Giovedì 08 Dicembre 2016 | 21:05

L'INTERVISTA: MANUEL AGNELLI

Dal Velvet a X Factor: un rabbioso ritorno

Il leader degli Afterhours alla festa di addio: «Qui ci hanno sempre seguito»

Dal Velvet a X Factor: un rabbioso ritorno

RIMINI. Con un album in uscita e una nuova avventura davanti, il frontman degli Afterhours Manuel Agnelli arriva questa sera sul palco del Velvet di Rimini per contribuire alla festa di addio del locale.
In compagnia del violinista Rodrigo D’Erasmo, il cantante milanese proporrà al pubblico il set che recentemente lo ha visto affiancare Greg Dulli (voce degli Afgan Whigs) nel suo tour europeo, portando una rivistazione, «ridotta ma non troppo acustica», di alcune canzoni dell’importante gruppo rock italiano.


Dopo quattro anni di silenzio, gli Afterhours tornano nei negozi con Folfiri o folfox, disponibile dal 10 giugno in tre versioni: doppio cd («non perché fosse figo farlo ma perché la lunghezza di quello che volevamo raccontare lo richiedeva»), vinile ed edizione numerata e autografata.


Agnelli, il Velvet chiude. Con gli Afterhours avete suonato qui molte volte: che ricordi ha?


«È stato uno dei locali che ci ha accompagnati all’inizio: paradossalmente è stato uno dei pochi che da subito trattava noi musicisti come i promoter trattano un gruppo internazionale, dandoci rispetto, credibilità e molta emozione. Ha segnato la differenza rispetto ad altri locali in Italia, non solo per quanto fosse bello, per la qualità della programmazione, il prestigio e la soddisfazione che ci regalava, ma anche per l’atmosfera che faceva respirare: ci siamo sempre trovati in sintonia con Thomas (Balsamini), Mirco (Veronesi) e Lucia (Chiavari), vedendoli come compagni di percorso anche perché condividevamo la stessa idea di musica. Ricordi ne ho molti, pochi che si possano raccontare (ride): spesso dopo aver suonato ci fermavamo a fare festa, diversamente dagli altri locali che chiudevano subito e ti sbattevano fuori. Venivamo spesso anche a vedere concerti e abbiamo organizzato diversi eventi con lo staff: è stato un vero punto di riferimento».


Con gli Afterhours tornate sulle scene dopo quattro anni e un periodo difficile. Che cosa è cambiato rispetto a Padania, il vostro precedente lavoro in studio?


«Quando capitano eventi così grandi, spesso si arriva a dei cambiamenti a cascata ed è come se si andasse a cercare la sincerità nelle proprie vite. Da adulti cerchiamo di mettere e tenere in piedi rapporti accettando compromessi solo perché crediamo che siano giusti e che sia la vita a richiederlo. Dopo questi avvenimenti così importanti, però, noi non li volevamo più tollerare e abbiamo scelto di vivere fino in fondo tutto quello che potevamo vivere. La formazione è cambiata perché a livello personale eravamo marci: in alcuni casi è stato un processo doloroso mentre in altri si è rivelato più ostico e antipatico, ma comunque necessario. A livello personale c’è stato un cambio nella scala dei valori: non mi importa più di cose che consideravo incisive e ho invece recuperato aspetti che, per il lavoro, gli amici e gli impegni, avevo messo da parte. Nel disco questo si è riflesso in una voglia di libertà e di rimescolare le carte dal punto di vista sonoro ma la musica per me è sempre rimasta un linguaggio, una salvezza, una fortuna che mi permette di buttare fuori le tossine. Folfiri o folfox è un album energetico, rabbioso, pieno di reazione».


Ha accettato la proposta di X Factor di partecipare come giudice alla prossima edizione, fatto che ha scatenato anche molte critiche nei “puristi”: come pensa di poter coniugare due mondi così distanti?


«Non li voglio coniugare, non posso pensare di entrare in un format così consolidato e cambiare le cose, sono molto più modesto. Vado a portare il mio punto di vista, simile a quello di molti altri, che nei talent non c’è: la visione della musica come percorso e come urgenza, non come carriera; la volontà, la necessità di farla perché il tuo linguaggio è quello, non nell’ottica di fare successo. Il talent non è un punto di arrivo ma una tappa dalla quale imparare molto, e non è nemmeno un male in sé: è peggio il fatto che in televisione ci sia solo quello a rappresentare la musica. Spero inoltre che questa esperienza mi dia la possibilità di essere più incisivo e avere più peso con progetti che porto avanti da un po’, come organizzare iniziative culturali o snellire la burocrazia opprimente legata al mondo della musica».

Lascia il tuo commento

Condividi le tue opinioni su Corriere di Romagna

Caratteri rimanenti: 1000