Giovedì 08 Dicembre 2016 | 01:04

L'INTERVISTA

Da Shakespeare a Pirandello: Pasotti, frammenti di immortalità

L’attore sabato a Rimini e Savignano con un monologo

Da Shakespeare a Pirandello: Pasotti, frammenti di immortalità

SAVIGNANO. Il cartellone del cinema teatro Moderno di Savignano accoglie in apertura un personaggio affermato di cinema e televisione, meno teatralmente. Giorgio Pasotti sabato 22 ottobre alle 21 presenta il monologo Da Shakespeare a Pirandello, regia di Davide Cavuti. Lo spettacolo anticipa con un matinée alle 10.30 al teatro Novelli di Rimini, per il pubblico studentesco e per tutti gli altri (ingresso libero fino esaurimento posti disponibili) nell’ambito della Giornata nazionale dello spettacolo dal vivo.
È un lavoro che Pasotti vive con entusiasmo, che segna il suo ritorno nei teatri dopo più di quindici anni. Il pubblico del Bonci di Cesena lo ricorda nel dicembre del Duemila, al fianco di Stefania Rocca in Poligraphe. La macchina della verità, lavoro particolare con effetti virtuali di Robert Lepage. In seguito l’attore bergamasco, oggi 43 anni, ha continuato fra cinema e tv in modo prolifico, da Volevo solo dormirle addosso di Cappuccio a Le rose del deserto di Monicelli, a Baciami ancora di Muccino fino alla sua prima regia Io, Arlecchino premiata a Cesena nel 2015 a “Piazze di cinema”.
Pasotti, dopo quel lontano debutto quasi sperimentale si ripresenta sul palco con frammenti da testi noti e collaudati. Qual è l’idea?
«L’idea – risponde l’attore – è di dare risalto a parole di celebri classici. Li ha scelti per me il regista Davide Cavuti, pezzi come il discorso di Marco Antonio dal “Giulio Cesare”, o l’immortale “Essere, o non essere” di “Amleto”, e poi i Sonetti, fino a “L’uomo dal fiore in bocca”. Parole immortali servite però con leggerezza e ironia, fatto che rende lo spettacolo in un qualche modo innovativo. Ci sono spezzoni di cinema e semplici coreografie con una danzatrice, nel tentativo di fare una commistione di linguaggi moderni per intrattenere a teatro, cosa che mi preme molto».
Intrattenere a teatro è inteso a volte come forma di cultura minore, di semplice divertimento.
«Credo molto al potenziale del teatro, per me immortale, ma penso che i testi vadano presentati con un linguaggio vicino alle nuove generazioni. Leggerezza e ironia sono caratteristiche rare a raggiungersi ma consentono di andare in profondità. Shakespeare e Pirandello sono classici perfetti che solo devono adeguarsi a una modernità altrimenti ammorbano, annoiano».
Per questo presenta lo spettacolo alle scolaresche?
«L’ho pensato e voluto soprattutto per le scuole; credo che i giovani prima degli altri debbano e possano riaffacciarsi al teatro, ma senza distrarsi in sala con messaggini dalla prima scena! In questo lavoro mi accorgo che i ragazzi, arrivati senza aspettative, scoprono una forma divertimento che li entusiasma. Alcuni addirittura a fine spettacolo mi hanno detto di voler fare gli attori».
Come sono stati scelti i testi?
«Davide Cavuti è prima di tutto un musicista; al di là della scelta si è preoccupato di imprimere allo spettacolo una ritmica fondamentale. Non si può prescindere dal ritmo, a teatro. Io ho voluto aggiungere ai pezzi celebri parole tratte dell’amatissimo Arlecchino di cui sono fan, anche in omaggio a Dario Fo. Arlecchino, che è un personaggio nostro e antico, è sempre stato trattato poco da cinema e teatro».
Perché è tornato sul palcoscenico dopo una lunga assenza?
«Sono autodidatta, ho iniziato questo mestiere per caso, mai avrei pensato di farlo. Ho avuto la fortuna di imbattermi subito in tanto cinema. Andando avanti però ho scoperto che per maturare il teatro è l’unica vera palestra in cui un attore può rimettersi in discussione e migliorarsi. Ne sentivo la necessità, così mi sono preso il tempo necessario per rimettermi a studiare, con gioia».
E per il futuro?
«La mia volontà è di affrontare un classico in forma integrale, con una compagnia. Vorrei approfondire di più Shakespeare, fra i personaggi “Amleto” lo vedo come un esame di maturità».
Conosce questa terra?
«I ricordi della Romagna risalgono alla mia adolescenza, quando da Bergamo andavamo in vacanza con mamma e nonni a Riccione e a Cattolica. Ricordo il profumo del mare, della spiaggia, delle vie, ha accompagnato la mia crescita. Ripensando invece all’esperienza teatrale al Bonci, ricordo un pubblico attento ma disposto a divertirsi. Ecco perché ritengo che questo mio spettacolo si possa ben sposare col pubblico romagnolo».
Info: 389 0171314
Ingresso: 12 euro.

Lascia il tuo commento

Condividi le tue opinioni su Corriere di Romagna

Caratteri rimanenti: 1000