RAVENNA FESTIVAL

L’Orchestra di Piazza Vittorio: il sogno trasformato in realtà

L’ensemble multietnico romano insegna come si fa vera integrazione attraverso la musica e la cultura

di IACOPO GARDELLI

23/06/2018 - 10:00

L’Orchestra di Piazza Vittorio: il sogno trasformato in realtà

RAVENNA. Piazza Vittorio è diventata a Roma sinonimo di multiculturalismo. Il cuore del rione Esquilino ospita gente di tutte le etnie e di tutti gli strati sociali, da star nazionali come Matteo Garrone ai bottegai cinesi. Un bel libro di Amara Lakous, “Scontro di civiltà per un ascensore di Piazza Vittorio”, scritto nel lontano 2006, spiega bene che strano unicum è diventato questo luogo. Un cuore pulsante che produce scontri e disagi, ma anche integrazione e arte, come dimostra la storia dell’Orchestra di Piazza Vittorio.

Fondata nel 2002 dall’associazione Apollo 11, l’orchestra nacque da un’idea di Mario Tronco, componente della Piccola Orchestra Avion Travel, e del documentarista Agostino Ferrente. È la prima e sola orchestra nata con l’auto-tassazione di alcuni cittadini, creando posti di lavoro e permessi di soggiorno per eccellenti musicisti provenienti da tutto il mondo, promuovendo la ricerca e l’integrazione di repertori musicali diversi e spesso sconosciuti al grande pubblico, e al contempo costituendo anche un mezzo di recupero e di riscatto per artisti stranieri che vivono a Roma, talvolta in condizioni di emarginazione culturale e sociale.

L’Orchestra sarà a Palazzo San Giacomo questa sera alle 21.30, con lo spettacolo “Isola di legno”. Sul palco, un magma multietnico di musicisti, stretti in un’intesa di ritmo e di note, con miscele esotiche e irresistibili fatte di oud e flicorni, flauti andini e chitarre. Una fotografia cangiante e suggestiva intorno alla forma-canzone, che, come spiega Mario Tronco, il capitano della band, «è per noi occidentali una forma scontata, ma non lo è per la musica araba o indiana. La struttura composta da strofa e ritornello è nostra, mentre i musicisti dell’orchestra la trasformano con la loro sensibilità». Ne emerge un ibrido inedito e irresistibile, un racconto a tappe che unisce culture diverse, accostando il folk al jazz, le tablas agli archi, i tamburi ai fiati.

Tra le note della loro musica, un duplice messaggio: «Quello politico, quando ai nostri esordi abbiamo voluto sottolineare come unire culture diverse possa produrre bellezza. E quello musicale». Ovvero, non limitarsi a mettere insieme artisti provenienti da posti esotici ma creare veri e propri background musicali diversi. L’orchestra è diventata così un coro di autori più che un complesso, con un repertorio che ha dentro di sé il sapore del viaggio dei musicisti dalla terra nativa verso Roma, l’incontro tra loro e le loro musiche.

Info: ravennafestival.org

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