Venerdì 09 Dicembre 2016 | 10:33

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LA MOSTRA

Sebastiao Salgado a Forlì

L'esposizione dedicata al grande fotografo brasiliano, 245 scatti immortali

Sebastiao Salgado a Forlì

FORLÌ. La tartaruga gigante delle Galapagos fissa l’obiettivo lanciando uno sguardo del tutto umano, che sembra insieme un avvertimento e un rimprovero. Salgado scattava quella foto, che sarebbe entrata nel progetto “Genesis”, nel 2004. Nel frattempo quella specie è stata data per estinta, ora forse recuperabile grazie agli studi del dna di altri esemplari. Lo sguardo riservato all’uomo da quella tartaruga era dunque più che giustificato. “Genesis” è la mostra di Sebastiao Salgado (alla chiesa di San Giacomo di Forlì fino al 29 gennaio prossimo) che sta facendo il giro del mondo, ma è appunto, soprattutto, un monito. Una sorta di “chiamata alle armi” per quegli umani che abbiano ancora a cuore l’unico pianeta a loro disposizione per la vita, la Terra. Le “armi” che il fotografo brasiliano invita a usare sono quelle più affilate e difficili da imbracciare: la consapevolezza di un mondo bellissimo e solo in parte ancora incontaminato da preservare, e l’impegno a cambiare rotta, in fretta.

Nei 245 scatti in bianco e nero racchiusi in sobrie cornici di legno e collocate su pannelli altrettanto semplici ma suggestivi che cambiano colore a seconda della parte di mondo ritratta, ci sono tutti i quattro angoli del pianeta ancora al loro stato di “origine”. Se dalle foto escono quello sguardo accusatore della tartaruga, quello indispettito del leone marino, quello interrogativo di un pinguino, c’è anche quella zampa di iguana in primo piano che sembra proprio una mano d’uomo, e fa capire che siamo già parte di unico mondo, ma anche che un dialogo fra la natura e l’uomo non solo è necessario, ma è possibile, ed esiste. Salgado in otto anni di reportage negli angoli più appartati del pianeta, ha immortalato proprio quel mondo in cui natura ed esseri viventi, umani compresi, vivono ancora in equilibrio. Dall’Antartide, all’Alaska, alla Siberia, fino a i deserti dell’America e dell’Africa, alle isole. Nelle foto dai contrasti perfetti si stagliano foreste di baobab, di felci e anche di pietra, ghiacciai, ogni tipo di ambiente naturale, animali nel loro habitat, ma anche popoli indigeni con cui il fotografo ha trascorso mesi della sua vita, dagli Yanomami e Cayapó dell’Amazzonia brasiliana, Pigmei delle foreste equatoriali del Congo settentrionale, Boscimani del Kalahari in Sudafrica, tribù Himba del della Namibia, o della Nuova Guinea. Il tutto rappresenta non solo un’opera di documentazione antropologica e naturalistica monumentale, ma qualcosa di più e assume toni “sacrali” proprio come una “Genesi”, e non a caso ha preso posto con tanta naturalezza in una ex chiesa.

«Genesi non è solo una ricerca estetica – ha scritto a suo tempo Salgado – ma anche etica e spirituale in un certo senso, un modo per dire soprattutto alle nuove generazioni che il Pianeta è ancora vivo e va preservato. Abbiamo fatto una ricerca e abbiamo fatto una scoperta molto interessante: circa il 46% del mondo è ancora come il giorno della genesi, insieme possiamo continuare a fare in modo che questa bellezza non scompaia».

Se l’autore passerà a dare un’occhiata di persona a questo allestimento, che anche a detta dei suoi curatori in Italia, l’agenzia Contrasto, è «molto probabilmente il meglio riuscito in assoluto tra quelli realizzati fin qui», ancora non si sa. A fine novembre il fotografo ha dato conferma proprio ieri che sarà a Genova a ritirare il Premio Primo Levi, pertanto dalla Fondazione Cassa dei Risparmi di Forlì che ha accolto in città la mostra, faranno ogni tentativo per convincerlo a un passaggio in Romagna. Intanto il mondo della fotografia romagnola si è organizzato con una serie di iniziative collaterali, oltre all’annunciata proiezione del film “Il sale della terra” che racconta la vita e il lavoro di Salgado e che sarà proiettato il 29 novembre e il 6 dicembre al cinema Saffi. Ci saranno anche una serie di workshop e incontri, laboratori e mostre nella sala del Refettorio del San Domenico (info: 328 2859500). Civitas, che cura allestimento e biglietteria, ha previsto un biglietto agevolato per chi visiterà anche le mostre “Il viaggio di Ebe” e la pinacoteca; inoltre conservando il tagliando di ingresso per “Genesis” si avrà diritto a uno sconto sulla mostra “Art decò” che partirà l’11 febbraio.

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