Venerdì 09 Dicembre 2016 | 04:49

L'INTERVISTA

Riccardo Amadei, vita e musica “senza ombrello”

Nuovo disco per il cantautore e Les Pastìs

 Riccardo Amadei, vita e musica “senza  ombrello”

RIMINI. Senza ombrello è il nuovo album della band riminese Riccardo Amadei e Les Pastìs che già dal titolo vuole suggerire uno stato d’animo e il suo modo di vivere le situazioni. Dopo la presentazione alla Feltrinelli di Rimini, Amadei accompagnato da Les Pastìs (Elena Partisani, Alberto Marini, Enrico Ro), è pronto per portare in giro per lo Stivale le sue nuove canzoni. L’ultimo lavoro della band, La polveriera, risale al 2013.
Amadei, cos’è cambiato nel frattempo?
«Nel primo disco avevamo cercato di unire quello che eseguivamo nei live – racconta il cantautore riminese –, mentre qui abbiamo fatto il percorso contrario e siamo partiti dalle canzoni stesse: undici episodi arrangiati e sviluppati in totale libertà. Questo ha richiesto necessariamente dei tempi più lunghi per la creazione. Se nel primo album prevalevano le atmosfere acustiche, questo è interamente elettronico, uno scenario fatto di paesaggi e sfumature infiniti, che ci ha dato la possibilità di spingere di più. Il primo brano Questo nostro star bene segna proprio il passaggio tra i due lavori».
Il disco è prodotto dall’associazione “Le città visibili” e vanta al suo interno collaborazioni con altri artisti del territorio.
«Sì, c’è la voce di Marianna Balducci in Questo nostro star bene e quella narrante di Giuseppe Righini in Un giorno di garbino, in cui interpreta un mio onirico professore del liceo. Ho chiesto poi a tre pianisti (Marco Mantovani, Stefano Pagliarani e Fabrizio Flisi) di interpretare tre mood diversi».
Che tipo di ispirazioni ha avuto nel comporre?
«Tra i riferimenti letterari c’è l’omaggio a Jean Claude Izzo nel brano Chourmo, mentre Valigie a Berlino tratta il tema dell’identità. Canzoni come Al Punto Snai e Brindisi raccontano poi i nostri tempi e lo straniamento che talvolta alcuni meccanismi creano. In Senza ombrello spiego una mia attitudine che spesso mi coglie impreparato, ma che mi offre ogni volta la possibilità di trovare nuove risorse. Rifletto inoltre su cosa significhi per me fare musica. Credo sia un mestiere “rischioso” perché non puoi permetterti di fingere e devi essere disposto a metterti a nudo e a parlare di te anche quando non sembra».
C’è poi un omaggio a Rimini, la sua città.
«Rimini viene ricordata in Un giorno di garbino e nell’ultimo brano I-I-I. È una città che dà tanti stimoli e viene voglia di raccontarla a modo proprio. Siamo tutti vittime e allo stesso tempo beneficiari del dualismo che la vede da sempre dividersi tra l’aspetto poetico e quello economico. Nell’ultimo brano descrivo Rimini con le sue vocali, paragonate a tre soldatini immobili sulla linea gotica ad aspettare non si sa bene cosa durante l’onnipresente carnevale estivo».
L’immagine dell’album è un’opera dell’artista modenese Andrea Saltini, “Una signora si innamorò dei miei occhi di fauno”. La batteria nel disco è di Paolo Angelini, mentre in Chourmo c’è anche la collaborazione di Manuela Timpano al sax contralto.

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