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ALAN CAPPELLI GOETZ

«L’amore, l’amicizia e la guerra: guardatemi da stasera su RaiUno»

L’attore riminese è protagonista della fiction “Il confine” ambientata durante la Prima guerra mondiale

di GIULIA FARNETI

15/05/2018 - 10:45

«L’amore, l’amicizia e la guerra: guardatemi da stasera su RaiUno»

RIMINI. La storia di una giovinezza interrotta, di sogni traditi e del tentativo di amare e resistere mentre il mondo di Bruno, Ruggero, Franz ed Emma andava in fumo con la consapevolezza che la guerra è comunque un insensato massacro e una sospensione temporanea dalla realtà.

A interpretare Franz martedì 15 e mercoledì 16 su Raiuno sarà Alan Cappelli Goetz, attore cresciuto a Rimini che in questi ultimi anni sta avendo un vero e proprio boom (di recente si è anche vociferato di un suo flirt con la star di The O.C. Mischa Barton).

La fiction “Il confine” è una storia d’amore coraggiosa ambientata nella Trieste multiculturale del 1914, a un passo dal baratro della Prima guerra mondiale. Saranno protagoniste tre anime innocenti messe a dura prova dal destino. Ne abbiamo parlato proprio con il 30enne riminese, fin da piccolo appassionato di teatro e musica.

Cappelli, perché ha deciso di dire sì a “Il confine?

«Mi è piaciuta tantissimo la storia. La Prima guerra mondiale è raccontata da un punto di vista inedito, ovvero quello di tre giovani di appena 18 anni, età in cui non si può essere molto razionali. Il dramma della guerra segna la rottura di un legame d’amore e d’amicizia. Emergeranno due confini: uno è segnato dal conflitto emotivo per la perdita di Emma e del mio migliore amico nella fiction; l’altro è segnato dal conflitto fisico che una guerra comporta».

Veste i panni di Franz Helfert. Ci racconta un po’ di lui?

«È un eroe romantico dall’animo nobile. Un ragazzo costretto a crescere prima del previsto: dovrà infatti compiere scelte molto importanti per dimostrare lealtà nei confronti della donna che ama e del suo amico. Visti i suoi anni, ha pienamente quell’entusiasmo, quella spregiudicatezza e quell’ardore che in età adulta vanno perduti».

La fiction è ambientata nella Trieste degli anni del primo conflitto mondiale. Quale aria si respirava in quegli anni?

«Era la fine di un'epoca, una fine piuttosto violenta. Mi sono documentato molto su quel periodo, ho visto molti film e dialogato molto con il regista e gli sceneggiatori. È un mondo che non c’è più».

Il suo personaggio si ritrova costretto a crescere improvvisamente. Oggi come oggi, cosa vuol dire diventare adulti?

«Vuol dire fare quello che è necessario fare: vivere la vita nel modo più profondo possibile, mettendo ben a fuoco quello che si è imparato, senza smettere mai d’imparare e non dare mai niente per scontato».

La storia che porta sullo schermo è una storia d'amore ma anche di dolore.

«Sono due lati della stessa medaglia, secondo me. Convivono. C’è una gran voglia di innamorarsi e di assaporare il vero amore in tutto e per tutto, dimenticando che però esiste anche il dolore. È proprio quest’ultimo che molto spesso porta a una maggiore riflessione».

Chi è Alan Cappelli Goetz?

«Sono un grande curioso e credo sia stata proprio questa consapevolezza di esserlo a portarmi a fare questo mestiere. Inoltre credo di saper ascoltare, motivo per cui in molti si sfogano con me».

Di padre italiano e madre belga, cresciuto a Rimini, lei è un vero e proprio mix europeo. Lei piace?

«Sono un outsider di Rimini, quando mi trovo altrove, un estraneo a Roma perché non sono un vero romano e un outsider italiano perché sono in parte belga. Posso dire che una parte di me non si sente mai integrata».

Cosa rappresenta per lei Rimini?

«L’ho sempre trovata molto piccola e ho preferito lasciarla, ma tutte le volte che ci torno mi sento a casa: il profumo inconfondibile del mare, l’odore della mia famiglia e la memoria emotiva. Mi ha insegnato molto la disinvoltura e la socialità che reputo fondamentali per il mestiere che ho scelto. Si respira cinema ovunque, grazie a Fellini. Quello che mi dispiace enormemente è che l’Emilia-Romagna Film Commission non investa molto su questo territorio: le numerose catene alberghiere potrebbero essere messe al servizio del cinema; in questo modo, questa sarebbe una seconda economia per la riviera».

Non solo attore ma anche musicista. Quali fini hanno la recitazione e la musica nei confronti dello spettatore e della vita?

«Edulcorare l’esistenza nei momenti di stasi e di malinconia; arricchiscono lasciando, se ben fatti, un segno indelebile».

I suoi prossimi progetti?

«Sarò nella seconda stagione de “I Medici” per Raiuno e parteciperò al film di Alessio Maria Federici».

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