Venerdì 30 Settembre 2016 | 08:38

L'INTERVISTA

La poesia come autoritratto

Il Pasolini di Luigi Lo Cascio

La poesia come autoritratto

Luigi Lo Cascio

RICCIONE. “La bella stagione”, la rassegna a cura di Riccione Teatro, promossa dall’Istituzione Riccione per la cultura e Ater, aprirà i battenti sabato 19 dicembre dando appuntamento al Palazzo dei Congressi con “Sing and swing”, un affascinante performance di Massimo Lopez sulle sonorità degli anni Trenta, Quaranta e Cinquanta. La serata successiva, domenica 20 dicembre, verrà invece inaugurata la programmazione teatrale dello Spazio Tondelli, nuova casa delle arti di Riccione. Qui Luigi Lo Cascio presenterà “Il sole e gli sguardi. La poesia di Pier Paolo Pasolini in forma di autoritratto”.
Attore di grande talento, già premiato con la Coppa Volpi, il David di Donatello, il Globo d’oro, il Ciak d’oro e il Nastro d’argento, Luigi Lo Cascio ha ideato e interpreta uno straordinario omaggio alla poesia e alla vita di Pasolini.
“Abbiamo perso prima di tutto un poeta” urlava Alberto Moravia all’indomani della morte del suo amico, scegliendo così, tra le innumerevoli manifestazioni dell’ingegno di Pasolini – intellettuale, romanziere, cineasta, critico, saggista, drammaturgo – proprio la dimensione lirica. Partendo dalla sterminata produzione poetica di questo ingegno multiforme, lo spettacolo imbastisce una sorta di autoritratto. Ne viene fuori un unico discorso, attuale e profetico, in cui Lo Cascio si supera, accompagnato dai suggestivi disegni di Nicola Console.
Lo Cascio, come ha lavorato sul materiale poetico per farlo diventare drammaturgia?
«È stato molto difficile – racconta l’attore –. La scelta che ho dovuto fare rispetto a tutto il resto rappresenta un sacrificio colossale, ma questo l’ho dato come punto di partenza inevitabile. Leggere tutte le poesie di Pasolini è già un’impresa, sono migliaia e migliaia di pagine che si tradurrebbero in giorni e giorni di spettacolo. Ho cominciato a leggerle senza un criterio ben preciso, cercando quello che mi colpiva o la bellezza, ma anche dopo la prima lettura ce ne erano centinaia che avrei tenuto. Dopo una seconda lettura ho capito che stavo scegliendo quelle in cui veniva fuori un Pasolini più intimo, meno legato immediatamente alla polemica politica o al suo lato da pedagogo. L’ho capito però solo a posteriori rispetto alla mia scelta. Ne emerge così una figura più fragile e vulnerabile. Da queste pagine Pasolini sembra raccontare di sé come se scrivesse su un diario intimo. Molti scritti rappresentano poi un’officina per sperimentare, uno zibaldone o raccolgono spunti su cui avrebbe lavorato anche in altri modi con progetti futuri. Rivolgendosi a se stesso scava nei suoi sogni, nelle apparizioni e nelle meditazioni solitarie. Ma sin da subito si percepisce in ciò che scrive la consapevolezza dello sguardo dell’altro, di colui che si sarebbe trovato davanti le sue poesie e in questo aspetto è fortemente teatrale. La poesia quindi è intesa come testimonianza volta a incontrare necessariamente lo sguardo dell’altro».
La poesia incontrerà anche l’arte e la musica in scena...
«Sarò accompagnato dal gesto di Nicola Console e dalle scene di Alice Mangano. Inoltre avranno un ruolo importante le musiche di Andrea Rocca, che sono state composte appositamente per lo spettacolo durante le prove. Grazie alla presenza in scena di Nicola, prenderà forma l’arte dal vivo che evoca il modo in cui Pasolini concepiva la pittura, che poi sfocerà nelle sue inquadrature cinematografiche. Si riflette inoltre il tema dello sdoppiamento, dell’alter ego e della meditazione sui sosia: temi cardine della sua poetica».
Buio in sala alle 21.
Info: 320 0168171