PITTORI DI ROMAGNA

La vita breve di Achille Lega un protagonista del ’900

Partecipò attivamente alla vita artistica fiorentina frequentando il Caffè delle Giubbe Rosse: visse intensamente il futurismo dal ’16 al 1919

di SERGIO SERMASI

16/04/2018 - 10:42

La vita breve di Achille Lega un protagonista del ’900

UN'OPERA DI ACHILLE LEGA

CESENA. La mostra d’arte del Sindacato provinciale belle arti del 1935, nella Biblioteca Malatestiana di Cesena, commemora la scomparsa di Achille Lega (Brisighella 1899 – Firenze 1934). In quella occasione Ardengo Soffici riporta parte della lettera scritta all’artista nel 1922 per la sua prima personale alla libreria Gonnelli di Firenze: «C’è nella sua pittura un primo grado di maturità, il quale... vale in sé e per sé come un risultato prezioso. I suoi paesi e le sue figure dimostrano facoltà apprezzabilissime, poetiche, costruttive e tecniche. Dimostrano soprattutto sincerità di sentimento davanti alla natura e capacità di tradurne con puri mezzi l’incanto. Lei sa che questo è per me il pregio massimo della pittura».

In occasione della mostra postuma di Lega a Milano nel 1934 aggiunge: «La pittura del Lega s’è fatta sempre più vigorosa: il suo disegno più franco, più serrato, più solido, la sua materia pittorica più generosa e ardente», dolendosi della prematura morte, perché «l’arte fu privata a un tratto di uno dei suoi giovani cultori più appassionati, candidi, umilmente perseveranti nell’indagine , capirne i segreti, e dal cui ingegno era naturale aspettarsi ancora molti frutti belli e duraturi».

Da Brisighella, Lega si trasferisce con i genitori a Firenze giovanissimo. Qui frequenta lo studio di Ludovico Tommasi e nel 1914, lasciata la scuola, si iscrive all’Accademia di belle arti e alla Scuola libera di incisione, per abbandonare entrambe dopo due anni e procedere da solo. Le prime prove sono incisioni, principalmente acqueforti, solo più tardi xilografie. Partecipa attivamente alla vita artistica fiorentina che ruota attorno alla rivista “Lacerba”, frequentando il Caffè delle Giubbe Rosse dove incontra Ardengo Soffici e Ottone Rosai che ne influenzeranno lo stile e le scelte tematiche. Vive intensamente il futurismo dal ’16 al 1919, l’anno della Grande Esposizione nazionale futurista curata dallo stesso Marinetti alla Galleria Centrale di Milano. Un futurismo, quello di Lega come quello di Soffici, dove il “movimento” non è mai disgiunto completamente dalla realtà, mantenendo una matrice figurativa ben definita.

Nel 1926 ritorna all’ordine nell’ambito del gruppo “Novecento” nato a Milano nel 1922, promosso da Anselmo Bucci, Achille Funi, Leonardo Dudreville, Gian Emilio Malerba, Piero Marussig, Ubaldo Oppi e Mario Sironi. Con loro espone alla Permanente nel ’26 e nel ’29, nel 1928 e nel ’30 è alla Biennale di Venezia che gli dedicherà due mostre postume nel 1934 e nel ’48.

Brisighella dal 1965 gli dedica l’annuale premio “Trebbo di pittura contemporanea” e lo commemora nel 2014 con la mostra dal titolo perfettamente centrato: “Un protagonista del Novecento”.

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