Mercoledì 28 Settembre 2016 | 02:02

Icons and women

Forlì, tutti pazzi per Steve McCurry

Ultimo giorno ai Musei San Domenico per visitare la mostra del fotografo americano, grande interprete del nostro tempo

Peshawar, Pakistan, 1984 COPYRIGHT STEVE MCCURRY

Peshawar, Pakistan, 1984 COPYRIGHT STEVE MCCURRY

Il numero dei visitatori raggiungerà oggi le 70.000 presenze: previste attese di 4/5 ore

FORLÌ. Gli sguardi e i colori, il movimento colto in uno scatto e la quiete dell’immagine: ultimo giorno, oggi, per la mostra Icons and women che la Fondazione Cassa dei Risparmi e l’Amministrazione comunale di Forlì hanno dedicato a un grande interprete del nostro tempo come il fotografo Steve McCurry. Si stima che il numero dei visitatori ai Musei San Domenico raggiungerà oggi le 70.000 presenze , un successo importante per una mostra fotografica, un successo che ha creato anche qualche disagio negli accessi: e per la giornata di oggi, si temono attese persino di 4/5 ore.


«Un pubblico simile è senz’altro un indiscutibile successo – commenta Monica Fantini, vicepresidente della Fondazione, ma anche colei che ha “inventato” a Forlì la Settimana del buon vivere da cui anche questa mostra è nata –. McCurry è un maestro della fotografia, un artista di grande richiamo grazie alla forza di immagini che raccontano il mondo, e già durante la Settimana del buon vivere l’incontro con lui aveva fatto segnare un tutto esaurito. La mostra però ha avuto un riscontro davvero inaspettato anche grazie alle tante novità, alle immagini inedite rispetto alle esposizioni di Monza e Roma, alla forza del racconto costruito per la nostra città, un racconto che si lega ai temi del buon vivere e sottolinea la centralità della donna».


Icons and women non è quindi un evento estemporaneo, anche se forte, ma una tappa di un viaggio.


«Ed è nato dalla progettazione sulla Settimana del buon vivere per cui avevamo pensato a un ospite capace di un confronto aperto sui temi che rendono la vita degna di essere vissuta. McCurry rappresentava in quest’ottica l’esponente di un linguaggio per noi inedito: così, con i buoni uffici di Gianni Riotta, abbiamo contattato il fotografo a New York… e lui subito ha accettato di collaborare. A ciò si sono aggiunte la lungimiranza della Fondazione e la collaborazione con l’assessorato alla Cultura del Comune: da questo lavoro di squadra nasce un percorso d’impatto, una storia nuova per Forlì con una centralità femminile che vuole esprimere anche un senso di fiducia nel superamento di sessismo e violenza, come emerge dall’accostamento nell’ultima sala fra l’immagine di Sharbat Gula, la ragazza afghana della celebre copertina del National Geographic, e la splendida Ebe di Canova».


Siete riusciti a cogliere i segreti del laboratorio di McCurry?


«Ho avuto il privilegio di accompagnare McCurry nelle sue giornate a Forlì: per lui ogni foto è un’attesa, ma lo scatto perfetto non è un esercizio di stile, bensì una ricerca di contenuto che mira a suscitare emozione… un atteggiamento costante per lui, quando rischia la vita nei suoi reportage dalle zone di guerra o, come gli abbiamo visto fare, se fotografa una signora in bicicletta nelle vie di Predappio».


Una cifra coerente…


«Una grande attenzione per quello che vede, e una ricerca della storia che sta dietro ogni scatto, in una sfida continua alla ricerca dell’immagine che denunci e scuota».


Tanti i giovani.


«Moltissimi, che poi hanno diffuso in maniera virale le immagini della mostra: non i grandi gruppi, ma un pubblico attento, attirato dal passa-parola».


E adesso?


«Un successo del genere ci interroga, in positivo, sull’interesse e sulle elaborazioni che una mostra come questa permette. Con il Comune stiamo pensando al futuro, a un percorso non casuale, attento a quella storia nuova che il territorio sta elaborando e al cui centro stanno i temi del buon vivere».

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