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BIENNALE DEL DISEGNO RIMINI

E Fellini inventò “mr Prick”: al castello a tu per tu con Picasso

Una doppia mostra, un assaggio della “fratellanza” tra i due grandi artisti. Nelle caricature dell’organo genitale maschile un registro grottesco diverso da quello delle “culone”

di ANNAMARIA GRADARA

09/06/2018 - 15:00

E Fellini inventò “mr Prick”: al castello a tu per tu con Picasso

RIMINI. Dimenticate le culone. Le donnone, le “ur-donne”, le grandi madri, le Anite, le tabaccaie, le Saraghine, la schiera di amanti e pseudo amanti disegnate a gambe aperte, le gigantesse con la vagina in primo piano: versioni roboanti ed “eiaculatorie” del più compassato, al confronto, Origine du monde di Courbet. Perché la parte più originale e mai vista della mostra di disegni di Federico Fellini Il corpo sognato, ospitata a Castel Sismondo per la Biennale del disegno, è quella dei pricks: a volerlo tradurre volgarmente in italiano – nella versione più soft – dicasi “piselli”. Sono il soggetto dei 42 disegni di Federico Fellini che con tutta probabilità risalgono al periodo delle riprese per il Casanova, tra il 1975 e il 1976. Il grande regista riminese li regalò all’amico e collaboratore Tonino Guerra, probabilmente per ricompensarlo per il contributo dato al film sul libertino veneziano, un contributo non accreditato: Guerra fu infatti l’autore del testo della poesia recitata in Casanova dedicata all’apparato genitale femminile, riveduta dal poeta Zanzotto che la intitola La mona, o mouna.

A “introdurre” la mostra dei 42 disegni di Fellini a Castel Sismondo è giustamente l’uccello meccanico, il marchingegno che compare nel film Casanova, tra i beni del regista de La dolce vita patrimonio del Comune di Rimini. Raffigurazione plastica di un erotismo ludico ma ripetitivo, mortifero come le imprese erotiche del protagonista.

L’aspetto ludico, o per meglio dire autoironico e grottesco, è invece quello che prevale nei disegni di Fellini qui in mostra, autentiche caricature del… pisello: l’organo genitale maschile è l’assoluto protagonista, ritratto da un navigato caricaturista quale è Fellini. Che sembra divertirsi raffigurando quello che potremmo ribattezzare “Mr prick” – un Mr Bean ante litteram in versione soft porn, anche un po’ Pantera rosa – in una carrellata di pose: C’è il prick bambino e il prick vecchio, l’uomo con il prick e il prick senza l’uomo, i prick animaleschi (serpente, aquila), il prick re (Royal prick). Il prick Napoleone e quello (vagamente chapliniano) boxeur, quello che fa le acrobazie (Difficult prick) e quello che gioca alle scommesse (Gambler). C’è anche il prick Babbo Natale (Happy xmas prick, con tanto di panettone Motta!) e lo Scontland Yard Prick, mentre un prick stanco (Tired prick) arrossisce per la vergogna: è la capitolazione del prick!

Riecco le donnone

La donna felliniana è invece la protagonista della sala che precede quella dei prick. Vi si trova una selezione di disegni di proprietà del Comune di Rimini, già visti in altre occasioni. E qui tornano le donnone. L’erotismo debordante – non sempre festoso, spesso segno di inquietudine – felliniano. Sono i disegni del fondo Giacchero (la storica segretaria di Fellini) e del fondo Geleng. Scampoli del Libro dei sogni (Il sogno del cinese), dove le gigantesse tettone/culone furoreggiano, fantasmi onirici all’assalto dell’uomo ombra. O divertissement come la “Donna a gambe larghe su un pene che saluta militarmente”, che pure si presta a “dialogare” con l’autentico pezzo forte della duplice mostra ospitata a Castel Sismondo: la serie di incisioni di Pablo Picasso – 66 tra acqueforti, acquetinte e puntesecche – che il grande artista spagnolo eseguì nel 1968 per illustrare La Célestine di Fernando de Rojas, capolavoro della letteratura iberica pubblicato alla fine del 1400. È il Picasso della maturità (l’artista morirà nel 1973 all’età di 92 anni), di cui il ciclo delle Célestine dimostra una inesausta vitalità creativa.

