Lunedì 05 Dicembre 2016 | 01:26

DEBUTTO A RIMINI

Jovanotti nel palasport

«Mi ha colpito e commosso questa “generazione Bataclan” per la quale la musica è il luogo dell’incontro»

Jovanotti nel palasport

Foto di Michele Lugaresi

RIMINI. E via, sold out anche la data di oggi, la seconda a Rimini dopo l’esordio di ieri sera del tour “Lorenzo nei palasport”. Jovanotti incontra la stampa dopo la prova generale del 18 (a cui ha ammesso gratuitamente i portatori di handicap) e sottolinea che il 105 Stadium «suona male», un po’ come tutti i palas. Ma ascoltando il live, risulta un dettaglio: si è così tanto avvolti dalla musica e dalle immagini che non c’è spazio per pensare, ma solo per ballare e cantare. Lui è la ciliegina su una torta elaboratissima, dietro c’è un lavoro immenso di decine di persone e tanti soldi spesi, e si vedono tutti, eccome!

Partiamo dal palco e dai suoi protagonisti: alle spalle di Jova la band composta da Saturnino al basso, Riccardo Onori e Danny Bronsini alle chitarre, Franco Santarnecchi al piano, Cristian “Noochie” Rigano alle tastiere, Gareth Brown alla batteria, Leonardo Di Angilla alle percussioni; e poi la sezione fiati: Federico Pierantoni al trombone, Glauco Benedetti e Mattia Dalla Pozza ai sax, Antonello Dal Sordo alla tromba. Affiatati e potenti. Dietro di loro un enorme mega screen (300 metri quadri) suddiviso in tre triangoli sul quale scorrono video inediti. Dallo schermo parte la punta di una passerella a forma di cuneo che penetra la platea con la sua base. Ma non è una semplice pedana, poiché è essa stessa un maxi schermo, un walk screen alla maniera del video di Billy Jean di Michael Jackson. Ma in realtà molto di più: proietta video, testi, contenuti visual di ogni tipo, si trasforma in un pianoforte da suonare con i piedi… Mai come questa volta, vale la pena di allontanarsi dal palco e godersi lo show dalle gradinate. È un concerto dove la parte visuale è fondamentale. Basti pensare alle luci, che tra led e laser si muovono su distinti binari, contrastanti e complementari. E poi le tante telecamere che rimandano l’immagine di Lorenzo che si scatena in costumi belli e coloratissimi, come un mantello alla James Brown e un gonnellino di lunghe frange a strisce (hanno collaborato Maria Grazia Chiuri e Pierpaolo Piccioli, direttori creativi di Valentino).

Ma certo, la parte più importante la fa la musica. Sono 24 i brani in scaletta più due bis. Lorenzo l’ha pensata come uno show in tre atti. Il primo dark ed elettronico; il secondo lento ed emozionante («pezzi che mi chiedono i fan») e il terzo r’n’r e funky.

Dopo la prova, commenta così: «Il mio pubblico è molto vario, devo dargli un’idea larga che abbracci tutte le età e le atmosfere. È diverso dagli stadi, anche se i palas non hanno una dimensione intima, ma più ibrida. Dopo Parigi era difficile andare in tour. Ci siamo chiesti: che c… stiamo facendo?! Ma non serve parlarne, c’è tutto nella musica. Comunque mi ha colpito e commosso questa “generazione Bataclan” per la quale la musica è il luogo dell’incontro… Però non ho mai pensato di cancellare il tour».

A un musicista pacifista come lui e cosmopolita come pochi, non si può chiedere di più.

Dopo il trionfo di “Lorenzo negli stadi” che con 500 mila spettatori ha dominato l’estate 2015, non è difficile prevedere un enorme successo anche per questo “Lorenzo nei palasport”. I brani sono totalmente riarrangiati e sono proposti in forma suggestiva, come i lenti, o esplosiva come Penso positivo in una versione groove che spacca davvero, una botta straordinaria di adrenalina funk. Ma ci sono tanti momenti divertenti e particolari: quando rifà il verso al Michael Jackson di Wanna be starting something o quando scherza con Tempo, prima veloce, poi lenta, poi velocissima. Il rimando tra musica e immagini è continuo: sul video scorrono i fumetti di Davide Toffolo (della band Tre Allegri Ragazzi Morti) sul gorilla e la bionda, ma anche quelli delle Superchicche di Cartoon Network; poi vi si legge un estratto da Anna di Nicolò Ammaniti; si trasforma in uno stereoscopio, quella falsa macchina fotografica che andava di moda decenni fa, con la quale, premendo un pulsante, scorrevano in successione immagini da cartolina. E ancora: il video dedicato all’amico Valentino Rossi (Jovanotti ha “firmato” la colonna sonora della MotoGp 2015 su Sky); le immagini del tour estivo; qualche ripresa girata sulla spiaggia di Rimini. Poi la pedana proietta una fune sulla quale lui si muove in equilibrio come se fosse sul vuoto.

Una delle parti più emozionanti dello show è quando abbandona il palco per rimettersi alla consolle come ai tempi di «Mi chiamo Jovanotti e faccio il dj, non vado mai a dormire prima delle 6»… Ed è chiaro che se si mettesse a fare dj set in giro per il mondo, non sarebbe certo da meno di Guetta, Avicii, Tiesto, Bob Sinclar e compagnia bella. Pompa a manetta!

Ma Jova è anche un gran romanticone. Spiega il testo di Ragazza magica come «un padre che chiede alla figlia di essere coraggiosa, tenera, attenta e libera»; ribadisce che «l’amore è la cosa più importante che c’è»; e chiude con un messaggio: «Le parole sono come stanze in cui entrare. E io ve ne lascio una: coraggio».

Due ore e mezza di grande ritmo («di più non ce la faccio» confessa), dalle quali rivela di riprendersi facendo il bagno immerso nel ghiaccio: «Provatelo, vi cambia la vita!».

Per gli spettatori sono soldi spesi bene: questo è lo spettacolo di Jovanotti, e nessuno fa una cosa del genere oggi in Italia.

A bailar!

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