DIODATO

«Adesso andiamo avanti e costruiamo il nostro futuro»

Dopo il Festival di Sanremo in coppia con Roy Paci, e dopo il Primo Maggio a Taranto, sarà protagonista stasera allo Yellow Factory

di GIULIA FARNETI

09/05/2018 - 09:00

«Adesso andiamo avanti e costruiamo il nostro futuro»

RICCIONE. Misurato, multiforme, umile e di una gentilezza un po’ rétro. Con questi pochi aggettivi si potrebbe descrivere Giuseppe Diodato, cantautore fine ma diretto che riesce in maniera forte e silenziosa a entrare nell’anima di chi lo ascolta. Lo abbiamo visto recentemente al Festival di Sanremo 2018 con il suo “Adesso”, in coppia con Roy Paci, per essere poi trasmesso nelle radio di tutta Italia. Attualmente impegnato nell’“Adesso club tour” nei locali della penisola e d’Europa, sarà protagonista con la sua chitarra stasera alle 21 allo Yellow Factory di Riccione per fare una chiacchierata con lo speaker radiofonico Chicco Giuliani di Radio Deejay.

Diodato, quella di stasera è chiacchierata pubblica, l’evento si chiama “Adesso” come il suo brano. Cosa ritiene si debba fare “adesso” in questo preciso periodo storico?

«Ritengo che la sia molto urgente avere un governo. Dovremmo uscire dallo stallo in cui siamo oramai da diversi anni, soprattutto a livello politico ma non solo, per poter andare avanti e costruire insieme il nostro futuro».

Ha partecipato quest’anno a Sanremo insieme a Roy Paci. In cosa, secondo lei, dovremmo «trovare prima o poi il coraggio»? E che cos’è, il coraggio?

«Credo che ognuno di noi debba accettare i cambiamenti del proprio corpo, della propria vita e della realtà che ci circonda; non sempre sono negativi. L’invecchiare, per esempio, porta sicuramente a un lento decadimento fisico ma allo stesso tempo si va incontro a una maturità che a 20 anni non si ha. La vita è un soffio e proprio per questo dobbiamo goderci ogni singolo istante e catturare le emozioni che ci attraversano, per non avere rimpianti. Il vero coraggio è quello di vivere intensamente».

Il 1 maggio è stato direttore artistico del concerto di Taranto insieme all’attore Michele Riondino e a Roy Paci . Il tema del lavoro è un tema che tocca tutti. Per riconquistare fiducia nei confronti dello Stato cosa si dovrebbe fare?

«Si dovrebbero rispettare i principi fondamentali dell’esistenza: nessuno dovrebbe ammalarsi, ferirsi o morire o dover scegliere tra un mestiere e la salute. I rischi non ci devono essere. Il lavoro dovrebbe davvero nobilitare l’uomo gratificandolo, oltre che permettere di dare un contributo alla società. Dovremmo custodire e difendere i diritti che faticosamente siamo riusciti a conquistare nel tempo e non, come invece sembra accadere, spazzare via le nostre fatiche passate».

Chi è Antonio Diodato oggi?

«È un uomo che usa la musica per migliorarsi umanamente, ma soprattutto per conoscersi ancor meglio».

Com’è nata la sua passione?

«In maniera molto semplice. I miei ascoltavano musica e sono cresciuto con l’arte delle note, la stessa che riesce a toccare le corde dell’anima. Ho viaggiato tanto da bambino e ricordo viaggi interminabili con canzoni che cercavamo di imparare. La musica è una compagna di vita che mi ha sempre accompagnato».

La svolta arriva con “Ubriaco”, oggi ubriacarsi d’emozioni è importante?

«Assolutamente sì. Non è facile però, perché subiamo molte distrazioni e ne siamo costantemente bombardati. Per emozionarsi oggi bisogna essere presenti a noi stessi, senza farci fagocitare in maniera malata dalla tecnologia che si vuole sostituire alla vita vera».

Ha anche rivisitato “Amore che vieni, amore che vai” di Fabrizio De André. L’amore è il vero motore della nostra vita?

«Direi proprio di sì. È sicuramente l’emozione più forte, quel qualcosa che ci investe senza troppe spiegazioni; non solo l’amore gioioso ma anche quello che fa soffrire, oltre che la consapevolezza di aver amato appieno. Mi sono molto spesso ispirato proprio a questo sentimento per la mia musica».

Il suo disco “A ritrovar bellezza” è un tributo agli autori e ai compositori della musica italiana. La bellezza può salvare il mondo, come sosteneva Peppino Impastato, di cui proprio oggi ricorre il 40 anniversario dell’uccisione?

«Abbiamo un assoluto bisogno di lei, motivo per cui dobbiamo riconoscerla e tutelarla. Purtroppo abbiamo la tendenza a non renderci conto delle potenzialità e di quanto sia necessaria questa presa di coscienza di quello che conta davvero nella vita. Le nuove generazioni stanno finalmente superando le barriere di una cecità che ultimamente stava prendendo il sopravvento, dimostrando il loro dissenso per mostrare una prospettiva del futuro diversa».

Ha scritto l’album “Cosa siamo diventati”. Si è dato una risposta?

«Forse siamo diventati un po’ distratti nei confronti della vita. Abbiamo strumenti che molto spesso usiamo in maniera malata, ci fanno correre a una velocità esagerata senza permetterci di gustare la bellezza della vita».

I suoi prossimi progetti?

«Per ora cerco di fermarmi il meno possibile, sto facendo un tour che continuerà anche quest’estate e sto scrivendo. A breve uscirà il nuovo singolo».

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