Sabato 03 Dicembre 2016 | 05:36

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MUSICA

La "romagnolitude" dei Nobraino

Domani esce il nuovo disco del gruppo riccionese, anticipato dal singolo "Bigamionista

La "romagnolitude" dei Nobraino

 

RICCIONE. Si presentano all’avvio del nuovo anno con un singolo divertente, che preannuncia un nuovo album, i riccionesi Nobraino, band in attività dalla fine degli anni Novanta, con una storia ricca di riconoscimenti importanti a livello nazionale.

“Bigamionista” è il titolo del brano pubblicato il 10 gennaio, mentre l’uscita dell’album completo è prevista per domani, 4 febbraio. Come dicevamo si tratta di una canzone divertente nel testo e nei suoni, che racconta di un camionista bigamo, con sorpresa finale.

Ce ne parla direttamente Lorenzo Kruger, voce, leader e frontman del quintetto romagnolo: «C’è questo camionista che decide di avere due mogli nella tratta che fa, tra Marsiglia e Siviglia. Molto altro non c’è; la canzone gioca sulle rime e i giochi di questa storiella. Non ci sono significati nascosti, anche se io credo che un’opera, canzone, film, quadro, funzioni bene quando genera suggestioni e significati in chi la legge, quindi lascio a chi la ascolta trovare altri significati.»

Il pezzo punta molto, come lei dice, sulle rime: è solo questo il motivo per cui avete scelto Siviglia e Marsiglia?

«Credo solo per una questione di rima; dico “credo” perché l’ho scritta un paio d’anni fa, e sinceramente non ricordo esattamente perché ho scelto Marsiglia e Siviglia».

Questa tratta ha però influenzato anche il vostro suono, perché il pezzo e ricco di riferimenti latini, etnici e di fiati da fanfara.

«In questo c’è l’impronta del produttore, perché l’arrangiamento di base era piuttosto funk-rock, poi quando siamo passati in sala d’incisione tutto è diventato più didascalico, inserendo suoni che potessero ricordare e sottolineare quel tragitto».

La stessa operazione viene fatta anche per la vostra immagine, perché le foto di promozione più recenti vi vedono vestiti in maniera bizzarra, con abiti di stile etnico e quasi circensi.

«In realtà non c’è premeditazione, perché non ne saremmo capaci. Forse anche noi captiamo quello che c’è nell’aria, perché il multietnico sarà probabilmente il leitmotiv dei prossimi anni. Ci prepariamo a una futura possibile convivenza, se smettono di affogarli in mare…».

Ci anticipa qualcosa del nuovo album, che uscirà il 4 febbraio?

«Io lo trovo molto in linea con quello precedente, una continuazione del nostro lavoro. Non credo molto nei “momenti di svolta”, ma piuttosto in un continuum tra concerti, incontri vari e dischi; alcuni dei brani che finiranno in questo album sono stati scritti prima dell’uscita di quello precedente, altri scritti adesso non ci finiranno e magari faranno parte di un disco successivo: è una lenta e fisiologica evoluzione in cui c’è poco di concettuale».

Finora avete mantenuto riserbo sul titolo: ce lo può rivelare?

«Fino adesso non l’abbiamo comunicato: chiamiamolo L’ultimo dei Nobraino. Ci sarà un video in cui giocheremo un po’ su questo titolo, e solo allora si scoprirà veramente se sarà proprio questo il nome del disco».

Il 28 febbraio partirà il tour, che toccherà la Romagna il 1° marzo al Vidia di Cesena e il 24 maggio al Velvet di Rimini.

Cosa vi portate della vostra “romagnolità” in giro per l’Italia?

«In effetti siamo abbastanza riconosciuti per questo, e speriamo di rendere un buon servizio alla nostra regione. Sul disco c’è anche un brano dedicato alla nostra terra. La nostra “romagnolitude” credo si traduca nel fatto che abbiamo l’intrattenimento nel dna; noi romagnoli dobbiamo sempre sapere che l’ospite stia bene, che abbia mangiato bene, che si diverta. Abbiamo una sorta di senso di responsabilità verso il benessere dell’ospite».

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