Sabato 01 Ottobre 2016 | 12:23

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SALUTI DA RIMINI

Ecco le cartoline-choc firmate da Cattelan

Il Comune si rivolge al noto artista contemporaneo per valorizzare la città. Immagini forti, del fotografo Pierpaolo Ferrari, tratte dalla rivista "Toiletpaper"

Ecco le cartoline-choc firmate da Cattelan

 

RIMINI. Rivolgersi all’artista più provocatorio che c’è in questo momento in Italia e forse nel mondo, per un’operazione culturale che rilanci l’immagine di Rimini? Fatto! L’idea è del sindaco Andrea Gnassi che la spiegherà in dettaglio oggi in conferenza stampa insieme all’assessore alla Cultura, Massimo Pulini.

Ma intanto le foto dei manifesti che Maurizio Cattelan (costate a quanto pare 35mila euro) ha preparato insieme al suo amico fotografo Pierpaolo Ferrari, già furoreggiano sui social, sui siti, sui blog. Si tratta di immagini all’apparenza – ma solo all’apparenza – reclamizzanti prodotti come auto, birra, carne, pesce e patatine, foto molto colorate, realizzate con uno stile anni 50-60. I soggetti? Una inferriata di salsicce; un’auto ricoperta di lattine; una donna in estasi adagiata su un “letto” di patatine fritte; un uomo in erezione; una donna con un bicchiere in mano che viene riempito da un getto di liquido e un’altra sdraiata accanto a un’aragosta gigante.

Su tutte campeggia la scritta Saluti da Rimini e bisogna dire che, immaginandosele su un muro, checché se ne pensi del contenuto, sono di grande impatto. In realtà non sono nuove: fanno parte dell’archivio di Toiletpaper (carta igienica), la rivista d’arte di Cattelan e Ferrari. Ma, si sa, su una rivista di nicchia fanno un effetto relativo, sui tabelloni per le strade cittadine, ne faranno sicuramente un altro. Dovrebbero essere già state affisse, proprio la notte scorsa, e troneggeranno in città fino al 30 settembre, come da progetto curato da Maria Cristina Didero.

A detta dei realizzatori della campagna, «Rimini è la città in cui, nell’immaginario collettivo, gli estremi si sovrappongono. C’è una città che, nell’ultimo secolo, a ogni bivio della storia ha saputo imprimere un’accelerazione, che spesso ha giocato di anticipo con tendenze e costumi dell’Italia via via del boom, dei favolosi anni Sessanta, della congiuntura, dell’austerity, degli anni Ottanta e Novanta sino a oggi, alle prese con un deciso cambiamento».

Al di là del linguaggio scelto, si direbbe che la volontà è quella di esaltare la capacità di Rimini di evolversi.

Sicché Cattelan e Ferrari hanno selezionato «otto scatti potenti e allusivi che catturano i significati simbolici di Rimini, in una narrazione inedita tra nobiltà e criticità dell’Italia intera. Appariranno nei luoghi cruciali per l’identità cittadina a comporre un ritratto disseminato in cui Rimini è sia contenitore che protagonista».

Fin qui la notizia. Come sarà valutata dai riminesi questa iniziativa? Qualcuno potrebbe gettare lì che Rimini mostra in questo modo il suo lato peggiore, fatto di sessismo e commercializzazione spinta. Qualcun altro potrebbe sostenere che Cattelan è solo un provocatore che lascia il tempo che trova, piuttosto che lasciare un segno nel mondo dell’arte. Però resta il fatto che Cattelan è uno degli artisti più quotati a livello mondiale. C’è chi potrebbe sostenere che Rimini deve ormai affrancarsi dall’immaggine stereotipata del divertimentificio anni Ottanta e chi al contrario potrebbe leggere questa operazione proprio come un passo positivo in questa direzione. C’è chi infine potrebbe dire che se la sono cavata senza un grande sforzo intellettuale: le immagini, come detto, sono tratte dall’archivio della rivista “Toiletpaper” e non quindi realizzate espressamente per Rimini, tranne l’aggiunta della scritta Saluti da Rimini. E chi invece potrebbe dire che comunque si adattano perfettamente alla città.

Vedremo che impatto avrà l’iniziativa a livello mediatico. Intanto i social network sono già tappezzati di queste immagini ed è facile immaginarsi da oggi i selfie dei turisti davanti alle mega “cartoline” di Cattelan. Sarà una vittoria comunque? Nel senso di: purché se ne parli? Così insegnò Oliviero Toscani negli anni Ottanta.

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