Venerdì 09 Dicembre 2016 | 04:48

LA RECENSIONE

Se le parole musicali danzano nel cuore

Versi e accordi immortali per Giannini e Bahrami al teatro Stignani di Imola

Se le parole musicali  danzano nel cuore

IMOLA.  Non ballano e non cantano Giancarlo Giannini e Ramin Bahrami (e ci mancherebbe!). Ma le loro parole musicali, le loro note poetiche danzano nella mente, nel cuore, nello stomaco dello spettatore che assiste al loro “duetto” di classica e liriche, la cui prima nazionale è andata in scena  domenica 27 novembre al teatro Stignani di Imola, prodotto da Ert.

In splendida forma il pianista iraniano, uno dei massimi interpreti al mondo di Bach, ha trovato il partner giù di voce, quasi afono. «Devo ringraziare la signora Daniela del teatro – ammette in apertura Giannini – perché mi sta fornendo da questo pomeriggio acciughe sotto sale (antico rimedio naturale per cantanti e attori senza voce, ndr) grazie alle quali spero di portare a termine lo spettacolo».

E in effetti ce la fa: pur tra continui “schiarimenti” di voce, il suo parlato-recitato appare addirittura più suadente del solito, più “caldo” della consueta pastosità del grande doppiatore che ha certamente contribuito alla fama di tanti attori hollywoodiani in Italia. La sua raucedine trova sostegno in Pedro Salinas, Vincenzo Cardarelli, Giuseppe Ungaretti, Dante, Petrarca, Pasolini, Leopardi, Neruda, Prévert, Ada Negri. «Poesie sull’amore e sulle donne», annuncia l’attore, alle quali alterna due pagine shakespeariane: l’orazione funebre di Antonio dal “Giulio Cesare” e l’Essere o non essere dell’“Amleto”.

E sempre, che sia gioia o disperazione per l’amata oppure invettiva di popolo, colui che fu il Mathis amico e collega di James Bond, o il Gennarino marinaio e poi amante-padrone della “bottana industriala” Mariangela Melato, indossa i panni dei grandi poeti e rimatori come fossero abiti tagliati su misura per lui. Seppure incanutito, non lascia per strada neppure un’oncia della sua innata classe, muovendosi tra il leggìo e il pianoforte come una vera prima donna sì, ma maschilissima.

Le poesie lette da Giannini sono la farcitura ideale per il bignè confezionato da Bahrami, il cui lirismo divertito e soave pare la migliore risposta pacifica alla guerra che gira attorno al suo Paese. Johann Sebastian sarà certamente soddisfatto di cotanto allievo che lo “tradisce” solo una volta con Camille Saint-Saëns di cui propone la celeberrima Il cigno da “Il carnevale degli animali”.  I preludi e le fughe bachiane diventano promesse mantenute e ritorni carichi di doni nelle mani di Bahrami che non solo dà del tu al grande compositore, ma lo personalizza poeticamente. Il suo è il miglior “caviale” musicale della sua Patria, mentre il povero Giannini deve accontentarsi delle acciughe… 

Dal teatro si esce così nutriti a sazietà, le orecchie piene di versi e accordi immortali; l’olfatto conquistato dal “profumo” della vera poesia; la vista “accecata” da un pianoforte e un leggìo; perfino il tatto gode, stringendo la mano dell’amata/amato, se sei in buona compagnia, come andrebbe visto questo spettacolo. 

Difetti? È una  prima nazionale, lo scambio musica-parola va messo a punto, qualche attacco può migliorare, ma poco altro. Bastano e avanzano questi due giganti della musica e della recitazione che, saliti sulle spalle di giganti più grandi di loro, appaiono alti, altissimi, quasi celesti.

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