Sabato 01 Ottobre 2016 | 10:41

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L'INTERVISTA: LUCANO CANFORA

«Tucidide, il più moderno
e il più politico degli storici»

Incontro oggi a Cesena

«Tucidide, il più modernoe il più politico degli storici»

CESENA. Un maestro dell’antichità viene approfondito da un maestro di oggi. Luciano Canfora, illustre filologo classico barese, membro del comitato scientifico della Treccani, professore emerito di Filologia greca e latina all’università di Bari, curatore di testi preziosi su personaggi della storia antica, è ospite della Biblioteca Malatestiana di Cesena, dove chiude la rassegna Magistri. Alle 17 in aula magna, affronta “Tucidide e la storia” tema che ha sviscerato nella sua importante opera Tucidide. La menzogna, la colpa, l’esilio (Laterza).


Il greco Tucidide fu lo storico e cronista che raccontò in otto volumi la guerra del Peloponneso tra Atene e Sparta (431-404 a.C.), da lui vissuta come stratega della flotta ateniese, contro Sparta. Tucidide la racconta nei dettagli e nel suo manifestarsi, con attenzione per le questioni politiche.


«Il ricco proprietario Tucidide – scrive Canfora nelle sue note –, fu innanzi tutto un politico, attratto dal fenomeno vivente del conflitto di potenza e dell’intreccio di tale conflitto con gli ordinamenti politici. Questo intreccio non scompare mai dal suo orizzonte. Perciò per lui quel suo racconto, costruito mentre i fatti si svolgono, è innanzitutto azione».
L’importanza di Tucidide, ereditata dal mondo moderno, sta pure nel metodo storiografico da lui inventato. «L’opera di Tucidide ateniese – scrive ancora il professore – è quella che racconta quasi esclusivamente fatti contemporanei, visti e verificati, storia vivente».


Nella sua interpretazione dell’ateniese, il filologo barese confuta pure la leggenda secondo la quale Tucidide, accusato di tradimento, sarebbe stato esiliato. Nel suo nuovo libro sottolinea invece che il greco non sarebbe stato scacciato ma, presente ad Atene nel 411, avrebbe partecipato forse al tentativo di colpo di stato oligarchico. Solo più tardi avrebbe lasciato Atene, per scelta.


Professore, lei ha coltivato l’edizione critica di molti personaggi antichi; raccontare della guerra del Peloponneso e di Tucidide appare però un lavoro poderoso; in che modo ha maturato il progetto?


«Il primo contatto – risponde Luciano Canfora – fu da studente liceale. In Francia, il 13 maggio 1958, esplose il colpo di stato che portò alla fine della quarta repubblica e al potere il generale De Gaulle. Per mia curiosità stavo studiando gli ultimi libri di Tucidide. Mi colpì moltissimo l’8° libro che descriveva in modo molto accurato, un colpo di stato che si produce in concomitanza con una crisi militare della repubblica ateniese; altrettanto accadde per la Francia, la crisi militare d’Algeria produsse il colpo di stato. Questa analogia mi coinvolse nella ricerca di figure della storiografia antica. Mi sono poi convinto che il più moderno, il più politico, il più profondo di questi storici a noi giunti, fu esattamente Tucidide che ha fondato la storiografia così come noi la pratichiamo».


A proposito del metodo di Tucidide: vale anche nell’era digitale?


«L’era digitale non può cambiarlo, il metodo della ricerca della verità storica è sempre lo stesso: raffrontare le varie fonti, vedere come sono fondate, se hanno o meno una base. I mezzi tecnici rendono il lavoro più facile; noi oggi però abbiamo a che fare con una quantità sterminata di fonti; il primo lavoro è addirittura una preselezione, inevitabilmente soggettiva. Forse lo stesso Tucidide si sarebbe spaventato».


Qual è stato il suo metodo, quello che l’ha portata a nuove “scoperte”?


«L’analisi biografica e testuale mi ha molto aiutato e guidato. È così emerso dalla mia ricerca che un’opera tramandata come autonoma, Le Elleniche di Senofonte, comincia in un modo tale da rendere evidente che all’origine era unita all’opera di Tucidide, forse erano i suoi appunti. Questo è stato per me un punto di partenza, la storia del testo che diventa storia delle persone che hanno scritto quel testo».


C’è la possibilità che la guerra del Peloponneso diventi una pièce teatrale?


«Non è escluso che ciò accada, dentro l’opera di Tucidide c’è un testo drammatico, incorporato nel 5° libro: lo scontro dialettico tra gli ateniesi e i meli».


Quali scoperte di Tucidide restano inequivocabili?


«Ciò che lui fa emergere chiaramente è che ogni guerra esterna diventa una guerra civile. La nostra seconda guerra mondiale è diventata una guerra civile all’interno dei paesi combattenti, contro le dittature fasciste. Come autore che ha scritto di storia di cui fu lui stesso partecipe, vale invece la formulazione famosa che adopera all’inizio: la ricerca della verità è difficile».

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