TEATRO

Da Luca Ronconi a Friedrich Schiller. «Il mio Romeo diventa un... Otello»

L'attore romagnolo tra i protagonisti di "Intrigo e amore" del drammaturgo tedesco in scena da oggi a domenica al Bonci di Cesena

di CLAUDIA ROCCHI

15/03/2018 - 11:39

Da Luca Ronconi a Friedrich Schiller. «Il mio Romeo diventa un... Otello»

CESENA. Al teatro Bonci di Cesena da stasera alle 21 a domenica 18 marzo (15.30) ci si immerge in una drammaturgia che fa “spumeggiare” sentimenti nobili contro imbrogli feroci e convenzioni sociali rigide, capace di rapire, coi dialoghi, chi sta a guardare. È l’humus di “Intrigo e amore” dramma borghese preromantico del tedesco Friedrich Schiller (1759-1805), scritto a 24 anni. Lo porta in scena il Teatro Stabile di Genova, undici attori diretti dall’esperto Marco Sciaccaluga.

La storia racconta della giovane borghese Luisa che, figlia di un maestro di musica, si innamora di Ferdinand figlio di un nobile presidente. Il padre del ragazzo rifiuta l’idea che suo figlio possa sposare una piccola borghese e ordina al suo segretario Wurme una perfida macchinazione affinché i due si lascino. Ferdinand verrà fatto ingelosire da una falsa lettera di Luise, costretta al ricatto. Alla fine ucciderà Luise e se stesso.

Ferdinand è Simone Toni, romagnolo di Forlimpopoli, classe 1980. Formazione alla scuola del Piccolo di Milano con la guida di Luca Ronconi, è attore eclettico; ora scritturato da compagnie di giro nazionali e diretto da maestri come Ronconi, Lavia, Sciaccaluga, è dedito pure a un teatro contemporaneo di nuova drammaturgia con la sua compagnia “Gli incauti”. È stato interprete per Romeo Castellucci in “Giulio Cesare” e “Orestiadi”, cura pure regie, presto volerà in Cile. Si dedica anche all’attività formativa, Franco Mescolini lo individuò per portare avanti l’eredità della Bottega del teatro.

Toni, per la sua attività riceverà sabato al Bonci il Premio per la creatività artistica 2018, dal 20° Festival di Teatro scolastico “Elisabetta Turroni”.

Come si trova dentro a una storia a noi così lontana?

«È una prova faticosa ma di grande stimolo. Mi sottopone a un deciso cambio di registro; nella prima parte sono un innamorato in stile “Romeo e Giulietta”; nella seconda divento una sorta di geloso “Otello” spinto da intrighi di palazzo che mi trascinano alla morte».

Come reagisce il pubblico davanti a questo “feuilleton” preromantico?

«Ne esce soddisfatto, non è più abituato a tanti attori di alto livello; è uno spettacolo senza trucchi, tutto incentrato sulla recitazione. La sua forza sta nel non semplificare la complessità. Sento che la gente ha bisogno di ritrovare le parole giuste per esprimere i sentimenti, non si può continuare a svilire il linguaggio. Qui c’è tanta roba, forse troppa, ma è un troppo che rivela cose che il pubblico contemporaneo ha perso».

Dove sta l’attualità di Schiller?

«Credo possa ritrovarsi nel disagio giovanile. Il monito che pervade il dramma esorta a non costringere i giovani dentro schemi, i loro impeti possono portare all’autodistruzione».

Lei oscilla tra una proposta autorale contemporanea con i suoi “Incauti” a scritture anche classiche con compagnie nazionali. Quale teatro per il pubblico di oggi e domani?

«Penso si tornerà alla necessità di testi scritti bene; credo in un teatro in cui scrittura scenica, parole, movimenti, scenografia, abbiano eguale rilievo; questo è contemporaneo! È un luogo più vasto della cosiddetta ricerca. L’Europa sta tornando al teatro greco, a grandi storie, al teatro d’autore. La “sorpresa” è che si vuole che il pubblico capisca, non che stia in un limbo in cui non si sente adatto a giudicare.

Ma la ricerca non è linfa necessaria a rinnovare il teatro?

«Bisogna distinguere, non si può continuare a dare credito alla “fuffa”. Bisogna accettare che siamo entrati nell’epoca del teatro post performativo, e tornare a occuparsi di un teatro che parli contemporaneo in vari modi, ma senza relegarlo nei generi».

Cosa porta con sé del suo maestro Luca Ronconi?

«Negli otto anni con lui mi ha abituato a passare dal “Candelaio” di Giordano Bruno a “Infinities” di John D. Barrow; ci ha insegnato che il teatro è un contenitore meraviglioso in cui ci deve stare di tutto. Se uno lo sa fare può fare qualsiasi cosa, chi non è in grado finisce con il seguire le mode; ma queste alle volte condizionano al punto da diventare genere, cosa pericolosa».

Sabato alle 17.30 la compagnia incontra il pubblico, Simone Toni viene premiato.

Info: 0547 355959

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