L'INTERVISTA

«Mi sento parte degli ultimi ed escluso anche da me stesso»

Un "Ballo delle incertezze" per chi si sente incompreso: il vincitore di Sanremo giovani a Savignano

«Mi sento parte degli ultimi ed escluso anche da me stesso»

SAVIGNANO. Con il suo “Ballo delle incertezze” si è conquistato la certezza della vittoria sul palco di Sanremo giovani. E il cuore di moltissimi fan, che potranno incontrarlo di persona. Ultimo, al secolo Niccolò Moriconi (1996), trionfatore del festival nella sezione Nuove proposte, sarà infatti al Romagna shopping valley di Savignano sul Rubicone oggi dalle 17.30 per incontrare il suo pubblico e firmare le copie del nuovo album “Peter Pan”.

Un appuntamento già in calendario da giorni ora reso ancora più bello per tutti coloro che vorranno incontrare di persona il proprio beniamino.

Il cantautore romano ha iniziato a studiare musica al conservatorio di Santa Cecilia a Roma all’età di 8 anni e da quel momento non ha mai abbandonato la passione per la musica. Ha scritto le sue prime canzoni a 14 anni, elaborando con il tempo un suo stile che combina cantautorato italiano e hip hop. A maggio del 2017 ha aperto il concerto di Fabrizio Moro al Palalottomatica di Roma, mentre a settembre si è esibito al Macro (Museo di arte contemporanea di Roma) nel corso dell’Honiro label party.

Ha debuttato con il suo album d’esordio dal titolo “Pianeti” dal quale è tratto il singolo “Stasera”. Si è imposto al Festival di Sanremo con il brano “Il ballo delle incertezze”, singolo accompagnato da un video su un ragazzo impacciato alle prese con un ballo di fine anno. Sul palco sanremese, visibilmente emozionato, ha dedicato la vittoria al fratello che, come ha detto Ultimo, vincerà la sua battaglia.

Il giovane cantautore romano a maggio sarà in tour per la presentazione del nuovo disco. Lo abbiamo raggiunto telefonicamente per chiedergli qualcosa di più sulla sua avventura sanremese.

Ultimo, si aspettava la vittoria?

«Non me la aspettavo, ma sicuramente ci speravo».

Come è arrivato fino a qui?

«Dopo anni e anni di studio di pianoforte e dopo tanti sacrifici».

Il primo pensiero dopo la proclamazione?

«È stato bello, so che è una risposta scontata, ma per me è stato così. Il primo pensiero è andato alla famiglia, agli amici a tutti quelli che mi hanno supportato. La prima telefonata l’ho fatta a mia mamma per condividere con lei quel momento».

Ha dedicato la vittoria a suo fratello: le è sempre stata di supporto la famiglia nel suo percorso artistico?

«Sì, sempre, anche se poi ci devi credere tu per primo in quello che fai, se non ci credi tu non serve a nulla. Le persone intorno semmai ti aiutano a stare sempre con i piedi per terra a non spostare l’obiettivo troppo in alto. Anche se poi quando lo raggiungi quell’obiettivo, non lo vedi più così infattibile. Sanremo per me era difficilmente raggiungibile, ma ci speravo. Del resto chi fa musica deve credere in quello che fa».

Come è cambiata la sua vita da qualche giorno a questa parte?

«È cambiata solo per gli impegni, che sono di più rispetto a prima, ma dentro sono sempre lo stesso. Un successo seppur importante come quello di Sanremo fra le nuove proposte, non deve cambiare il senso della musica. Cambiano forse le cose da fare. E anzi adesso l’incertezza è ancora più forte. Raggiungere un traguardo di questo tipo è bellissimo, ma poi devi esserne anche all’altezza».

Il 9 febbraio è uscito il suo album “Peter Pan”, il mood del disco è lo stesso del suo brano sanremese?

«Il disco è differente dal singolo, è più cantautorale».

Però ha scelto “Il ballo delle incertezze” come brano per concorrere alla gara...

«Volevo qualcosa di diverso che colpisse di più in quei pochi minuti di esibizione. È un brano che parla di emarginazione, dedicato a chi come me non si sente compreso, non necessariamente da altri, ma anche da se stesso. A tutti quelli che ballano incertezze più che certezze e si sentono sempre insicuri».

Con quale tipo di musica è cresciuto?

«Più che altro con il cantautorato. E l’hip hop. Ho ascoltato molto Vasco Rossi, ma anche tutto il cantautorato romano».

Perché ha scelto Ultimo come nome d’arte?

«Volevo che fosse un manifesto più che un nome, che si capisse da subito il senso delle mie canzoni, a chi si rivolgono. Io mi sento parte degli ultimi, non tanto da un punto di vista sociale, ma piuttosto mi sento un escluso da me stesso. Proprio come racconto nel brano».

Come nascono le sue canzoni?

«Metto insieme testo e musica, al pianoforte. Cerco di raccontare quello che ho dentro».

Sanremo è un punto di partenza o di arrivo?

«Un po’ tutte e due le cose. Da una parte è un grandissimo traguardo. Dall’altra, data anche la mia età anagrafica, non posso considerarlo solo come un punto di arrivo. Anzi come dicevo prima, un pubblico più numeroso e la risonanza di questo festival mi spingono a mettercela tutta, a dare ancora di più, per essere all’altezza di quello che farò da qui in poi».

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