PITTURA

Quelle “Impressioni” sul sol levante in Adriatico

La magia della nascita del nuovo giorno nelle opere degli artisti romagnoli Norberto Pazzini, Fortunato Teodorani e Luigi Pasquini

di SERGIO SERMASI

17/09/2018 - 11:09

Quelle “Impressioni”  sul sol levante in Adriatico

"Alba adriatica" di Norberto Pazzini

«…e e’ sòul ch’lavnéva so pianín/ alzènd al brazi e la caméisa/ rossa de dè/ te zil ch’l’aveva frèdd/ ancòura par la nòta» (…e il sole si alzava piano, alzando le braccia e la camicia rossa del giorno nel cielo ancora infreddolito per la notte) scrive Giovanni Maria, Nino, Pedretti, (Santarcangelo di Romagna 1923-Rimini 1981) nella poesia “La matéina prèst” della raccolta “Te fugh de mi paéiş” edito da Forum/Quinta Generazione di Forlì nel 1977. Una metafora straordinaria ed efficace per descrivere la magia della nascita del nuovo giorno.
“Impression, soleil levant” (Impressione, levar del sole) è il titolo scelto da Claude Monet per il quadro eseguito nel 1872 che raffigura il porto di Le Havre immerso nella nebbia del mattino. L’opera viene esposta due anni dopo nello studio parigino del fotografo Nadar, assieme alle opere di artisti della “Società anonima di artisti, pittori, scultori, incisori” tra i quali Pierre-Auguste Renoir, Camille Pissarro, Alfred Sisley, Edgar Degas e Paul Cézanne.
In quella occasione il giornalista e critico d’arte Louis Leroy sulla rivista Le Charivari , scandalizzato dalle opere di questi “schifosi pittorucoli”, li etichetta sarcasticamente “impressionisti” perché incapaci di realizzare opere complete: una definizione che i pittori del gruppo rivendicheranno con orgoglio! Norberto Pazzini (Verucchio 1856-1937) con il grandangolo della sua pittura, fissa l’alba sull’Adriatico dove in lontananza emerge il promontorio di Gabicce sulle tavolette che esegue en plein air pubblicate in “Pittori riminesi della prima metà del Novecento” a cura di Marco Gennari edito da Pazzini di Verucchio nel 2012.
Anche in questo caso si tratta di “impressioni” fissate in fretta per non perdere l’attimo fuggente della variazione cromatica del cielo: una componente essenziale che caratterizza tutta la sua produzione paesaggistica più accreditata.
Sul catalogo della mostra curata da Annamaria Bernucci e Orlando Piraccini dedicata a Fortunato Teodorani (Cesena 1888-1960) alla Galleria Comunale Santa Croce di Cattolica alla fine del 1998, edito da La Pieve di Villa Verucchio, la curatrice scrive dell’artista definendolo «l’ultimo frescante» per le numerose realizzazioni decorative in edifici civili e religiosi, mentre Orlando Piraccini si dedica ai piccoli paesaggi che il pittore dipinge con una tecnica simile a quella impiegata dagli impressionisti quando lavorano all’aperto per fermare rapidamente le suggestioni ed gli aspetti coloristici fugaci del paesaggio. È lo stesso Teodorani che definisce queste tavolette “impressioni dal vero”, ben diverse dalla compiutezza delle sue opere ufficiali. Molte sono piccole vedute marine molto belle, come “Cattolica dal vero” del 1939 immersa nella prima luce del mattino.
Non può mancare in questo piccolo elenco, Luigi Pasquini (Rimini 1897-1977) che rinuncia inspiegabilmente al brillante colore dei suoi acquerelli, pubblicando su “Romagna per lettori e veditori” edito dai Fratelli Lega di Faenza nel 1957, il carboncino bianco e nero, titolato “Meraviglia di veder sorgere il sole sul verde Adriatico (Cattolica)”.

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