Giovedì 08 Dicembre 2016 | 01:07

Emilia-Romagna sempre più noir

"Il diavolo e la zanzara" di Marco Massai è il vincitore del premio GialloLuna NeroNotte

RAVENNA. La fervida, operante bottega del “noir” emiliano-romagnolo continua a offrire ai lettori nuove originali proposte di lettura, come il thriller breve e fulminante “Il diavolo e la zanzara” di Marco Phillip Massai, racconto vincitore del premio GialloLuna NeroNotte 2013, e “Hanno rubato tutti i Pancesare”, l’ultimo della serie degli umoristici “Gialli di Molinella” di Roberto Raisi.

Scrittore di origine americana, nato a Columbus, Mississippi, Marco Philipp Massai ha vissuto a Roma, Firenze, e Ferrara prima di stabilirsi a Ravenna. Autore di diversi racconti editi in varie antologie Delos Books e in riviste specializzate, torna a uscire su “I classici del Giallo Mondadori”, con la sua opera a fianco di “Omicidio per la sposa” della celebre giallista e sceneggiatrice americana Charlotte Armstrong.

Massai, com’è nato questo racconto che si svolge tra Romagna e Toscana, alla Camerlona, tra «tre cascine in croce e una vecchia locanda malgestita»?

‹‹È il seguito de “L’imibrattatele di Pietrasanta”, prima avventura di Giaco, il pittore, ladro e donnaiolo protagonista delle mie storie. Una vicenda contadina narrata nella Ravenna di metà Ottocento, in cui mi sono divertito a riscoprire e raccontare aneddoti, curiosità e figure profondamente romagnole, mostrate ai lettori attraverso gli occhi svegli e furbetti di un protagonista che arriva da lontano, dalla Toscana, e che assorbe a poco a poco la cultura e il modo di vivere delle nostre terre, diventando quindi la guida perfetta per spiegare all'Italia cosa sia, o almeno cosa fosse in quel periodo, la Romagna››.

Perché la Romagna è così importante per i suoi racconti?

‹‹La nostra terra offre una serie interminabile di personaggi, situazioni e proverbi dialettali meravigliosi. Ciò che vale anche per la scelta del periodo storico: l'Ottocento, secolo di fortissime tensioni sociali, con un bisogno crescente di un sentimento di “nazionalità” e lo sviluppo di movimenti sotterranei e associazioni di pensiero e di azione che spuntavano come funghi in tutta la penisola››.

Ritiene ancora che il “noir” emiliano-romagnolo sia capace di mobilitare un genere?

‹‹Credo siano movimenti ciclici e se anche adesso il noir può sembrare in una fase di stallo, con l'uscita del romanzo giusto il genere può trovare nuovo slancio e ricominciare a salire, come sta accadendo ad esempio per il giallo storico e, seppur in misura minore, per lo steampunk. È qui che si inserisce l'importanza di manifestazioni come il festival GialloLuna NeroNotte, che svolgono un ruolo fondamentale nell'avvicinare i cittadini agli autori e alla narrativa di genere, sia con le presentazioni e il dialogo diretto lettore-scrittore, sia con concorsi come il GialloLuna-Mondadori che aprono agli esordienti le porte, altrimenti pressoché irraggiungibili, dei grandi editori››.

Al confine con la Romagna, i “Gialli di Molinella” di Roberto Raisi hanno coinvolto nelle loro vicende l’intera comunità cittadina. Ora è in uscita per Minerva Edizioni “Hanno rubato tutti i Pancesare”, ultima brillante indagine del commissario Passerini.

«Gustosa e originale – ha scritto dei romanzi di Raisi il regista Pupi Avati – l’idea di arricchire la descrizione dei personaggi con una serie di foto dei suoi concittadini».

La sanguigna passione emiliano-romagnola per la gente, i luoghi e le loro tradizioni, ha portato Raisi a scrivere con successo anche “Scusi mi porta il conto?”, repertorio dei migliori ristoranti della regione, recentemente premiato al Grand Hotel di Rimini per la 9ª edizione del premio Rimini Europa.

‹‹La caratteristica principale dei miei romanzi – spiega – è quella di essere custom made, ovvero “su misura”. L'idea infatti parte dalle persone, che hanno prestato il loro nome e cognome e il proprio volto ai personaggi immaginari, comparendo così nelle foto pubblicate all'interno del libro. È il racconto che li rende diversi dalla vita quotidiana, trasformandoli negli attori e nelle attrici di una storia completamente immaginaria››.

Storie che hanno anche il sapore del vicino Adriatico, come nelle scene ambientate a Cesenatico del precedente “Il collezionista di orologi”. Qual è stato il punto di partenza?

‹‹La scoperta di un gusto descrittivo per gli aneddoti dei posti, delle trattorie, delle persone, per trame fondamentalmente comiche, pur se venate da nostalgica goliardia. È scattata quindi la molla di scrivere un giallo dove tutto ruota attorno alla vera bottega di barbiere detta “Monte Citorio”. La Biblioteca di Brugherio per la rassegna “Giallo Ridens” ha paragonato i miei romanzi a quelli di Marco Malvaldi. C’è un filo rosso che congiunge tutti i racconti e il fatto che i personaggi siano veri e riconoscibili incuriosisce moltissimo. Qui poi tutto ruota intorno alla sparizione di tutte le confezioni di Pancesare, dolce tipico di Molinella, una vera delizia per il palato…››.

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

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