Sabato 03 Dicembre 2016 | 10:38

L'INTERVISTA

Filippo Graziani un pugile sul ring di Sanremo

Il figlio del grande cantautore Ivan Parteciperà nella sezione Giovani

Filippo Graziani

Filippo Graziani

 

NOVAFELTRIA. Finalmente ce l’ha fatta. Ci sarà anche Filippo Graziani dal 18 al 22 febbraio sul palco dell’Ariston per il Festival di Sanremo, nella sezione “Giovani”. Nuova proposta per la carriera relativamente “giovane”, anche se il cognome che porta è indubbiamente da “big”. Filippo, figlio del grande Ivan Graziani, straordinario cantautore abruzzese ma novafeltriese di adozione, presenterà alla prestigiosa competizione musicale il brano Le cose belle. Un altro passo importante nella sua carriera, dopo il grande successo di Viaggi e intemperie, disco e tour in cui il giovane cantautore si è confrontato con le canzoni del padre.

Filippo è cresciuto in un ambiente di artisti, ma non si è impegnato nel settore se non a qualche anno dalla morte del padre, avvenuta quando lui era appena sedicenne; comincia a suonare la chitarra a 18 anni, mentre a 19 con il fratello Tommaso, batterista, comincia a fare serate dal vivo in club e locali di tutta Italia.

«Sono partito per Milano per crearmi i contatti giusti per lavorare. Sono stati cinque anni di fatiche e sacrifici. Mi sono adattato a fare diversi mestieri per sopravvivere, ho lavorato anche in una vineria. Ho avuto la fortuna di conoscere Francesco Sarcina e tutte le Vibrazioni che mi hanno accolto nel loro ambiente aiutandomi moltissimo. Ed è stato proprio durante questa gavetta, quando per pagarmi un mese d’affitto sono stato costretto a vendere una delle mie chitarre, che ho partorito il brano che poi porterò a Sanremo Le cose belle».

È una canzone molto intimista. È una critica alla società attuale?

«Più che altro è una costatazione. Parla della mia generazione, di quelli che come me sono nati nei primi anni Ottanta. Parla di una generazione alla quale sono state promesse tante cose, soprattutto tramite la televisione, che ci ha promesso un futuro roseo. Quindi da un lato la disillusione, dall’altro la realizzazione che siamo una generazione che vive a cavallo tra due secoli e che forse ancora deve capire dove vuole stare. La nostra infanzia è stata nel benessere, e quando è arrivato il momento di crearci qualcosa, l’economia si è arrestata».

Non è la prima volta che tenta di accedere a Sanremo.

«Ci ho provato altre tre volte, l’ultima l’anno scorso. Dodici anni fa ho partecipato all’Accademia della musica. I partecipanti erano soggetti a diverse scremature finché rimaneva un ragazzo solo che poteva accedere a Sanremo tra le nuove proposte. E stata un’esperienza negativa, spronava a una competitività malsana. Non trovo mi sia servita a molto se non a capire che quel genere di strada non mi piace».

Nel video della canzone ha unito la sua passione musicale a quella sportiva.

«Sì, entrambe mi completano. Il pugilato è una parte importantissima della mia vita. È il mio momento di sfogo, mi dà concentrazione. Io credo fermamente che vada esaltato il corpo tanto quanto la mente. Lo sforzo fisico toglie tante tensioni e fa pensare in maniera più lucida e consapevole».

In un momento in cui il successo, grazie alla tv e ai suoi format, può arrivare molto presto, perché ha scelto di percorrere la strada più difficile? Non ha mai pensato di partecipare a un talent musicale?

«No, non è il percorso che mi si addice. Io sono un operaio della musica: scaricare gli amplificatori, suonare nei locali, guardare la gente in faccia e capire dove sbaglio e come posso migliorarmi. Il talent può essere d’aiuto se sei solo un esecutore, non se sei un cantautore con una tua distinta personalità musicale. Per di più usano anche canzoni di mio padre...».

Essere figlio d’arte la infastidisce o la rende orgoglioso?

«In realtà non sento alcun tipo di conflitto. Anzi, io sono un prodotto della musica, sono fatto di quello, sono la dimostrazione vivente che con la musica ci puoi fare una famiglia. Con mio padre ovviamente non mi sono mai messo in competizione né in paragone. Magari riuscissi a scrivere un capolavoro come Agnese, ma chi lo sa. Mio padre era nell’Olimpo dei cantautori italiani, io inizio la mia avventura adesso, ho ancora tutto da dimostrare».

Cosa si aspetta da Sanremo?

«In molti mi conoscono come interprete delle opere di mio papà. Ora voglio far conoscere Filippo Graziani e il suo universo. Vedo Sanremo come un punto di inizio, non di arrivo. È la mia opportunità e non la sprecherò».

Lascia il tuo commento

Condividi le tue opinioni su Corriere di Romagna

Caratteri rimanenti: 1000