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ALESSANDRO BENVENUTI

«Il mio "Avaro" sanguigno e moderno tra banche e finanza»

Al Comunale di Cervia in scena lo spettacolo di Molière adattato e diretto da Ugo Chiti

di CLAUDIA ROCCHI

13/02/2018 - 21:33

«Il mio "Avaro" sanguigno e moderno tra banche e finanza»

CESENA. Va in scena il 13 e 14 febbraio alle 21 al teatro Comunale di Cervia, “L’avaro” di Molière adattato e diretto da Ugo Chiti. Nove sono gli interpreti a cominciare da Alessandro Benvenuti tirchio Arpagone che affronta il denaro con spirito di moderna speculazione. Oggi alle 18 la nutrita compagnia incontra il pubblico in un atteso momento. Per questo uomo di teatro a tutto tondo che è Benvenuti: attore, regista, autore, continua un intenso periodo. La sua regia di “Artusi, bollito d’amore” che ha debuttato a ottobre al Petrella di Longiano con Vito e Maria Pia Timo, sta convincendo, altrettanto quelle delle commedie “Sabbie mobili” e “Odio Amleto”. A Cervia torna invece da attore scritturato.

Dica Benvenuti, dopo tanto teatro autorale fare “L’Avaro” era in cima ai suoi desideri?

«Sinceramente non aveva alcun appeal! In origine non era un gran testo ora lo è diventato; è una operazione su un classico che piace al pubblico. Nel mio caso la scelta è stata anche quella di tornare a casa. Mi produce “Arca azzurra”, compagnia che ha come primo drammaturgo Ugo Chiti; molti anni fa interpretai il suo bellissimo spettacolo “Nero Cardinale” (testo vincitore del Premio Riccione Ater 1987); ora mi ha proposto di fare il protagonista, e siccome è casa mia volentieri ho accettato».

“L’Avaro” è da sempre un banco di prova per un attore ma è anche un testo ruffiano; cosa aggiunge di nuovo questa edizione?

«Personalmente credo di avere dato un carattere al personaggio di forza, energia, ritmo, modernità, e la compagnia segue la stessa logica. È un avaro diverso, più sanguigno, che asseconda la velocità che hanno i soldi oggi, diversamente dal rapporto che si aveva in passato con il denaro; oggi milioni e milioni passano dall’una all’altra banca del mondo alla velocità di un lampo».

Il tema del denaro sta al centro della commedia?

«L’adattamento che ha innervato il testo risente della velocità che hanno investimento e finanza. La struttura narrativa di Chiti lo ha migliorato, sono stati aggiunti un prologo e un epilogo, quest’ultimo aggiunge un finale nobile a un testo bruttarello in origine. Ecco perché viene apprezzato, pur essendo il nostro spettacolo secco, asciutto, ritmico, privo di trombonismi. Il pubblico ne esce sorpreso senza sentirsi tradito».

Dove sta l’attualità del suo Arpagone?

«Nel fatto che la sua rabbia e il dolore che ne consegue non è più dettata dal concetto dell’accumulo di “Luigi d’oro” nella cassetta nascosta; la sua più grande rabbia è che il figlio Cleante non capisce la bellezza di investire, di fare fruttare la ricchezza. I tempi sono questi, oggi vale più la finanza, il denaro virtuale più di quello reale».

Oltre a fare l’attore lei è conosciuto come autore.

«La mia vera passione è scrivere, il mio cuore batte forte per le cose che scrivo, mi danno grandi soddisfazioni. L’ultimo mio figlio è il thriller “Chi è di scena” che fa pure ridere, tra colpi di scena come scatole cinesi. È una vera libidine».

Quali suoi nuovi lavori?

«Ho appena ultimato “Certi di esistere” spero di poter formare una compagnia per rappresentarlo. Intanto continuo a girare con miei cavalli di battaglia, come “Benvenuti in casa Gori” al suo trentesimo anno; mai nella vita avrei pensato che un mio spettacolo sarebbe durato trent’anni. E poi giro con “Un comico fatto di sangue” e con “L’atletico ghiacciaia” che sto portando in tournée dal 2001, qualcosa significherà. Queste sono le mie vere grandi gioie, è il mio teatro dove ci metto l’anima».

Che dire invece della serie televisiva “I delitti del BarLume”?

«Sono felice di partecipare a questa avventura ; a parte il mare, l’Isola d’Elba della mia terra Toscana, la considero un gioco più che un lavoro, è un piacere. Fra l’altro le ultime riprese mi hanno permesso di conoscere Stefano Fresi, con lui è nata una bella amicizia che mi sta spingendo a un progetto insieme».

Di cosa si tratta?

«Per l’anno prossimo stiamo progettando un testo ispirato a “Don Chisciotte”. Allo stesso modo il mio “Chi è di scena” è nato dopo aver conosciuto sul set del BarLume Paolo Cioni di cui mi sono umanamente e artisticamente innamorato, fino a dedicargli un mio spettacolo. Questi “Delitti” sono una fonte di vita. Credo che almeno per altre due stagioni la serie proseguirà».

Info: 0544 975166

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