PIERO MELDINI

«Grazie alle biblioteche oggi vado su Internet più veloce dei ragazzini»

L’ex direttore della Gambalunga di Rimini protagonista del primo incontro per celebrare i 400 anni dell’istituzione

di SALVATORE BARBIERI

20/04/2018 - 11:47

«Grazie alle biblioteche oggi vado su Internet più veloce dei ragazzini»

RIMINI. La sola parola potrebbe spaventare molti: biblioteca. Eppure, 400 anni fa, quello che oggi appare ai più come un luogo vetusto e severo, era il parco giochi preferito da un nobile riminese che si divertiva ad acquistare volumi su volumi e non aspettava altro che arrivasse il “pacco” con le ultime novità, un po’ come oggi facciamo per i nostri acquisti su Amazon et similia.

Una bella storia quella della Biblioteca Gambalunga, che l’anno prossimo festeggia i suoi primi 400 anni di vita (è nata nel 1619) con una rassegna di incontri con studiosi, a ingresso libero e gratuito, dal titolo Voci dai fondi. La biblioteca raccontata: si svolgerà dal 20 aprile all’8 giugno e viene inaugurata appunto oggi alle 18 da colui che è stato per quasi 27 anni il direttore della Gambalunga, Piero Meldini, anche lui, a suo modo, una neanche tanto piccola “istituzione” del mondo della cultura riminese.

Meldini, che da direttore ha ordinato, catalogato e studiato vari fondi della stessa, perlopiù manoscritti, parlerà dei rapporti fra questa sua attività e quella successiva di scrittore. Autore di cinque romanzi, Meldini ha attinto al ricco patrimonio della Gambalunga per ricreare le atmosfere della Rimini di età diverse: dalla fine del Seicento alla Restaurazione, fino alla stagione dei bagni e del Kursaal.

Ne abbiamo parlato con il professor Meldini: intervistare lui è un po’ come intervistare la stessa Gambalunga.

Professore, ha ancora un senso la biblioteca oggi in epoca di Internet e Wikipedia?

«Penso che Wikipedia e Internet nascano proprio dalla biblioteca, sono grandi biblioteche in cui occorre saper fare le ricerche. E chi, come me, è abituato a farle nelle biblioteche classiche, ha molta più facilità. Credo di riuscire a “dare la paga” a qualsiasi ragazzino smanettone di Internet, nelle ricerche culturali! Wikipedia poi è basata su libri, su referenze bibliografiche, sono quindi due mondi che si intersecano. Io ho utilizzato il computer tra i primi, quando ancora pochissimi lo avevano. E il modello di Internet è la Biblioteca di Babele a cui pensava Borges: gran parte è ciarpame, cosa che succede di meno nelle classiche. Ma c’è anche materiale selezionato. Allora, o noi ci dirigiamo verso un mondo dove non esistono più le competenze ma solo le infarinature, o perseguiamo l’unico modo sempre valido di acculturarci, cioè attraverso lo studio, prescindendo dal metodo, cartaceo o digitale».

Probabilmente nessuno conosce la Gambalunga come lei. Che storie cela?

«È noto che nasce come raccolta privata. Alessandro Gambalunga l’aveva voluta per sé, nel suo palazzo, in una zona di case nobiliari. Lui era nobile sì, ma di recente acquisizione, quindi snobbato da quelli più antichi: era figlio di un mercante e nipote di un capomastro. Voleva quindi crearsi un’immagine, facendo però quello che gli altri nobili non facevano: un po’ come i ricchi di oggi... Ne conosciamo poche di biblioteche private che risalgono al 1600. Lui collezionava libri con il preciso intento di creare una biblioteca. Acquistava i libri a Venezia e se li faceva consegnare via mare. Selezionava classici, testi scientifici, in modo che non servissero solo a lui. Quando morì, senza eredi, lasciò biblioteca, palazzo e un cospicuo lascito in denaro alla città. Lascito che, pensate, è servito per pagare i bibliotecari della Gambalunga fino a tutto il 1800! Era un illuminato ante litteram, ed è certamente un benemerito di Rimini».

Le istituzioni e in particolare, nel nostro caso, il Comune di Rimini, fanno abbastanza per valorizzare questi luoghi? Lei che cosa proporrebbe?

«Credo che il Comune di Rimini negli ultimi anni abbia fatto parecchio, con grande attenzione verso i luoghi, molto più che in passato. In generale invece in Italia c’è un grado di attenzione molto basso verso questa attività. Purtroppo vige l’idea che se la gente non vuole leggere, non leggerà. Ma così si rischia una fuga in avanti del tipo: se non leggono, non gli do più libri. In Paesi avanzati come gli Stati Uniti invece, c’è una ripresa del libro e delle biblioteche, con forti investimenti, e così anche in Francia. Il problema dell’Italia è che abbiamo troppo patrimonio, troppe opere d’arte, è più facile conservare un patrimonio più piccolo. Per esempio, gli Archivi dello Stato sono assai trascurati».

Dopo averla lasciata come direttore, lei continua a frequentare la Gambalunga? Come e cosa le ispira?

«Mi ispira per i miei libri di saggistica e i romanzi. Soprattutto per chi come me ha scritto romanzi ambientati nel passato, documentarsi è fondamentale per non incorrere in anacronismi. Le cattive maestre di tante anni fa ci chiedevano: “Parlaci della fame nel mondo con parole tue”..., creando dei mostri capaci di replicare solo quello che orecchiavano alla tv. L’idea che lo scrittore si chiuda nella propria camera e scriva invasato dalla sua ispirazione è molto romantica. In realtà oggi i grandi scrittori, specie gli americani, sono aziende con decine di persone che lavorano per loro. Ma anche in passato i migliori lavoravano così: Manzoni si documentò molto bene sul Seicento per scrivere I promessi sposi; Tolstoj scrisse Guerra e pace non prima di aver studiato a fondo l’invasione russa da parte di Napoleone».

Che futuro ha il libro su carta?

«Sicuramente ne ha uno, perché l’oggetto è da affezione, e lo dico io che non sono certo un feticista né un bibliofilo, poiché mi interessa solo il contenuto. Il problema è un altro: c’è una larga parte di ciò che è stato pubblicato dalla metà dell’Ottocento ai giorni nostri che non sopravviverà all’usura del tempo in quanto stampato su carta di bassissima qualità. Negli Usa stanno ristampando molti libri su carta migliore. Ma la vera salvezza di tante opere verrà dalla digitalizzazione».

Come si fa a invogliare i giovani a frequentare le biblioteche?

«I ragazzi le usano solo per il periodo scolastico, per gli studi, e le utilizzano più che altro come spazio. Ma si possono fare molte cose: innanzitutto la scuola dovrebbe spingere alla lettura; e poi le biblioteche devono promuoversi a partire dai bambini già prima dell’età scolare, poiché sono potenziali grandi lettori, avidi, appassionati. Purtroppo molti genitori li scoraggiano, comprano loro il cellulare che assorbe tutta la loro attenzione e addio lettura!».

Gli incontri proseguiranno venerdì 4 maggio con Stefano De Carolis, medico e storico della medicina; il 18 maggio con Alessandro Sistri, studioso di antropologia culturale; il 25 maggio con lo storico Angelo Turchini; l’1 giugno con Marinella De Luca, docente di latino e greco; e infine l’8 giugno con la storica Elisa Tosi Brandi. Info: 0541 704486

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