Fellini e Picasso

A sottolineare la “fratellanza” tra i due grandi artisti del Novecento, non è solo la mostra riminese. Lo ha fatto la città di Malaga, città natale di Picasso, con la mostra “And Fellini dreamed of Picasso” che si è da poco conclusa. Esiste poi non a caso una discreta, seppur forse ancora incompleta, letteratura sull’argomento. Un recente studio, del professor Max Seidel (docente all’Università di Firenze) “Fellini-Picasso. O beauté, monstre enorme” azzarda addirittura ipotesi di diretta influenza di Fellini su Picasso, dopo la visione de Le tentazioni del dottor Antonio a Cannes (1962).

I due però non si sono mai incontrati. Ci andarono vicini, al Festival del cinema di Cannes. Un disegno di Fellini del dicembre 1959 testimonia del desiderio di conoscere di persona l’artista spagnolo. Porta la dedica: «A Picasso con affetto». Raffigura Anita Ekberg vestita da prete, eco dell’episodio de La dolce vita. Ma l’incontro auspicato non avvenne mai.

Fellini incontrò comunque Picasso diverse volte: nei propri sogni. Quattro quelli documentati, di cui tre trascritti e disegnati nel Libro dei sogni (e in mostra a Castel Sismondo). Lo fa entrare “in famiglia”, come è esplicito nel primo sogno disegnato (22 gennaio 1963): «Giulietta ed io ospiti in casa di Picasso, si sta benissimo, si mangia e si beve in allegria. Tutto è semplice, famigliare, antico, che pace, che conforto!» annota il maestro. Nel seguito della narrazione onirica – Picasso tornerà nel Libro dei sogni di Fellini il 18 gennaio del 1967 e nel luglio del 1980 – il grande regista attribuisce al pittore spagnolo uno status onirico di “padre” o “fratello maggiore”, al pari di altre figure via via sostitutive della figura del proprio psicoanalista Ernst Bernhard (come Jung e Orson Welles). Una quarta volta Picasso appare in sogno a Fellini. In questo caso non esiste però un disegno, ma una testimonianza dello stesso regista in cui parla di un «mare buio (in cui) vedevo emergere la testa di Picasso…».

«Perché sogno proprio Picasso? Perché è l’artista con il quale vorrei identificarmi» afferma Fellini in una intervista. «Picasso è come una perenne sorgente. È così grande che mi sembra che abiti l’onirica immaginazione degli artisti come archetipo di tutto ciò che è nutriente» dirà in altra occasione. È al linguaggio junghiano che attinge il regista, forse influenzato dal fatto che lo stesso Picasso, nel 1932, fu il soggetto al centro di un saggio di Jung. Un testo di cui era a conoscenza Fellini: «Più tardi mi capitò di leggere il suo saggio (di Jung, ndr) su Picasso e ne rimasi abbagliato… È stato per me l’aprirsi di panorami ignoti, la scoperta di una nuova prospettiva da cui guardare la vita, la possibilità di fruire delle sue esperienze in modo più coraggioso, più vasto, di recuperare tante energie e tanti materiali sepolti sotto macerie di timori, inconsapevolezza, ferite trascurate».

La visita guidata

Fellini e Picasso: le due mostre a Castel Sismondo spalancano una porta su un paesaggio di fantasticherie e immaginari che si fanno mondo nelle rispettive espressioni raffigurative. Sono visitabili fino al 15 luglio. Sabato 9 giugno (ore 18), introduzione alla mostra Il corpo sognato con Marco Leonetti, responsabile della Cineteca riminese.

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