RICCIONE

«Il cinema? Mi fa capire il mondo e me stesso»

Andrea Pallaoro presenta "Hannah", il film che vede protagonista Charlotte Rampling

di GIULIA FARNETI

12/02/2018 - 11:59

«Il cinema? Mi fa capire il mondo e me stesso»

Lunedì alle 21 al Cinepalace di Riccione il regista Andrea Pallaoro presenterà “Hannah”, il film che vede come protagonista una straordinaria Charlotte Rampling vincitrice della coppa Volpi alla 74ª Mostra del cinema di Venezia. Quella che viene raccontata è la storia di una donna che fa i conti con il proprio passato, una storia che parla della nostra contemporaneità e della difficoltà di mantenere un legame con il mondo. Rampling veste i panni di Hannah, la cui vita è cambiata radicalmente dalla mattina in cui ha dovuto accompagnare il marito in carcere, colpevole di un crimine così imperdonabile da essere indicibile. Ne abbiamo parlato con il regista.

Pallaoro, per quali motivi ha deciso di fare questo film?

«Posso dire che il mio interesse è sempre stato verso personaggi che sono spesso incompresi ed emarginati dalla società, personaggi che vivono un momento difficile con la propria identità, in cui fanno fatica a riconoscersi. Che cosa succede dopo una vita passata insieme? Questa domanda è stata il filo conduttore che ha accompagnato per tutto il film me e i miei collaboratori».

Porta sul grande schermo lo sgretolamento di una donna distrutta dal dolore impersonata da una grande attrice. Non c’è dunque possibilità di rinascita?

«Assolutamente sì. Il dolore ci permette di confrontarci costantemente con noi stessi e di crescere. Ci dà la possibilità di calarci maggiormente nei panni di chi sta soffrendo in quel momento».

Una donna e il suo dramma. Come viene vista questa figura femminile?

«Hannah è in un momento della sua esistenza molto difficile; è paralizzata da questa sua incapacità di accettare la realtà ed è soffocata dalle sue scelte e da questo senso di fedeltà nei confronti del marito. È una donna che non riesce a trovare sé stessa. Ho cercato di dare la possibilità allo spettatore di penetrare lo stato emotivo e psicologico del personaggio per potersi identificare in lei».

Per lei cosa rappresenta la donna?

«I personaggi femminili nella mia vita sono stati fondamentali per avere uno sguardo diverso sul mondo rispetto al mio. Credo sia proprio per questo che cerco di soffermarmi molto sulle donne nel mio cinema».

Perché ha scelto proprio Charlotte Rampling?

«La sceneggiatura la scrissi proprio per lei. Mi innamorai di lei la prima volta che la vidi sul grande schermo in un film di Visconti, ero ragazzino e già in quegli anni ero ben consapevole che avrei voluto fare cinema. Hannah ero cucita addosso a lei. Una volta ultimata la scrittura, gliela inviai e Charlotte mi rispose, con mia grande sorpresa, dopo soli tre giorni dicendo che voleva incontrarmi a Parigi. Quello fu l’inizio di un’amicizia e di una collaborazione per me importantissimi».

Hannah vive quasi una solitudine fisica ed emotiva. Perché? Cos’è per lei il dolore?

«È quel qualcosa che ci permette di cambiare avendo una finestra sul mondo. Questo processo faticoso provoca disorientamento e un riassestamento di noi stessi».

La protagonista del film vive un momento particolare della sua vita, un momento in cui non riesce a riconoscere se stessa e ad accettare la realtà. Oggi sono in molti a non riuscire a trovare la propria strada. È così per lei?

«Sì. Gli stimoli sono talmente vari, proprio come le disperazioni, che ritengo sia molto difficile per l’individuo ascoltarsi e scegliere un proprio percorso consapevolmente».

Cosa le piacerebbe arrivasse del film agli spettatori in sala?

«Non è un film che dice allo spettatore cosa pensare o cosa provare, anzi è una pellicola cinematografica che lo lascia libero di arrivare alle sue conclusioni e di riflettersi sul personaggio. Mi auguro che coloro che vedranno il film siano aperti a uno sguardo su un cinema che non è così convenzionale».

Cos’è per lei il cinema?

«È lo specchio di chi siamo come esseri umani. Io devo molto al cinema; la comprensione del mondo che ci circonda e di me stesso lo devo al grande schermo. Non sarei la persona che sono senza il cinema».

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