Martedì 27 Settembre 2016 | 00:27

LUCA CARBONI

Più politico che fisico, guardando al futuro

Il cantautore debutta il 30 gennaio al Novelli di Rimini: «Porto in teatro lo spirito del cd»

Più politico che fisico, guardando al futuro

RIMINI. Era il gennaio del 1984 quando usciva Intanto Dustin Hoffman non sbaglia un film, il primo disco di Luca Carboni. Sono passati trent’anni da allora e oggi Fisico&politico, l’album che celebra il trentennale della carriera del cantautore bolognese, ha conquistato il disco d’oro. Trenta da ricordare. Con una grande festa che toccherà i principali palchi italiani. Il Fisico e politico tour, partirà, infatti, il 30 gennaio dal teatro Novelli di Rimini. Un’occasione per ripercorrere tutti i successi del cantautore bolognese. In scaletta le hit della sua carriera, da Inno nazionale a Persone silenziose, da Ci vuole un fisico bestiale a Mare mare, canzoni per raccontare in modo aperto questi magici trent’anni di musica con lo sguardo rivolto sempre verso il futuro.

Non mancherà Fisico&politico, il brano che ha dato il titolo al nuovo disco a cui hanno partecipato Tiziano Ferro, Elisa, Jovanotti, Alice, Miguel Bosè, Franco Battiato, Biagio Antonacci, Cesare Cremonini, Samuele Bersani. Tutti gli artisti hanno scelto spontaneamente il brano da cantare, quello a cui erano più legati secondo il proprio vissuto e la propria sensibilità. L’album è diventato così un inedito e percorso sentimentale nella musica di Luca Carboni, protagonista da trent’anni della scena italiana. Attualmente è in tutte le radio C’è sempre una canzone, il nuovo singolo scritto da Ligabue tratto da Fisico&politico che ha già conquistato il disco d’oro.

Luca, come sarà questo tour?

«Mi aspetta un piccolo giro nella principali città di Italia dove cercherò di portare in teatro lo spirito del disco. Voglio che il racconto rimanga lo stesso, allegro, spensierato non malinconico o troppo intimo. Deve essere la traduzione del concerto di Bologna in chiave diversa, ma non comunque a discapito dell’energia».

Che cosa ha provato nel ripercorrere la sua carriera attraverso questo disco?

«Non amo guardare al passato, questo lavoro realizzato insieme a tanti ospiti mi ha permesso di farlo con i loro occhi in un certo senso deresponsabilizzandomi e mettendo questi 30 anni di canzoni nelle mani di chi li ha vissuti come spettatore. Ne è scaturita una bella festa dentro al disco che poi si è tradotta in una festa musicale a Bologna lo scorso dicembre. È stata una serata densa di energia, con tanti ospiti non solo del disco ma legati alla mia storia musicale. Sono molto contento si aver festeggiato in questo modo».

L’album Fisico&politico è già disco d’oro; fa ancora effetto dopo trent’anni ricevere tanti consensi?

«Mi dà un’enorme carica vedere che c’è attenzione verso quello che faccio. Anche perché il disco, oltre a proporre i miei vecchi successi, guarda anche avanti. Io infatti sono già proteso verso il prossimo lavoro. Anche questo incontro con tanti colleghi mi ha dato muovi stimoli e nuove energie. Ho voglia di rimettermi a scrivere al più presto. Conto di dedicarmi al nuovo disco già a partire dalla primavera».

Luca Carboni di ieri è molto diverso da quello di oggi?

«È cambiato più il mondo di quanto sia cambiato io. Certo ci sono gli anni che passano, le esperienze che si aggiungono al tuo bagaglio di vita. Da figlio diventi padre. Però ci sono anche tanti punti fermi, quello che sei, l’ istinto verso la scrittura, ma anche l’istinto di fermare un attimo per raccontarlo. C’è sempre una parte che cambia e si evolve intorno, ma c’è anche una parte di te che non cambia mai».

Lei è più fisico o politico?

«Un po’ più politico. Sono sempre stato un po’ sbilanciato verso la parte più riflessiva. Anche sul palco non sono quello selvaggio che si scatena, mi identifico più nel racconto che parte da dentro».

Tante sue canzoni sono successi inossidabili. Cos’è che fa di un brano un pezzo sempre attuale nel tempo?

«Oltre allo stile, alle sonorità e al linguaggio, una canzone per resistere nel tempo e per essere credibile deve avere dentro la verità. Non deve essere uno slogan fine a se stesso concentrato sull’estetica, deve avere un’anima».

Di solito i compleanni sono il pretesto per fare bilanci. Cosa vede quando si guarda indietro?

«Non sono mai pronto a fare bilanci. Non amo tanto fermarmi e guardare indietro. Anche se a volte è importante. Il mio istinto però è sempre stato quello di dimenticare, almeno apparentemente».

Quanto ha influito Lucio Dalla nella sua musica? Le manca molto, oltre che umanamente, artisticamente?

«Mi ha influenzato tanto nel senso che è stato molto importante per la mia storia musicale; mi ha dato tanti stimoli per andare avanti, mi ha spinto a cantare, cosa che inizialmente non ero intenzionato a fare. Mi ha influenzato meno, invece, artisticamente parlando. Non abbiamo linguaggi simili essendo anche di diverse generazioni. Anche se a lui va il merito, tra gli altri, di essere sempre stato attento ai giovani che si dedicano alla musica. A Bologna, e non solo, manca quell’anima che sapeva essere stimolatore di iniziative, di incontri d’arte. Mancano molto il suo carisma e le sue intuizioni».

Ci vuole un fisico bestiale per restare in auge per 30 anni?

«Sono riuscito a restare ancora vivo in questo mondo seguendo il mio istinto senza forzare le cose per esserci a tutti i costo, ma semplicemente con la mia musica. Sono anche felice per come è andata, per essere arrivato fin qui così come sono».

Il pezzo di un cantautore italiano che avrebbe voluto scrivere lei?

«Non c’è un pezzo che avrei voluto scrivere. Non perché non ci sia nessuna canzone che mi piaccia, anzi sono tante le canzoni straordinarie che amo. Ma credo sia bello anche il ruolo di uno che si emoziona per la canzone di un altro. Se ne sento una meravigliosa non subentra in me l’invidia di non averla scritta, quanto piuttosto il lasciarsi trasportare da una bella emozione. È bello trovarsi anche dalla parte del pubblico».

C’è un periodo o una canzone che più di altri ricorda con affetto?

«Ho un amore particolare per il primo album. Del resto il primo amore non si scorda mai. È stato quello del mio esordio, che contiene tanti frammenti della mia adolescenza. L’album dove ho cantato per la prima volta che, nonostante non abbia avuto un grande successo, mi ha aperto le porte della musica e mi ha fatto capire che questa mia passione poteva diventare un mestiere Anche se a seguire poi ho fatto canzoni anche più belle, più centrate se vogliamo, quello è il disco dell’emozione».

Info: Pulp 0541 785708

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