L'INTERVISTA

L’anima “elettrica” di Tesla diventa teatro fulminante

Il 22 e 23 giugno al Félix Guattari di Forlì in scena l’ultimo spettacolo dedicato al grande inventore sui cui Masque Teatro indaga da 20 anni

di MARIA TERESA INDELLICATI

21/06/2018 - 11:10

L’anima “elettrica” di Tesla diventa teatro fulminante

“Tesla reloaded. Colorado Springs notes”

FORLÌ. Dopo essere stato rimandato a domani 22 giugno, e dopodomani (sempre alle 21), a causa di una lieve indisposizione fisica del regista Lorenzo Bazzocchi, va in scena al teatro Félix Guattari di Forlì, “Tesla reloaded. Colorado Springs notes” di Masque Teatro. Dedicandolo ancora una volta alla ricerca del grande scienziato e inventore serbo Nikola Testa, Masque indaga in questo spettacolo la natura del fulmine nelle forme che affascinarono lo stesso Tesla per tutta la sua vita: atmosferica, mitica, artificiale.

«Da anni lavoro allo studio delle parti tecnico-scientifiche della grande esperienza di Nikola Tesla, un inventore alle cui intuizioni forse solo oggi si comincia a rendere giustizia pienamente – commenta Bazzocchi –, e penso che continuerò a lavorare sul suo lascito scientifico, anche dopo la messa in opera di questo spettacolo. “Tesla reloaded” mirerà a creare fra scena e platea un flusso di emozioni che trasmettano allo spettatore la “meraviglia”, in questo caso legata all’originarsi del fulmine. La sua forma mitica, quella atmosferica e poi la forma artificiale che Tesla studiava e riproduceva per il trasporto di energia e di messaggi, saranno l’oggetto della nostra performance per la quale però ci ispiriamo anche ad altre fonti, che ci sono sembrate tangenti allo studio di Tesla».

Per esempio?

«Il culto dei fulmini serpentiformi degli indiani Moki, in New Mexico, indagati agli inizi del ventesimo secolo da Aby Warburg: i loro mandala in sabbia raffiguravano figure serpentiformi che spuntavano dalle nuvole, e in queste figure essi identificavano dei “traduttori” fra attività atmosferica e Terra. A questa forma del fulmine noi quindi richiamiamo con la proiezione di fulmini notturni visti da una vetrata come attraverso uno squarcio. Allo stesso tempo, entrerà in scena un grande carro che ricorda il mandala dei Moki, e poi io presenterò una nuova macchina, il “Magnifying transmitter” che Tesla realizzò nel gennaio del 1900 nel suo laboratorio a Colorado Springs. Abbiamo scelto di utilizzare testi non dell’inventore, ma di Emil Cioran, tratti da “La tentazione di esistere”, per un’analisi di questo “oggetto”, atmosferico mitico e artificiale, dalle tante sfaccettature».

Quindi, come in altri spettacoli su Tesla, anche in questo ci sono una macchina e un “esperimento” in scena.

«Sì, e le macchine diventano anche metafora del racconto sul condurre un’esistenza vicina alla propria visione del mondo e ai propri intenti: di qui, la scelta del testo di Cioran. Eleonora Sedioli in questa occasione è attrice e performer: dalle vetrate che si aprono, dopo la visione dei fulmini, avanza il carro-mandala, ed Eleonora sotto di esso, immersa in un mondo botanico rompe con il “macchinismo” che ci domina».

Ma Nikola Tesla compare in qualche modo nello spettacolo?

«Proprio perché il nostro lavoro di questi anni è stato anche un modo di seguire oltre alle intuizioni, la vita e le scelte dello scienziato, nell’ultima parte Tesla appare ormai delirante, prossimo alla morte, mentre si interroga sugli aspetti umani della sua esistenza, sull’ardore disperato che lo aveva portato a una perpetua interrogazione sulla natura dell’uomo e del mondo».

È un percorso, quello su Tesla, che Masque porta avanti dal 2001, da quasi vent’anni: il motivo di tale “fedeltà”?

«Intanto, gli aspetti tecnico-scientifici del suo lavoro: l’elettrodinamica avanzata mi ha sempre affascinato e interessato, insieme allo studio su quella sorta di “miracolo” che è la scintilla, capace di rivelare come la materia e la natura non siano sempre come appaiono. Dietro la solidità senza anima della materia, la scintilla la dice lunga su quello che sta sotto di noi, che è inquietante e ci porta a intuire che esiste qualcos’altro che non avevamo scoperto. C’è chi, quel “qualcosa” lo identifica con Dio… ma comunque la sua intuizione ci fa intendere la possibilità di un’anima, e della trasmissibilità di una “essenza”. Proprio come si trasmettono altre forme di energia».

Biglietti: € 10-5. Info: 393 9707741

Corriere Romagna (©) - 2018 P.Iva 00357860402
logo w3c