Venerdì 30 Settembre 2016 | 13:45

RAVENNA FESTIVAL

Musica e guerra oltre la retorica

"Le vie dell'amicizia" approdano a Redipuglia, Muti dirige la "Mozart" ricordando Abbado

Musica e guerra oltre la retorica

RAVENNA. «Le operazioni culturali sono un processo lento, ma i risultati durano nel tempo e il 25° anno di Ravenna Festival è il fantastico riconoscimento di un’impresa che attesta ciò che è possibile creare in una città quando c’è qualcuno che davvero lo desidera»: le parole del grande violoncellista Yo-Yo Ma – con l’augurio intonato “in coro” con Riccardo Muti e Giovanni Sollima – arrivano da Chicago. E sembrano rispecchiarsi perfettamente in quelle con cui il sindaco Matteucci ha dato avvio alla presentazione ufficiale del cartellone 2014: «In questo quarto di secolo Ravenna Festival si è conquistato un posto d’onore nel cuore dei ravennati e si è ritagliato una posizione di prestigio a livello internazionale. Siamo orgogliosi del nostro Festival». Orgoglio testimoniato prima di tutto dal pubblico che ieri mattina affollava il teatro Alighieri, per quello che, appunto è divenuto parte viva e irrinunciabile della città, «la tessera più preziosa del suo mosaico culturale e il punto di forza nella sua candidatura a capitale europea della cultura». E orgoglio giustificato dai numeri, quelli riportati dal sovrintendente Antonio De Rosa: «In 25 anni 830.000 sono stati i biglietti venduti per un ricavo di oltre 18 milioni di euro; un bilancio in pareggio e il 49% dei costi reinvestiti nel territorio… il festival non è solo arricchimento culturale, ma anche fonte di crescita economica». Onore dunque a chi, un quarto di secolo fa, ha creduto in tutto questo: a Cristina Muti che da allora non ha mai smesso di lavorarci, eppoi a chi ha posto le basi perché potesse avverarsi, Mario Salvagiani. L’ex sovrintendente, chiamato a sedere in palcoscenico insieme a tutto lo staff direttivo, ricorda non senza commozione le prime edizioni affidate a Roman Vlad, poi la presenza fondamentale del maestro Muti e momenti significativi come il primo viaggio dell’amicizia a Sarajevo e la nascita dell’Orchestra Cherubini.

Ma veniamo all’oggi, al tema attorno al quale, dal 5 giugno all’11 luglio, si snoderanno gli spettacoli nel segno, come sempre, della multidisciplinarietà – teatro, cinema, letteratura, musica, opera, danza – : 1914: l’anno che ha cambiato il mondo. Dunque, la Grande Guerra, «il bagno di sangue che ha segnato – spiega il direttore artistico Franco Masotti – , con il crollo della società e delle certezze europee ottocentesche, l’inizio del secolo breve, e che al di fuori di ogni retorica ancora oggi appare inspiegabile». Evento tragico e affascinante che, in questa “presentazione” da qualche anno divenuta momento di riflessione e insieme di spettacolo, irrompe in palcoscenico col suono malinconico di un coro alpino: «Se la prima liturgia nelle basiliche – ricorda il direttore artistico Angelo Nicastro – sarà dedicata alla Messa degli alpini trentini, la seconda avrà per protagoniste le voci francesi, dell’altro fronte». Poi, con l’incedere di un somaro avvezzo alle più dure fatiche, e col bianco e nero di J’accuse di Abel Gance, primo film antimilitarista (del 1919), che sfuma nell’imponente architettura del Sacrario di Redipuglia. È lì che, dopo il concerto al Pala de André, approderanno quest’anno le Vie dell’Amicizia, ancora una volta con la direzione di Muti, che però salirà sul podio anche per ricordare il grande Claudio Abbado, riunendo insieme la “sua” Orchestra Mozart e la Cherubini. Ma, sempre in ambito sinfonico, torneranno al Festival anche altri direttori prestigiosi: Kent Nagano, Yuri Temirkanov, Valery Gergiev. Ancora, a dar conto del caleidoscopico programma, sfilano anche il soprano Damiana Mizzi a ricordare l’esperimento dei giovani inglesi di OperaUpClose, che rileggeranno opere come “Bohème” ed “Elisir d’amore” ai tavoli del nuovo “Mariani”; eppoi il controtenore Carlo Vistoli che intona gli arditi cromatismi di Carlo Gesualdo da Venosa, a cui saranno dedicati il lavoro di Roberto de Simone e quello di Giovanni Sollima. E, oltre alle giovanissime danzatrici delle scuole ravennati (cui è riservata la nuova creazione di Micha van Hoecke), sfila anche uno Sganapino soldato, che mosso da Sergio Diotti sarà uno dei protagonisti al restaurato Palazzo Rasponi dalle Teste.

Info: www.ravennafestival.org.

 

 

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