Lunedì 23 Ottobre 2017 | 02:35

CATTOLICA

Il colpo d’occhio della danza
trova altre dimensioni

L’assolo di Simona Bertozzi realizzato con Briguglio apre la rassegna “Snaporaz d’essai 2017”

Il colpo d’occhio della danza trova altre dimensioni


CATTOLICA. Con una serata interamente dedicata alla danza, si apre giovedì 26 gennaio al Salone Snaporaz (ore 21) la rassegna “Snaporaz d’essai 2017”, cartellone multidisciplinare realizzato da assessorato alla Cultura del Comune di Cattolica, Ater e associazione culturale Celesterosa con il contributo della Regione Emilia-Romagna. Si inizierà con la danzatrice Simona Bertozzi e l’assolo “Bird’s eye view” – realizzato con Marcello Briguglio e vincitore di Mas danza nel 2012 – seguita da Francesco Colaleo e Maxime Freixas in “Re-Garde”, che indaga sul senso della vista. Simona Bertozzi ci parla della sua coreografia.
“Bird’s eye view” è un lavoro di qualche anno fa, qual è la sua genesi?
«Ha esordito nel 2011 e faceva parte di un progetto molto più vasto, “Homo ludens”, incentrato sulla tematica del gioco. Avevo iniziato questa riflessione lavorando sulle quattro categorie fondamentali del gioco create da Roger Caillois, sociologo francese autore del testo di riferimento “I giochi e gli uomini”. Le categorie hanno dei bellissimi nomi, che ho utilizzato anch’io per “Homo ludens”, ossia “Ilinx”, “Alea”, “Agon” e “Mimicry”, rispettivamente i giochi di vertigine, i giochi agonistici, aleatori e il mimetismo, cioè il gioco della trasformazione e della metamorfosi. Elaborando queste categorie alla fine arrivai anche all’assolo in questione, “Bird’s eye view”, che è poi divenuto una specie di manualetto, come se al suo interno si ritrovassero elementi fondamentali della mia ricerca».
Come si è trasformato?
«Riprendendolo in mano mi sono resa conto che non ha mai perso vita, è rimasto pregno di quegli elementi che hanno caratterizzato la mia ricerca negli anni a seguire, non ultima l’idea del corpo che vive e si trasforma a seconda dell’ambiente in cui si trova ad agire. Mi è piaciuto andare a rinnovare questo assolo, anche nell’ottica di un corpo che comunque ha sei anni di percorso, di stratificazioni diverse, tante cose che mi hanno permesso di rinnovare certe regole, esattamente com’è il gioco».
Qual è, in concreto, il rapporto tra il titolo e la sua coreografia?
«“Bird’s eye view” è la definizione tecnica utilizzata per definire la rappresentazione grafica di mappe geografiche e tracciati territoriali. È la visione aerea, una misurazione dello sguardo che si apre su una distesa prospettica. E infatti la coreografia è pensata un po’ come prova di volo: portare l’occhio verso una direzione, percepirne la geografia, immaginare come il corpo aderisce a quella dimensione; poi spostare il colpo d’occhio, trovare un’altra dimensione e così via; è una danza che non vive un tessuto narrativo degli elementi ma è come se mettesse assieme momenti in cui l’occhio sposta la propria visione, inquadra, fotografa, si sposta; tante prove di micro-mimetismi».

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