IL FESTIVAL

“Dante 2021”, che Paradiso quando il poeta incrocia la musica

Incontri, spettacoli, conferenze e concerti in questa edizione 2018. Al via con il Coro Polifonico di Ruda e l’attore Lorenzo Ciompi; domani c’è il pianista Campanella

di SUSANNA VENTURI

12/09/2018 - 16:02

“Dante 2021”, che Paradiso quando il poeta incrocia la musica

Dopo la piccola serie di riflessioni e letture dantesche, conviviali “hors d’oeuvre”, dei giorni scorsi, il festival che traccia l’avvicinarsi del settimo centenario della morte del padre della lingua italiana, Dante 2021 (frutto della collaborazione tra la Fondazione Cassa di Risparmio di Ravenna e l’Accademia della Crusca), prende avvio oggi pomeriggio, alle 17. Dando vita a un programma che, fino alla prossima domenica, si dipana nel segno di un verso tratto dall’incoraggiamento che Virgilio rivolge a Dante perché affronti con determinazione la risalita dal fondo della bolgia degli ipocriti, «con l’animo che vince ogne battaglia» (Inferno XXIV, v. 53) – allusione diretta a quella determinazione che oggi più che mai è alla base della ricerca e del progresso umani. E che si irradia nel fitto programma di incontri, spettacoli, conferenze e concerti che intrecciano il tema dantesco, svelandone l’attualità globale. Non deve infatti stupire che, agli Antichi chiostri francescani, dopo i saluti “ufficiali” di Ernesto Alfieri, presidente della Fondazione ravennate, di Claudio Marazzini, presidente dell’Accademia della Crusca, e del direttore artistico del festival, Domenico De Martino, la parola passi poi al professore Wen Zheng, docente di Lingua e letteratura italiana all’Università di Pechino, ma anche traduttore in cinese di molte opere italiane, chiamato a testimoniare il grande interesse che la nostra lingua suscita tra gli studenti cinesi e in particolare come proprio l’opera di Dante sia «un importante punto di riferimento per giovani in cerca della propria identità».

Molti saranno poi i protagonisti che si succederanno in questi giorni, tra cui Andrea Giordana, Antonio Tajani, Antonio Patuelli, Stefano Salis, Paolo D’Achille, Stefano Burgassi, Giovanni Maria Flick, Giuseppe Patota, Matteo Ceriana, Virginio Gazzolo, Mario Cannella, Cristiano De André, René De Ceccatty...

Ma già da questa sera emerge il rilievo che questa ottava edizione di Dante 2021 riserva alla musica. A cominciare da “La musica dei cieli”, ovvero dal viaggio (promosso dall’associazione Angelo Mariani) attraverso i dieci cieli del Paradiso a ciascuno dei quali è associato un brano (da Arvo Pärt a Franz von Suppè, da Francis Poulenc a Grigorij Ljubimov fino a pagine contemporanee) affidato al pluripremiato Coro Polifonico di Ruda (Udine), diretto da Fabiana Noro, affiancato dai suoni dell’organo di Manuel Tomadin e dalle percussioni di Gabriele Rampogna, ma anche dalla voce dell’attore Lorenzo Ciompi (alle 21 alla Basilica di San Francesco).

Ancora più stringente sembra poi farsi l’intreccio tra la musica e l’arte del Sommo poeta con “Il Dante di Liszt”, ovvero il concerto-lezione affidato domani sera (ai Chiostri Francescani, sempre alle 21) a uno dei massimi specialisti dell’interpretazione lisztiana, il pianista Michele Campanella, che indagherà l’ispirazione letteraria che permea molte pagine del compositore ungherese, a partire dalla Fantasia quasi una sonata “Après une lecture de Dante” dal secondo degli “Anni di pellegrinaggio”, del 1837, tutto dedicato all’Italia, che aveva visitato con la contessa Marie d’Agoult, e alla sua letteratura – oltre a Dante, Petrarca, ma anche la pittura di Raffaello o gli echi di musica popolare.

Mentre sulla traccia del XIV canto del Paradiso è costruito “Morte e Resurrezione - Thánatos kai Anástasis” (venerdì 14, Basilica di San Francesco, alle 22), sorta di recitar cantando ideato da Stefano Albarello con il coinvolgimento di interpreti capaci di unire occidente e oriente, antico e contemporaneo, fisicità e spiritualità: dalle materica grana delle voci dei Cantori del Miserere di Sessa Aurunca alla levità delle campane di cristallo di Giuseppe Olivini, passando per il misticismo di strumenti quali ney (flauto di canna) e zarb (tamburo). La grande esperienza musicologica dello stesso Stefano Albarello si riverserà infine nell’incontro con le Monache Carmelitane del Monastero di Santo Stefano (nella chiesa di quello stesso monastero, sabato 15, ore 18) dalle cui voci si potranno ascoltare alcune dei canti della liturgia che Dante cita nella Commedia: «sì che m’inebriava il dolce canto» – occasione imperdibile.

Info: www.dante2021.it

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