TEATRO

“Otello”, un maschio prevaricatore del ’600

Elio De Capitani e Lisa Ferlazzi Natoli della compagnia dell’Elfo, in scena da stasera a domenica all’Alighieri

13/04/2018 - 12:05

“Otello”

Elio De Capitani

RAVENNA. Oggi, domani (ore 21) e domenica (ore 15.30 e 21) sul palcoscenico del teatro Alighieri l’“Otello” del Teatro dell’Elfo diretto da Elio De Capitani e Lisa Ferlazzo Natoli, un adattamento che mette in risalto l’attualità del capolavoro shakespeariano.

Affrontare l’“Otello” – e Otello stesso – per tornare al cuore del meccanismo drammatico e delle parole: questa la premessa sottesa al lavoro su Shakespeare di Elio De Capitani, un lavoro registico iniziato con il “Sogno di una notte di mezza estate” e proseguito con “Amleto” e “Il mercante di Venezia” e che per questo spettacolo è stato totalmente condiviso con Lisa Ferlazzo Natoli. Il testo, perturbante come un racconto di suspense, diventa una tragedia della gelosia, dei rapporti culturali, del dubbio e della potenza manipolatoria delle parole.

Una lettura che si fonda sulla nuova traduzione di Ferdinando Bruni, sensibile alla bellezza dell’endecasillabo, ma libera da ogni inclinazione letteraria e tanto attenta all’alternanza di lingua alta e bassa da avvicinarsi alla viva fluidità del parlato.

Rappresentata per la prima volta nel 1604, la tragedia “Otello” ruota attorno alla gelosia del Moro, fiero condottiero militare della Repubblica di Venezia, per l’amata Desdemona, che, a causa delle insinuazioni di Jago, viene sospettata di avere una relazione con Cassio. La vicenda, che Shakespeare trae da una novella di Giovan Battista Giraldi Cinzio, si concentra sui tormenti interiori e sui processi psicologici di Otello, che sfociano in fraintendimenti e incomprensioni con Desdemona, che preludono all’omicidio-suicidio finale. Otello, la parte buia del maschio, portato agli estremi, è così diventato un archetipo della passione amorosa che, sviata dalla gelosia, conduce all’autodistruzione e al dramma del femminicidio.

«Mettere in scena “Otello” oggi – affermano De Capitani e Ferlazzo Natoli – è un modo per fare i conti con la singolare attrazione che la vicenda del Moro esercita in tutti noi, come un congegno misterioso messo lì per “innescare” una risposta emotiva sui presupposti ideologici e i fantasmi dell’inconscio collettivo con cui una società costruisce i propri parametri proiettando “fuori di sé”, sullo straniero, tutto ciò che ha di inconfessabile: moralismo puritano, voyerismo sessuale e sessuofobia, per dare fondamento e giustificazione alla propria xenofobia, alla misoginia e alle tante forme d’intolleranza sociale e privata di cui si compone».

Sabato 14 alle ore 18 nella sala Corelli, l’incontro con la compagnia. Biglietti da 7 a 24 euro.

Info: 0544 36239

Corriere Romagna (©) - 2018 P.Iva 00357860402
logo w3c