CINEMA

Federico, Tonino, il sogno e la Romagna Addio a Ermanno Olmi, Premio Fellini

Tante amicizie legavano il regista alla nostra terra: per Fellini avrebbe dovuto fare un film da un suo disegno

di MANUELA ANGELINI

08/05/2018 - 11:39

Federico, Tonino, il sogno e la Romagna Addio a Ermanno Olmi, Premio Fellini

Era il 1977 quando Ermanno Olmi vinse la Palma d’Oro al Festival di Cannes con “L’albero degli zoccoli”, il film che lo fece conoscere al grande pubblico. Un film sulla vita dei contadini padani recitato da attori non professionisti e in dialetto bergamasco, la “lingua” della sua città natale.

Olmi, deceduto ieri ad Asiago all’età di 86 anni, aveva un forte legame anche con la Romagna. Nel 2007, infatti, la Fondazione Federico Fellini, per mano dell’allora presidente Pupi Avati, gli attribuì il Premio Fellini. «Dopo Martin Scorsese e Roman Polanski, premiati negli anni precedenti, Olmi fu il primo regista italiano a cui assegnammo il Premio», ricorda Avati. Una scelta che fu presa all’unanimità da tutto il comitato scientifico della Fondazione (Gian Piero Brunetta, Michele Canosa, Maurizio Giammusso, Jean Gili, Angelo Libertini, Vincenzo Mollica, Jacqueline Risset, Gianni Rondolino, Mario Sesti, Giorgio Tinazzi, Sergio Zavoli), che premiò non solo uno dei maggiori protagonisti del cinema italiano ma anche un amico fraterno di Federico Fellini.

Olmi e Federico Fellini

«Fellini aveva questa straordinaria capacità di sognare come atto vitale, e mi fa venire in mente quel tale che diceva che un grande artista è colui che riesce a tirare fuori da una soluzione un enigma», dichiarò all’epoca Olmi, aggiungendo che il Premio che gli era stato consegnato gli poneva un importante carico sulle spalle. In occasione della premiazione infatti, gli venne mostrato un foglio datato 1962, in cui Fellini aveva disegnato un grosso pesce contornato da quattro bambini intitolandolo “Sogno del quarto fratellino coraggioso”. Sotto l’immagine il regista riminese aveva scritto che di quel sogno Ermanno Olmi avrebbe fatto un film. «Io l’ho saputo solo due mesi fa ed è una grande responsabilità», aveva protestato il regista lombardo.

Il ricordo del regista bolognese Pupi Avati

«La cosa che mi legava di più a Olmi era il suo senso del sacro – dice commosso Pupi Avati –. Non so se Ermanno si potesse definire cattolico, ma certo era cristiano, e nei suoi film questo aspetto era molto evidente, specie nella sua attenzione all’essere umano». Un altro elemento di unione tra i due registi era l’amore per la cultura contadina, «la sua più di montagna e la mia di collina», aggiunge Avati, che ricorda anche come Ermanno Olmi «oltre a essere un autore con un suo linguaggio, aveva anche la preoccupazione didattica di trasmettere il know how del mestiere». E il suo modo di fare cinema era molto lontano dallo stile “romano”, svela Avati ricordando «la scuola “Ipotesi cinema” che aveva fondato a Bassano del Grappa». Da molti anni Olmi era malato, conclude Avati, «ma nonostante le sue precarie condizioni di salute aveva sempre continuato a fare il suo mestiere».

Camillo Grassi, attore cesenate
nel cast di alcuni suoi film

Fra gli attori che possono fregiarsi di aver lavorato con il maestro Olmi, c’è il romagnolo Camillo Grassi di Gambettola, classe 1969, esordì nella Bottega del teatro di Mescolini. Nel 2002 fu nel cast del film di Olmi Cantando dietro i paraventi, nel 2014 fu nell’ultimo Torneranno i prati. Il regista era coadiuvato dalla riminese Alessandra Gori. «Lavorare con Olmi equivale a intraprendere un viaggio intimo con se stessi – ammise Camillo al Corriere Romagna – scopri cose di te che neppure sapevi di avere. Il suo cinema ha una connotazione fortemente teatrale nella sua essenza, consona a me che provengo dal teatro. Ti costringe a metterti in gioco, anche con le tue debolezze».

Cordoglio delle amministrazioni
di Rimini e Santarcangelo

Le amministrazioni comunali di Rimini e Santarcangelo ricordano Ermanno Olmi e il suo legame con la Romagna. Nella nota della città clementina si legge che nella scuola “Ipotesi cinema” «si è formato tra gli altri il regista Maurizio Zaccaro, santarcangiolese di adozione. Olmi aveva più volte voluto Zaccaro al suo fianco come collaboratore, compreso il ruolo di aiuto regista per Torneranno i prati (2014)». Il regista era stato anche amico di Tonino Guerra, e lo aveva incontrato più volte a Santarcangelo e Pennabilli. Al poeta romagnolo aveva dedicato alcune pagine del suo libro “L’apocalisse è un lieto fine. Storie della mia vita e del nostro futuro” (2014) in cui raccontava l’ultimo incontro tra i due a Santarcangelo nel marzo 2012, in occasione del 92° compleanno del poeta.

Le ultime opere di Ermanno Olmi

Nel 2007, ritirando il Premio Fellini, Olmi aveva dichiarato che era suo desiderio dedicarsi solo ai documentari e che la sua pellicola appena uscita, Centochiodi, sarebbe stata la sua ultima opera narrativa. Invece diresse altri due film, Il villaggio di cartone nel 2011 e il drammatico e poetico Torneranno i prati (2014), che si svolge nelle trincee dell’altopiano di Asiago durante la prima guerra mondiale. Risale all’anno scorso il suo ultimo documentario, intitolato Vedete, sono uno di voi e dedicato al cardinale Carlo Maria Martini.

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