LA STORIA

Morelli, Salietti e Moreni, il lavoro nobilita l’arte

Anche le opere dei tre artisti tra quelle commissionate dall’imprenditore Verzocchi sul tema del lavoro, donate poi il 1 °maggio del 1961 al Comune di Forlì

di SERGIO SERMASI

30/04/2018 - 14:36

Morelli, Salietti e Moreni, il lavoro nobilita l’arte

Il 1° maggio del 1961 l’imprenditore Giuseppe Verzocchi dona al comune di Forlì la raccolta di quadri dedicati al lavoro da lui commissionati fra il 1949 e il 1950 a 72 artisti italiani, lasciando loro piena libertà d’interpretazione del tema. Le uniche condizioni che impone sono le dimensioni dell’opera (cm 90x70 o 70x90), un mattoncino refrattario con la sigla V&D, il prodotto-immagine dell’azienda “Verzocchi & De Romano” dipinto in calce e un autoritratto. Il tutto per 100.000 lire e la garanzia di una esposizione. Ben introdotto nell’ambiente artistico per le sue precedenti iniziative che associano arte e pubblicità, l’industriale forlivese in un paio d’anni ottiene la partecipazione di pittori figurativi già affermati fra i quali Campigli, Carrà, Capogrossi, Casorati, De Chirico, Depero, De Pisis, Funi, Guttuso, Mafai, Rosai, e Sironi, ai quali si aggiungono Enzo Morelli (Bagnacavallo 1896 – Bogliasco del Garda 1976) e Alberto Salietti (Ravenna 1892 – Chiavari 1961). Morelli, con una carriera di illustratore e decoratore a Milano e Assisi, una intensa attività espositiva dalle Biennali di Venezia alle Triennali milanesi, l’insegnamento all’Accademia di Brera, realizza La strada nuova che commenta: «Strade vincono le cime dei monti, attraversano pianure, congiungono città. Ho inteso rendere omaggio... a tutti coloro che con la loro millenaria fatica hanno tracciato le belle, utili strade che irrigano il mondo». Una carriera parallela è quella di Salietti che inizia anche lui a Milano come grafico e illustratore prima di unirsi al gruppo di “Novecento” ed esporre in Italia e all’estero. Per l’occasione dipinge La vendemmia, soggetto già sviluppato per la Triennale del ’33. «Con questo quadro ho voluto rappresentare il lavoro in una sua espressione di virgiliana pace e fecondità» è la sua nota che accompagna un’animata vendemmia di ambientazione toscana. Anche gli artisti non figurativi che andranno a costituire nel 1952 il “Gruppo degli Otto”, Afro, Birolli, Corpora, Morlotti, Santomaso, Turcato, Vedova e Mattia Moreni (Pavia 1920 – Brisighella 1999), sono coinvolti nell’operazione di Verzocchi. Moreni abituato a trascorrere le estati a San Giacomo in Romagna, nel ’66 si trasferirà definitivamente alle Calbane Vecchie, il podere vicino a Brisighella. In quegli anni è ad Antibes dove pratica una pittura fatta di colore e solide geometrie vicina al post cubismo. «Il lavoro che io penso è il lavoro delle macchine, il lavoro nelle industrie», scrive a proposito de La fucina dove «bagliori di saldatori… di ferro e acciaio appena fuso… azzurro iridescente… senso di fornace… tutto rosso fuoco… e, poi, il rumore. Almeno questo io ho voluto fare: poi il quadro ha il suo linguaggio forse più preciso…». Una collezione straordinaria quella di Verzocchi, esposta in permanenza a Palazzo Romagnoli, la sede unificata delle Collezioni del Novecento, a Forlì.

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