Venerdì 09 Dicembre 2016 | 10:37

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LIBERTY

Lo stile del piacere di vivere

Il grande evento ai Musei San Domenico di Forlì

Lo stile del piacere di vivere

FORLÌ. Questa mostra piacerà e avrà un grande successo di pubblico. È facile dare ragione al presidente del comitato scientifico Antonio Paolucci che così ha vaticinato su Liberty. Uno stile per l’Italia moderna, l’esposizione che si apre oggi ai Musei San Domenico di Forlì.

 

Trecento pezzi per raccontare gli anni felici che hanno preceduto lo scoppio della prima guerra mondiale, quando le conquiste del progresso sembravano preludere a decenni di florida spensieratezza. Che lo si chiami “Liberty”, come in Inghilterra; “Art nouveau” come in Belgio e Francia, “Jugendstil”, come in Germania, “Secessione” come in Austria, “Modernismo” come in Spagna, o “Floreale” come usava un tempo in Italia, lo stile della nuova borghesia è fatto di volute eleganti, di piante e fiori, di ritratti femminili eleganti e sinuosi. Anzi, una intera sala è dedicata alle donne: non alle artiste, ma alle protagoniste delle tele. C’è “La passeggiata al Bois de Boulogne” del grande ferrarese Boldini e poco più in là la sua magnifica “Signora in rosa”, c’è il “Busto di donna” del faentino Baccarini e il “Ritratto di Ellade Crespi Colombo” di Alciati.

Ma la mostra prende idealmente il via dal lascito dei Preraffaelliti inglesi e da quell’Arts and crafts movement per la riforma delle arti applicate che, nel nome dell’artigianato di qualità, rappresentò una risposta – sociale prima ancora che artistica – all’industrializzazione: ecco perciò che ad aprire il percorso c’è Edward Burne-Jones con “La principessa Sabra” proveniente dall’Orsay di Parigi. Si staglia sulla parete blu ottanio della prima sala (il colore dell’oceano voluto dall’architetto Lucchi) e introduce all’Expo internazionale di Torino, anno 1902.

Adeguato spazio è riservato poi al cenacolo faentino di Domenico Baccarini (Drei, Ugonia, Nonni...). E non mancano in mostra Previati, Wildt, De Carolis, Casorati.

Tra abiti di Fortuny, arazzi colorati, gioielli, manifesti pubblicitari, mobili leziosi (come quelli stilosi di Carlo Bugatti), ceramiche Richard-Ginori e vasi di una eleganza ormai perduta, pittura e scultura hanno un posto di rilievo, e questo è uno degli aspetti più innovativi della mostra forlivese, come spiega il curatore Fernando Mazzocca.

Anche se, sottolinea Paolucci, «il Liberty è uno stile fatto soprattutto per il piacere di vivere, per la casa, per il bagno...». E non c’è niente di male a ricordarlo.

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