile farsi e darsi coraggio, ma ci si deve allenare. In questo momento in cui dilagano visioni apocalittiche, è importante allenarsi al coraggio».
Si richiama a “sovrastrutture” intese come antichi riferimenti oggi non più considerati. Le sovrastrutture potrebbero però interpretarsi come limiti di conservatorismo; in che modo possono essere di miglioramento?
«Bisogna conservare la forma per rivoluzionare la sostanza. Così il conservatorismo o meno dipende dai valori imposti dalla sovrastruttura. Credo sia giusto educare, educarsi, insegnare, avere dei comandamenti se questi sono rispetto degli altri o solidarietà. “Comandamenti” cioè opposti ai valori che la conservazione cerca di tramandare. Non ci si deve abbandonare semplicemente all’istinto, giustificare i propri egoismi in nome di una difesa naturale dell’uomo. La sovrastruttura ti dice che questo comportamento pure se naturale, non è giusto. La storia del mondo è la storia di un tentativo di migliorare i comportamenti umani attraverso le leggi, alle volte attraverso la religione, altre con i soli codici. Fermarsi alla struttura che consentirebbe all’uomo di essere semplicemente quello che gli viene spontaneo, sarebbe una sconfitta».
Due grandi nazioni di riferimento come Stati Uniti e Inghilterra sembrano avere smarrito le sane “sovrastrutture”.
«La storia che stiamo attraversando è piena di contraddizioni, e il tempo ha un andamento veramente sincopato. Non mi fascio la testa perché il presidente degli Stati Uniti è Trump, se pensiamo che solo otto anni fa è stato fatto il più grande e inaspettato dei passi avanti: alla Casa Bianca è entrato un nero! È incredibile come da un passo così avanti lo stesso popolo fa ora questo straordinario passo indietro. Ma la storia va avanti, tra quattro anni c’è la rivincita, vedremo che cosa accadrà, si tratta semplicemente di affrontare quello che ti viene messo di fronte».
Cita il truffatore del film “Il generale Della Rovere” ed esempi reali, come il congolese Ludo morto nella strage del Bataclan per salvare una donna. Per entrambi precisa che si tratta solo di “fare la cosa giusta, il bene per il bene”, senza eroismi.
«Credo sia necessario convertirsi al bene in maniera laica; l’esempio del generale Della Rovere fu criticato da Fortini perché non aveva abbracciato la Resistenza, si era “solo” convertito al bene per il bene. Così uno può fare la cosa giusta senza abbracciare la fede; esiste un bene comune, una giustizia che vale per tutti e che bisognerebbe poter scindere da ideologie o fedi».
Da direttore di Rai Sport 1 cita pure esempi di coraggio sportivo come il giocatore del Barcellona Abidal che a 27 anni affronta il cancro per disputare la finale di Champions.
«È più facile affrontare le difficoltà se si hanno motivazioni, però bisogna avere la capacità di darsele, le motivazioni. Non esiste una regola, per alcuni la vita è fatta di ripetizioni, per altri è trovare una nuova sfida. Pensiamo, a proposito di coraggio sportivo, all’attenzione mediatica riscossa dalle Paraolimpiadi e da un’atleta come Alex Zanardi. Sono queste le storie da raccontare: non è finita finché non è finita».
Vale anche per il piccolo Cesena in Coppa Italia, direttore?
«Non posso tifare per nessuno, ma spero che Roma-Cesena mercoledì 1 febbraio alle 21 su Rai2 faccia un grande ascolto. Perché nel panorama della Coppa Italia quest’anno la storia è il Cesena, è l’intrusa, una sfida Davide-Golia. Lo sport è fatto di sfide, come la vita che è un viaggio di sola andata, chi vince va avanti. Alle volte la coesione giusta nel momento giusto sopperisce all’inferiorità. Lo sport non è continuità, devi essere forte nel momento in cui ti è richiesto, in cui giochi la partita della vita».

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