EMANUELA GRIMALDA

Se Seneca salva le donne "difettose"

Il senso di inadeguatezza delle donne oggi e domani al Dragoni di Meldola nello spettacolo diretto da Sinigaglia

di MARIA TERESA INDELLICATI

20/02/2018 - 11:00

Se Seneca salva le donne "difettose"

MELDOLA. Che bel titolo, “Le difettose”! Così, poi, al femminile, proprio non lascia dubbi… “Le difettose” che Emanuela Grimalda ha tratto dall’omonimo romanzo di Eleonora Mazzoni, autrice anche del testo teatrale, va in scena oggi e domani (ore 21) al teatro Dragoni di Meldola, con la regia di Serena Sinigaglia.

«È un monologo per sette personaggi e un’attrice – commenta Emanuela Grimalda –, che incarnano alcune delle tante facce del nostro tempo seguendo il filo della storia di Carla, ricercatrice universitaria quarantenne, anche lei una delle tante “difettose”. Il “difetto” in un mondo plastificato può avere anche una connotazione positiva, ma il titolo vuole identificare il senso di inadeguatezza di tante donne e nello specifico di quelle che non possono avere figli e inoltre risentono di una pressione sociale sull’argomento che, pur con le lotte femministe, si fa ancora sentire».

E Carla ricorrerà alla fecondazione assistita…

«Sì, ma quello che soprattutto ci preme fare emergere nello spettacolo è una riflessione sul tempo, su come la nostra attitudine a spostare continuamente avanti tante mete per aspettare il lavoro sicuro, l’uomo della propria vita… crei una sorta di buco nero, che per Carla diventa un’ossessione. “Le difettose” tocca quindi molti temi: il desiderio, la speranza, la scienza, che ha aperto tante praterie dove ci si incontra e ci si scontra, e il tempo, appunto».

Nello spettacolo compare anche un interlocutore come Seneca.

«È nel “dialogo” con lui infatti che Carla riesce a pacificarsi, a ritrovare l’armonia fra il tempo “alto”, filosofico, e quello biologico: un doppio binario, perché il tempo della riproduzione è rimasto lo stesso, anche se la vita si è allungata e possiamo illuderci di essere (sembrare…?) più giovani di quello che siamo».

In scena solo voci femminili?

«No, c’è anche Marco, un personaggio che amo molto, perché da lui emergono un dolore, una solitudine molto maschili, e un senso del corpo, che è poi il senso della propria finitezza. È proprio l’aspirazione all’infinito, infatti, che spinge a volere un figlio, e appartiene a tutti, donne e uomini».

Non sono riflessioni rassicuranti…

«Non lo vogliono essere: spesso dimentichiamo i nostri limiti, e tendiamo a spostare in avanti le nostre aspettative, anche le più importanti, non pensando che i conti, invece… li devi fare alla vecchia maniera. Forse una volta il doppio binario dei tempi era meno divaricato, ma oggi c’è un tale corollario di aspettative intorno alle nostre vite, che alla fine si arriva a una stretta e i giochi sono fatti. Seneca assolve così al ruolo di un suggeritore interiore, che placa l’insoddisfazione di Carla, la sua incapacità di accontentarsi, la difficoltà di essere mamma a quarant’anni, e le fa trovare la pace della decisione». .

Info: 0543 490089. Biglietti: € 19-8

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